VARESE – Forza Italia riuscirà a mantenere 2 consiglieri? Il Partito Democratico ha i numeri per eleggere un consigliere in più e marcare ancora più stretto il presidente Marco Magrini che ha già dimostrato di essere sgamato nella politica dalle geometrie variabili? E ancora: la Lega conferma la truppa o lascerà nell’urna qualche consigliere?
Insomma sono tanti i temi politici delle elezioni provinciali. E molti dei quesiti troveranno risposta nella tarda serata di domani, domenica 28 settembre, quando verranno aperte aperte le urne e si faranno i conti. Di certo per qualche compagine, in modo particolare per Fratelli d’Italia, queste elezioni rappresentano l’anteprima della stagione dei congressi locali. Ma vediamo quali sono le sfide interne a ognuna delle quattro liste in campo.
Il Partito Democratico: caccia al 6°
Il Partito Democratico è e resterà il principale azionista dell’amministrazione provinciale. I 5 consiglieri che oggi sostengono la presidenza Marco Magrini potrebbero diventare 6. I voti ponderati per incrementare di un elemento il gruppo dem ci sono (sulla carta). Se tutti gli amministratori di riferimento rispondono presente e non disperdono consensi la crescita fissata è possibile. Ma attenzione. Questa lista nata con anima piddina e civica ai tempi della candidatura vincente di Gunnar Vincenzi (quando vennero eletti 7 consiglieri di centrosinistra) ha negli anni modificato le quote azionarie. Oggi, anche se Stefano Bellaria (sindaco di Somma e candidato) sostiene che “siamo tutti civici”, il bilancino dei candidati pesa dalla parte degli uomini di partito. Forse è venuto il momento di ribaltare i due termini che compongono il nome della lista. In casa PD c’è moderato (per scaramanzia) ottimismo sull’esito del voto di secondo livello: 4 dei cinque consiglieri uscenti (Valentina Verga, Michele Di Toro, Carmelo Lauricella, Alessandra Agostini) hanno ottimi possibilità di essere riconfermati. Le new entry? I political bookmakers dicono Stefano Bellaria e Fabio Passera. Possibile sorpresa il civico Fabiano Lorenzin sindaco di Venegono Superiore.
Il Centrone civico, ma non troppo
Delle liste in campo, La Provincia al centro è certamente la formazione che attira più curiosità. Riunisce sotto un unico tetto civico tutte le anime orfane di quel cendtro politico che più passano gli anni è più assomiglia ad Atlantide, ovvero quel florido regno la cui esistenza è ormai confusa tra mito e storia.
Un rassemblement che sulla carta, perché in fondo la politica sono anche numeri, ha voti ponderati per stupire e portare in consiglio un gruppo arcobaleno che possa rappresentare da Forza Italia a Italia Viva tutte le tonalità del civismo senza vessilli o con una bandiera politica un po’ sbiadita. Nella lista però non mancano contraddizioni e coesistenza che stridono. Una su tutte? C’è Forza Italia (con un buona truppa di esponenti) e c’è Irene Bellifemine, candidata sindaco a Malnate in una lista avversaria dei Berluscones.
E poi, accanto agli obiettivi di lista (fare almeno 4 consiglieri) ci sono quelli della parrocchia di appartenenza. Vediamoli: Forza Italia punta per lo meno alla riconferma di due consiglieri: Giacomo Iametti, uomo bandiera in questa competizione ed Enrico Vettori, un uscente che, dicono gli insider, sta facendo un po’ di fatica a trovare i voti dopo che è rimasto orfano di Pietro Zappamiglio passato con i Fratelli. Ma la concorrenza non si ferma qui: in campo c’è anche il forzista bustocco Orazio Tallarida che però ha bisogno di sostegno esterno per fare bingo.
