Con Accam fallisce anche la politica

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Le teste di c… evocate lunedì sera in consiglio comunale a Busto Arsizio dal sindaco Emanuele Antonelli dovrebbero reagire all’offesa. L’insulto era rivolto ai sindaci, vecchi e nuovi, del consorzio Accam. Per estensione ai politici che, in questi ultimi decenni, hanno gestito gli impianti di incenerimento dei rifiuti di Borsano. Dubitiamo che qualcuno reagirà in maniera esplicita, quanto meno pubblica. Per un motivo semplice. Antonelli ha esagerato con quell’epiteto, inaccettabile nella forma, volgare e becera, fuori luogo dato il contesto istituzionale in cui è stato pronunciato, ma il primo cittadino ha ragione nella sostanza. L’Accam è un pasticcio, anzi, una colossale grana che è andata aggravandosi nel tempo per le indeterminatezze di chi avrebbe dovuto sostenerla, controllarla e guidarla. E invece s’è abbandonato alla politica politicante, badando ai propri orticelli, vieppiù elettorali, dimenticando che una simile struttura aveva bisogno di un approccio manageriale, non da galli nel pollaio, ora attenti alle pur legittime istanze degli ambientalisti, ora alle necessità finanziarie dei singoli Comuni aderenti al consorzio. Mai, a quanto ci risulta, con una visione generale univoca, che potesse approdare a un qualche risultato, in un senso o in un altro.
Che le cose siano andate così e, anzi, stiano andando così anche adesso lo conferma lo scollamento tra la Lega di Busto Arsizio e il sindaco, di cui dà conto in un articolo Andrea Della Bella. Un centrodestra che si riscopre diviso su una delle priorità amministrative del territorio, incapace di ritrovare una rotta persino all’interno degli stessi partiti dove si contrappongono le posizioni tra esponenti dello stesso gruppo.
Eppure, le finalità dei promotori del consorzio Accam (27 i Comuni aderenti) erano ben altre. Di concreta sinergia attorno allo smaltimento dei rifiuti, ma pure di collaborazione tra i centri del comprensorio. Un’esperienza molto interessante, l’unica sinora realizzata nel Basso Varesotto e nell’Alto Milanese, di operatività congiunta, che avrebbe dovuto generare altre collaborazioni sui più disparati temi dell’area di riferimento. Invece, il consorzio Accam sta acclarando l’incapacità della politica ad attuare un confronto magari aspro però produttivo. Fanno sempre e comunque premio le primogeniture, le appartenenze, le rendite di posizione e gli interessi elettorali. Su Accam è mancato e manca il coraggio di scelte anche impopolari, se necessario, che vadano al di là del piccolo cabotaggio di bottega. E se il coraggio manca su questa questione, figurarsi su altre ancora più complesse.
Non possediamo gli strumenti per indicare una via d’uscita, nemmeno tocca a noi indicarla. Ci preme però sottolineare che, oltre gli insulti e le velleità decisioniste, ci sono buone ragioni che giustificano il disagio di Antonelli; che è poi il disagio di tutti noi, spettatori impotenti di una rissa infinita che porta dritta dritta verso il fallimento di Accam. E della politica.

Accam politica fallimento – MALPENSA24