Gli equivoci del 26 maggio

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di  Luigi Patrini
Sono stati tanti gli inganni della recente campagna elettorale conclusa con il voto del 26 maggio. Il popolo si è espresso: qualcuno ha vinto (pochi, perché a vincere nelle urne sono stati solo Salvini e la Meloni, anche se molti sembrano consolarsi perché temevano peggio) e qualcuno ha perso (tutti gli altri), ma quasi tutti gli elettori hanno sbagliato, perché credevano di votare per il Parlamento
Europeo, mentre sono caduti nel trabocchetto teso da Salvini e Di Maio, che hanno convinto moltissimi elettori che si trattava, invece, di un referendum sul Governo.
Naturalmente l’hanno fatto con il sostegno di tanti media, che si sono accodati al “gioco al ribasso” dei due dioscuri governativi, dando loro ampio spazio e quasi ignorando alcune delle cosiddette liste “minori” (ma il famoso “Osservatorio di Pavia” che dovrebbe monitorare il reale pluralismo dei media, esiste ancora?), impedendo così un sereno confronto sulle tematiche dell’Europa.
Dell’Europa, in verità, né Lega né M5S hanno detto qualcosa di interessante da un punto di vista del programma: si sono limitati a dirci che “qualcosa dovrà cambiare”, ma come, dove e quando non lo hanno precisato, limitandosi a evidenziare gli aspetti che non vanno e ignorando che, per cambiare in meglio, occorre fare proposte in positivo, non sparare numeri che gli elettori non possono
verificare (attenti: a Londra Boris Johnson rischia di essere processato per le bugie su Brexit!).
L’inganno peggiore è stato comunque quello di ridurre il voto a un referendum sul Governo. Come era prevedibile, la Lega ha vinto il duello con i 5S, che escono dal ring molto malconci. Ma il vincitore, Matteo Salvini, esce un po’ come Pirro e la sua vittoria difficilmente potrà dare i frutti da lui sperati, a meno che non impari davvero la regola fondamentale della politica in un Paese come il
nostro, che non è assolutamente a vocazione “bipolare”, perché ha tante teste, tanti orientamenti, tanti punti di vista. Un Paese come il nostro va aiutato a trovare ciò che unisce, non a esaltare ciò che divide: per questo credo che Salvini farebbe bene a dimostrare di aver capito che, anche in politica, non bisogna voler stravincere e che la prima cosa da fare – quando si vince – è quella di
farsi perdonare di aver vinto. Solo così si potrà governare questo Paese, coinvolgendo e aggregando, coinvolgendo chi ha perso, perché, se la tentazione di chi vince è di voler stravincere, quella di chi perdere – almeno nel nostro Paese – è quella di voler saltare sul carro del vincitore Tentazione, anche questa, a cui pochi sanno resistere e che porta solo a quello che comunemente chiamiamo “inciucio”, cioè confusione di ruoli e irresponsabilità
La situazione per l’Italia non è buona. I sovranisti a livello europeo non hanno vinto: PPE e PSE possono trovare accordi con ALDE e Verdi, tutti gruppi europeisti. All’Italia, dove i sovranisti hanno vinto, non potrà essere assegnata alcuna commissione importante. L’arroganza dei nostri vice-leader ci costerà cara: impareranno a nostre spese che a Bruxelles si va a cercare rapporti e a
tessere relazioni, non a picchiare i pugni sul tavolo, sollevando solo polvere. Anche Orban ha stravinto, ma si guarda bene dal lasciare il PPE, perché sa che il rapporto con l’Europa è fondamentale per il suo Paese. E lo sa bene anche la Grecia che voterà tra poche
settimane.
Lo spread con le sue oscillazioni non va divinizzato, ma non si può ignorarlo: esso offre un indice preciso e immediato della fiducia e della sfiducia dell’opinione pubblica. Potrà dispiacere, ma che avere la fiducia del popolo sia importante lo capiscono anche le persone più semplici, quelle che vanno a fare la spesa tutti i giorni e che alle riforme credono solo se chi ne parla le fa veramente e
non solo con la bocca!
Finalmente anche Conte, a giudicare da quanto ha detto nella conferenza stampa del 3 giugno, sembra volersi smarcare dalle manfrine fra Di Maio e Salvini. Anche lui capisce che probabilmente non cambierà nulla; mi viene un dubbio: che anche lui desideri che scompaiano come Castore e Polluce, dopo la battaglia del lago Regillo?
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