Le Giöbie inquinano? Per Arpa le polveri sottili sono salite in tutta la Lombardia

busto giöbia 

BUSTO ARSIZIO – Giöbie e inquinamento atmosferico, la “pistola fumante” non c’è. Dopo i falò polveri sottili in aumento, è vero, ma come in tutta la Lombardia. Incluse Milano e Varese, dove non è in voga la tradizione di mandare alle fiamme i fantocci piazzati sopra le cataste di legno.

Gli indizi

L’emergenza inquinamento è stato uno dei motivi che ha causato lo stop di alcuni dei falò che tradizionalmente punteggiavano la città e il territorio attorno all’ultimo giovedì di gennaio. Il caso dell’Ite Tosi, con le polemiche che ne sono seguite, è quello più noto, ma non l’unico. E in questi giorni sulle bacheche dei social sono comparsi diversi commenti che collegavano i valori in aumento delle polveri sottili, liberamente consultabili sul sito web di Arpa Lombardia (l’agenzia regionale per l’ambiente), proprio all’effetto dei roghi della sera del 30 gennaio. Se il valore medio del PM10 registrato dalla centralina Arpa dell’Accam di Borsano giovedì 30 gennaio era di 39 microgrammi al metro cubo, infatti, nei due giorni successivi la media giornaliera è schizzata all’insù: a quota 54 venerdì 31 gennaio e a 62 sabato 1 febbraio, per poi scendere a 38 microgrammi al metro cubo domenica 2 febbraio. Stesso discorso a Ferno, altra centralina in piena zona di Giöbie: dai 31 di giovedì, i PM10 sono saliti a 48 e 55 venerdì e sabato, per poi scendere a 40 domenica.

Ma non c’è la prova

Ma per corroborare i sospetti bisogna allargare il campo d’indagine. Si scopre che lo stesso trend di crescita dei valori del PM10, in proporzione, si è registrato suppergiù (microgrammo più, microgrammo meno) anche dove non c’erano Giöbie da bruciare. Come ad esempio a Varese, che anticipa la tradizione del falò al giorno di Sant’Antonio e che è tradizionalmente meno inquinata delle realtà sull’asse del Sempione: nel capoluogo i valori sono saliti dai 22 microgrammi di giovedì 30 gennaio ai 28 e 38 dei due giorni successivi, per poi scendere a 21 domenica 2 febbraio. Ma anche nella metropoli Milano l’andamento è del tutto simile: dai 48 microgrammi per metro cubo di giovedì 30 si sale a quota 73 e 81 venerdì e sabato e poi si scende a 47 domenica. Idem a Saronno, con la sequenza 38 – 50 – 72 – 39, a Monza (37 – 59 – 81 – 44) e a Bergamo (42 – 54 – 69 – 43). Osservazioni spannometriche, non validate dagli esperti, ma probabilmente sufficienti per smentire una diretta correlazione tra i falò nelle piazze di Busto e dintorni e l’aumento dei valori del PM10 in atmosfera. E i trend sono del tutto analoghi anche per quel che riguarda le particelle PM2.5, anch’esse rilevate dalle centraline Arpa. Forse l’antica tradizione ha un futuro anche in epoca di emergenza climatica?

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