Giorgetti ricorda Maroni su Il Bobo: «Ci ha insegnato a non mollare mai»

L'immagine è del 2001, oltre a Bossi si riconoscono Calderoli, Maroni, Giorgetti e Speroni

VARESE – Uno è uomo di lago. Di lago con alle spalle la palude: la Brabbia. L’altro era un uomo di mare. Con radici ben salde ai piedi delle Prealpi. Uno, barca a remi o con piccolo motore e l’altro, barca a vela. L’acqua e acqua ma non è mai la stessa. Infatti: uno, acqua, dulza, che sembra immobile anche non è mai ferma e cornice di terra conosciuta “contro” (l’altro) vento, onda e acqua, salata, che sembra sconfinata come deserto.

Entrambi varesini: uno di Cazzago, l’altro di Lozza. Leghisti e ministri. Diversi e con una storia politica che li ha legati (Bossi e la Lega), a volte divisi, ma mai separati e sempre sotto la bandiera dell’Alberto da Giussano. Uno, Giancarlo Giorgetti, ha appena pubblicato uno scritto in ricordo dell’altro, Roberto Maroni. Un testo che si aggiunge a quello scritto dalla moglie del Bobo qualche settimana fa, sempre sul Il Bobo, il blog legato all’associazione che porta il nome del Barbaro sognante.

I senza Bobo

Colmare un vuoto

Tutte le persone che ci lasciano, lasciano un vuoto. Il tempo aiuta a ricucire, di solito.

Ma ci sono persone che più passa il tempo e più ci mancano.

E Bobo ci manca: manca l’amico, il compagno di strada (compagno era una parola che non gli dispiaceva), manca la sua intelligenza, capace di trovare sempre una soluzione imprevedibile, manca la sua ironia, manca il rispetto con cui sapeva rivolgersi a ogni interlocutore, manca la naturalezza con cui sapeva portare un messaggio politico al di là degli steccati di partito.

I SenzaBobo

Come il prof Stefano Bruno Galli ha acutamente già scritto, è una comunità intera che oggi si riconosce come “i Senza Bobo”, parafrasando quello che scrisse Gianni Mura dopo la morte di Gianni Brera.

Ricordarlo, riprendere il filo delle sue battaglie, è il nostro modo di tenerlo con noi, come una presenza viva, un punto di vista che continua a stimolarci, a provocarci, a ricordarci chi siamo.

Navigatore di tempeste.

Con Bobo abbiamo imparato a non mollare mai. D’altronde, lui era un navigatore di tempeste, mai di mari calmi. Ripercorrendo il suo percorso si può notare come abbia sempre saputo diventare un punto di riferimento quando la situazione era critica, difficile, a volte disperata.

Aveva certamente  il gusto della sfida alle avversità, ma soprattutto credo che a muoverlo fosse l’amore per la sua comunità politica, la passione verso i suoi doveri, la consapevolezza di rappresentare una terra, una storia e una visione di futuro che si radica in alcuni valori eterni.

L’autodeterminazione dei popoli, il primato della Persona e del Lavoro, fino a un tema ricorrente nei suoi ultimi articoli: la “ricerca della felicità”.

Una canzone

Con il suo carattere sempre un po’enigmatico, con il suo amore per il rock americano, con le svolte imprevedibili con cui si divertiva a spiazzare amici e avversari, Bobo è stato sempre bravo a mescolare le carte, al punto che soltanto adesso ci siamo accorti di come la sua vita sia stata, in fondo, un’unica, indimenticabile canzone dedicata a tutti noi.

giorgetti maroni bobo – MALPENSA24
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