I premi Nobel e il pianeta proibito

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di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, presi dalle preoccupazioni per la manovra economica del governo, pochi si sono accorti del rumore che i premi Nobel per la letteratura hanno creato e anche più pochi che il Nobel per la Fisica è stato assegnato a tre cosmologi “che hanno cambiato per sempre le nostre concezioni del mondo”. Scritto così fa una certa impressione ma forse è interessante guardare al di là della mirabolante notizia.

Dei tre, James Peebles è il più anziano. Insegna all’Università di Princeton, ha 84 anni ma non ha mai smesso di cercare l’origine di tutto, quell’attimo incredibile e splendente che ha acceso la miccia della prima esplosione, del Big Bang che ha segnato l’inizio dell’universo, così come oggi noi lo possiamo ammirare. Peebles è uno scienziato che non ha mai smesso di guardare (dobbiamo dire) indietro nel tempo per cogliere l’Inizio, l’istante primigenio nascosto nelle pieghe del tempo miliardi di anni fa. A lui non interessa ciò che c’è ma ciò che non si vede, ossia la materia e l’energia oscura che (udite, udite) occupano il 96% dell’intero universo secondo le teorie scientifiche più accreditate. E allora quello che non si vede dove è andato a finire? Questa è la domanda a cui non sappiamo rispondere se non con una visione fantascientifica che, forse, ci avvicina al vero

Gli altri premiati sono Didier Queloz e Michel Mayor che vengono da Ginevra, che sono stati i primi ad individuare un pianeta del tutto simile alla Terra che sta nella costellazione di Pegaso e che ruota intorno ad una stella nana, perciò più vecchia e più grande del Sole. Questa “nuova” terra è stata chiamata Bellerofonte, l’eroe di Corinto che sul cavallo alato Pegaso riuscì ad uccidere Chimera, un mostro dalla testa di leone, il corpo di cavallo e la coda di serpente.

Un’altra terra? Il più idoneo dei 4.000 pianeti extrasolari catalogati di recente è Proxima Centauri b, in orbita intorno alla nana rossa Proxima Centauri posta a 4,25 anni luce da noi. Questo significa che quello che noi vediamo è l’immagine del pianeta che è partita 4,25 anni fa, secondo le teorie di Einstein. Ciò vuol dire che, se per qualsiasi avvenimento cosmico, il pianeta fosse scomparso dal cielo, noi ne vedremmo ancora l’immagine per 4,25 anni. C’è da perdere la testa. State tranquilli, non è semplice per nessuno andare in giro per lo spazio a cercare i pianeti sui quali immaginare una vita simile alla nostra, oppure diversa. Se esistono gli alieni si fanno gli affari loro.

L’uomo non smetterà mai di cercare un pianeta analogo al nostro, il gemello sul quale investire con le fantasie più straordinarie. Lo hanno già chiamato Nemesis, Hyperion, Gaia, Thalassa e con molti altri nomi. Quante terre possibili? Pare siano 244 i pianeti sui quali potrebbe albergare una vita simile alla nostra. Perché cercare con ansia altri mondi? Ma perché questo spazio sterminato è troppo! Questo buio con le luci intermittenti delle stelle non ci convince. Essere soli nell’intero universo ci fa paura! E, come ha dato un vecchio saggio, questo spazio infinito solo per noi sarebbe davvero uno spreco.

Il fatto di guardare affannosamente indietro nel tempo per cogliere le immagini di ciò che potrebbe essere stato è dentro di noi come dentro di noi il sogno dell’avventura interstellare, dell’ansia di andare, di cercare, quell’alessandrino “soffio potente d’un fatal andare” che non riusciamo a comprimere. E allora è proprio la fantasia, travestita da fantascienza, che ci viene in aiuto.

Forse pochi tra voi ricordano o hanno visto un film ormai “classico” del cinema di fantascienza dal titolo: “Il pianeta proibito”, del 1956 diretto da Fred M. Wilcox, con il grande Walter Pidgeon, Anne Francis e Leslie Nielsen. Narra l’avventura di un incrociatore spaziale C-57-D lanciato appunto alla ricerca di un’altra nave chiamata (guardate un po’) Bellerofonte e dei sopravvissuti della spedizione scomparsi sul quarto pianeta di Altair. La trama è vagamente ispirata alla commedia teatrale “La tempesta” di Shackespeare. Nella pellicola per la prima volta compare uno strano robot con le sembianze di un omino della Michelin ma dalle formidabili capacità, chiamato Robby, molto simpatico.

Il film è davvero piacevole ed i nostri eroi dovranno affrontare numerose avventure ma non contro i terribili alieni ma, con un’interpretazione certamente moderna, contro il mostro che alberga in ciascuno di noi, il terribile inconscio con le sue paure, le sue ire, le sue oscure aggressioni.

Come vedete, cari amici vicini e lontani, anche nello spazio profondo, lontano, lontano l’uomo continua a cercare … sé stesso.

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