di Claudio Ghisalberti
Oggi niente zampata con Re Leone. Mario Cipollini è stato preso con inderogabili impegni a difesa dell’immagine del suo amico Marco Pantani. Ma la sedicesima tappa del Giro, con arrivo a San Valentino Brentonico, ha detto un’infinità di cose. Anzi, ha emesso anche verdetti pesanti per la conquista della maglia rosa, ma anche oltre.
Primoz Roglic è stato costretto ad abbandonare, decisione che era già nell’aria. Ma al di là delle cadute, lo sloveno è in fase calante. Il meglio della sua carriera lo abbiamo già visto.
Juan Ayuso è un buon corridore, ma le sue gambe sono inferiori al suo enorme livello di autostima. Per lui, dopo il casino dello scorso anno al Tour de France, questa è una brutta botta. Era venuto al Giro per vincere e per dimostrare di non essere inferiore al suo compagno di squadra, Tadej Pogacar. Si trova fuori dai giochi, 17° nella generale con un distacco misurato con la clessidra. Ha la scusante della caduta di Siena e tre punti nel ginocchio. Una “scusetta”. Vedremo nelle prossime tappe, ma sembrava già in difficoltà prima di oggi. Forse la scelta migliore per lui è cambiare aria. Lì in Uae le porte, per essere leader, sono chiuse. Deve risolvere il problema della clausola di rescissione. La Movistar lo aspetta.
Isaac Del Toro è bravo, anzi forte altrimenti sembra che stia parlando corrida, ma considerata la sua età, andava consigliato meglio visto che al suo primo grande giro da capitano. Dall’ammiraglia dovevano dirgli di spendere meno nelle tappe precedenti. Di non fare il Pogacar che non c’era bisogno. Calma, c’è tempo. E le volate si fanno guardando avanti perché quando ti giri è un brutto segno.
La Uae prende anche lei una bella botta. Ha ottimi corridori giovani, ma ci vuole cautela, meno presunzione. Ci sono anche gli avversari.
Richard Carapaz, per quello che ha fatto vedere finora, merita di vincere il Giro. Mi piace come scatta in salita senza speculare sui metri che mancano all’arrivo. Da l’impressione di essere il più forte. In qualche scatto a mani basse, non prendetela come una bestemmia, ha ricordato il Pirata.
Guardo Egan Bernal con affetto, con quello che ha passato è già tanto che sia lì. Mi piace la sua grinta, non si arrende mai. Potessi lo spingerei in salita. Non è il “Messi del ciclismo” come era stato definito da Dave Brailsford, ma resta un grande corridore.
Antonio Tiberi ha talento, ma gli manca sempre uno per fare 31. C’è sempre qualcosa che non va. Però se dopo 16 tappe in classifica sei dietro al tuo gregario che ha 37 anni, Damiano Caruso, qualcosa non torna. Cercare sempre un appiglio, una scusante, non gli giova. Forse anche a lui cambiare aria e andare in un team più adatto alle grandi corse a tappe, che sono il suo obiettivo, farebbe bene.
Simon Yates è forte e solido, ma lo vedo più da piazzamento sul podio che da maglia rosa.
Giulio Pellizzari mi incuriosisce, voglio vedere fin dove può arrivare. Con il ritiro di Roglic, suo capitano alla Red Bull, può galoppare senza briglie. Il coraggio non gli manca.
Lorenzo Fortunato e Christian Scaroni oggi sono stati magnifici. La felicità negli occhi di Lorenzo per la vittoria lasciata al compagno è un manifesto. E l’Astana, Vinokourov e la sua truppa con molti italiani anche nel personale, si meritavano questo momento. Bravi!