Eupolis, il contenitore civico più avvezzo a muoversi con le regole del secondo livello, ha fatto una scelta secca: all in su Mattia Premazzi. Obiettivo minimo confermarlo in consiglio. Sogno recondito farlo arrivare come il più votato della lista. E prelazionare in questo modo una ticket per la futura candidatura a presidente della Provincia. Se così fosse significherebbe aver cicatrizzato la perdita di una gamba fondatrice, quel Marco Colombo, sindaco di Daverio migrato in Fratelli e non sostenuto alle Europee dagli Eupolis.
Tutta seguire la partita in quell’area che va da Italia Viva ad Azione a L’Italia c’è. Pierluigi Gilli confida nel fatto che i “kamikaze” saronnesi abbiamo placato i bollenti spiriti e lo sostengano a sufficienza, magari tappandosi il naso. L’elezione di Gilli è l’elisir di lunga vita della maggioranza Airoldi in Comune a Saronno. Ma tra le fila c’è chi spera di fare il colpo IV piazzando il giovane sindaco di Sangiano Matteo Marchesi. Azione permettendo, poiché l’ex piddino e cairatese Andrea Di Salvo, partito a fari spenti e come candidatura di servizio pare stia raccogliendo consensi trasversali. A sufficienza? Difficile pesarlo.
E senza dimenticare l’ex leghista scissionista Alberto Barcaro, che due anni fa prese una valanga di voti sotto le insegne del Carroccio e che ora si misura privo dello spadone dell’Alberto da Giussano (che tra l’altro non c’è più nemmeno nel simbolo della Lega ndr).
La Lega c’è ma non si fa sentire
A questo giro la Lega è come il Fight club: c’è, ma nessuno parla; si muove, ma non si fa vedere troppo. Anzi, i vertici tendono a ridimensionare il valore di questa elezione: «L’esito, qualunque esso sia, non avrà valore politico», questo il refrain. Motivo? A oggi il Carroccio è la forza politica che ha più da perdere. Perché? No solo deve contare i voti (due anni fa furono 23.057), ma deve anche verificare la fedeltà dei suoi amministratori dentro l’urna. Inoltre deve anche guardarsi dai cugini di Lombardia Ideale che mettono in campo Leslie Mulas, sindaco di Besano e che, dice l’eco delle Valli del Nord, pare abbia lavorato tanto sul territorio al punto di essere lui il favorito numero uno della lista.
Poi ci sono da confermare i 3 consiglieri leghisti se non nei nomi degli attuali per lo meno nei numeri. Chi rischia? Calderara e Pescatori i numeri fuori concorso (diciamo). Poi c’è Sergio Ghiringelli, volto noto, leghista di ferro e fedele nei secoli che però (a sua insaputa) è stato tirato dentro nel cinema scatenato dalla dichiarazione di voto di Matteo Bianchi, che opterà per il tradatese Giuseppe Speroni. Ad ogni modo con 4 eletti tutti contenti e mal di pancia sedati.
Basta Fratello unico
Il partito della Meloni vuol raddoppiare i consiglieri a Villa Recalcati. I conti dicono che manca una manciata di voti per eleggere il secondo Fratello. Il primo eletto dovrebbe essere il gallaratese Marco Colombo. Come secondo, tra i più accreditati c’è Silvio Maiocchi da Caronno che gode anche del sostegno di Pietro Zappamiglio e dell’area meloniania più prossima a Cl. A seguire tutti gli altri, perché dentro al partito si è giocata una caccia al voto pazzesca. Un tutti liberi a cercare preferenze, che ha indispettito e ha confermato che la struttura provinciale del partito va ancora costruita e consolidata. Vero è però che avere sul territorio segugi di preferenze potrebbe portare quelle gocce d’acqua che mancano per riempire il bicchiere. Ultima cosa: tra i Fratelli c’è Franco Compagnoni, una scommessa civica di Andrea Pellicini: sarà lui l’underdog del Varesotto a questo giro elettorale? Le quote non sono alte, ma tutto è possibile.
