Comedians Award, comici in gara al Sociale. La lezione di Flavio Oreglio

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BUSTO ARSIZIO – Una competizione di comici, in cui i tre vincitori potranno proporre i loro pezzi aprendo per Flavio Oreglio, che suggellerà la giornata con “Discorso sul metodo dell’attor comico”, spettacolo e lectio magistralis sui meccanismi della risata. Succederà ai “Comedians Award”, che sabato 27 ottobre si terranno al Teatro Sociale di Busto Arsizio dalle 10. Il programma dell’evento è stato presentato mercoledì 26 settembre, al “Delia Cajelli”.

Selezioni e spettacoli ai Comedians Award

I “Comedians Award” sono un’esperienza innovativa che nasce grazie alla collaborazione di Educarte e Amici del Caffè Teatro (proseguirà a Capodanno con il doppio spettacolo femminile de “Le Scemette” e le Unio) insieme all’Accademia del Comico di Milano. Sotto la direzione artistica di Maurizio Castiglioni, i docenti dell’istituto Alessio Tagliento, Diego Cajelli e Angelo Pisani, sceglieranno e prepareranno gli attori più meritevoli e originali. Per iscriversi sarà necessario inviare una mail, avente per oggetto “Teatro Sociale Comedians Award”, entro e non oltre il 10 ottobre all’indirizzo info@teatrosociale.it . Alle selezioni, che avverranno dalle 10 alle 13, i candidati dovranno presentare un pezzo inedito di tre minuti. Seguiranno delle lezioni di comicità dalle 15 alle 19 e quindi, dalle 20, l’esibizione e premiazione. Si sta inoltre progettando di portare gli spettacoli dei vincitori al carcere di Busto Arsizio, iniziativa che attende l’autorizzazione del direttore.

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Flavio Oreglio, la scienza della risata

Flavio Oreglio, cabarettista a Zelig, musicista e attore con laurea in biologia, nel 2015 ha festeggiato i trent’anni di attività artistica, iniziata nei locali dei Navigli a Milano. Ha celebrato la ricorrenza con “Discorso sul metodo dell’attor comico”, performance sull’arte del sorriso e le sue implicazioni sociali, politiche, scientifiche e storiche. Il titolo, che unisce due grandi amori, scienza e cabaret, è un tributo sia a Cartesio (“Discorso sul metodo”) che a Petrolini (“Discorso dell’attor comico”). L’autore di “Il momento è catartico” ha approfondito alcuni di questi aspetti.

Conosci già Busto Arsizio? Hai qualche legame con la città?
«Sì, a Busto Arsizio sono venuto a registrare il mio spettacolo di “Catartico live” per il dvd con la Mondadori nel 2005. Poi ho tanti altri legami, per esempio collaboro con il disegnatore Tiziano Riverso che ha illustrato tutti i miei libri. E sono venuto diverse volte a presentare i miei libri, già quando lavoravamo al Caffè Teatro negli anni ‘90».

Che caratteristiche deve avere una persona perché tu capisca che hai di fronte un talento della comicità?
«Be’, un comico deve far ridere (ride). Come si diceva una volta: “Questi sono comici mica da ridere”, si usava per prendere in giro quelli che non funzionavano. Ma è una dote naturale, che uno deve sviluppare in modo indipendente. Può assimilare qualcosa ai corsi, ma poi è lui. C’è una predisposizione. E ognuno ha il suo modo. Poi la conoscenza delle tecniche ti può suggerire dei meccanismi che puoi utilizzare».

Tu svolgi da tanti anni un’attività di studio e ricerca sulla comicità. Vuoi raccontare qualcosa?
«Sì, sono vent’anni che me ne occupo, il risultato più importante, proprio di questi mesi, è stato l’insediamento dell’archivio storico “Musicomedians” a Peschiera Borromeo. Nelle ricerche ho cominciato dalle prime informazioni che avevo convogliando in appositi contenitori, come il festival che curavo in Brianza tra il 2007 e il 2010, tutti quelli che sono stati protagonisti della storia del cabaret, proprietari di locali e direttori artistici. Mi hanno dato ulteriori informazioni e poi io sono andato a rompere le scatole in giro, anche oggi, costantemente, perché mi fornissero materiali. E questi operatori storici sono diventati il comitato di garanti del mio lavoro. Tra i contributi ci sono stati quello di Enrico Intra che con il Derby ha inventato il cabaret in Italia, la famiglia Bongiovanni, Velia e Tinin Mantegazza, le fondazioni Gaber e Fo-Rame, Franco Nebbia. Anche artisti come i Gufi o Nanni Svampa. Li ho contattati tutti. Ho fatto un lavoro pazzesco di ricerca ma senza l’aiuto degli altri non avrei combinato niente».

Qual è il comico di adesso che ti fa più ridere, e quale del passato?
«Non c’è un prediletto, io amo una certa categoria di artisti: quelli che non cercano la risata a tutti i costi ma fanno ridere per raccontare. Gaber, Jannacci, Fo, i Gufi sono i miei riferimenti. Oggi ci sono artisti che a modo loro seguono questa strada, con spettacoli intelligenti, come Paolo Migone. O Ale e Franz che sono arguti e particolari, c’è una ricerca. Negli Anni Ottanta c’era questa tendenza che si è andata un po’ perdendo, di fare uno spettacolo che fosse divertente ma anche interessante e intelligente. C’era un’estetica che aveva un valore anche di sostanza».

Questo discorso si potrebbe applicare anche ad altri campi, ad esempio la musica.
«Per quanto riguarda la musica suono chitarra, pianoforte e i miei spettacoli sono anche musicali. Ho fatto otto album, ma la mia parte musicale non è molto conosciuta. Ho fatto ricerca con il ragtime, il blues. Il mio ultimo lavoro, disco e spettacolo, si chiama “Anima popolare”, un tentativo di usare la musica folk che c’è nell’Oltrepò Pavese. Precisamente la zona delle Quattro Province (Piacenza, Pavia, Alessandria e Genova) nella cui tradizione popolare usano dei pifferi particolari. In collaborazione con dei musicisti che la coltivano, gli Staffora Bluzer, abbiamo rivestito di queste sonorità la canzone d’autore di Milano».

Qual è, secondo te, lo spettacolo comico che si dovrebbe rivedere sempre?
«”Anche per oggi non si vola” di Gaber. Che non è uno spettacolo comico ma fa molto ridere, con dei contenuti straordinari. Così come “Mistero buffo” di Fo. Ma la parola comico dovrebbe essere abolita, perché c’è anche la satira, l’ironia, il sarcasmo, il buffo, il grottesco. Non esaurisce tutto il meccanismo del ridere».

 

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