Fagnano, botte e minacce alla ex: arrestato. Fine di 7 anni da incubo

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FAGNANO OLONA – Botte, minacce e atti persecutori nei confronti della ex e della famigliare che la stava ospitando: in manette trentenne di Fagnano Olona. L’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Busto su richiesta della procura della Repubblica ha accolto in toto gli esiti dell’indagine portata a termine dai carabinieri della stazione di Fagnano Olona.

Ubriaco e violento

Una vicenda complessa e di lungo corso che intreccia violenza e intolleranza. L’uomo era già stato sottoposto alla misura di divieto di avvicinamento alla vittima, misura che tuttavia ha più volte violato. La relazione tra il fagnanese e la compagna, una donna nordafricana di religione mussulmana, ha avuto inizio nel 2012. Il trentenne, a quanto pare, aveva problemi di abuso di alcol. La vittima, di fatto, si rifiutava di avere contatti con lui durante il Ramandan in particolare quando il fagnanese (e a quanto pare capitava spesso) si presentava ubriaco. Per giustificarsi il trentenne a quanto pare utilizzava la vecchia scusa del «Bevo per dimenticare» accusando l’allora compagna di avere una (inesistente) relazione con un altro uomo. La vittima, tra l’altro, ha una figlia piccola. E forse anche per questo, oltre naturalmente alla vita d’inferno che doveva affrontare ogni giorno, la donna ha detto basta. Nel luglio 2018 dopo quasi sei anni da incubo ha interrotto la relazione con il trentenne ed è andata a vivere da una parente.

Appartamento distrutto

Decisamente l’uomo non ha preso bene la decisione di troncare da parte della vittima. E lì sono iniziati i problemi. Le aggressioni da parte del trentenne sono state molteplici. Con tanto di minacce e lancio di oggetti, dalle suppellettili ai piatti sino agli attrezzi da lavoro, nei confronti della ex. Che in un’occasione è finita in ospedale perché colpita a una gamba da un pesante piatto in ceramica. Il tutto davanti alla figlia della donna. Che ha puntualmente denunciato il suo persecutore raggiunto dal primo provvedimento restrittivo ovvero il divieto di avvicinarsi alla vittima. Divieto del tutto ignorato. Il trentenne è andato avanti per sua strada perseguitando anche la famigliare che stava ospitando la vittima. Come un bambino cattivo si presentava sotto casa della donna, suonando il campanello a orari improbabili e danneggiando la cassetta della posta. In un’occasione, mentre le due donne non erano in casa, si è introdotto nell’appartamento dalla finestra del bagno distruggendo il televisore e cercando di rubare i documenti della ex e della figlia. I carabinieri hanno verificato rapidamente l’intera vicenda e, finalmente, per il trentenne sono scattate le manette.

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