Il gratuito diritto a “u’mugugnu”

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di Gian Franco Bottini

Meno male che è tornato il campionato di calcio che rimette al proprio posto regole ed appartenenze, scompaginate e destabilizzate dalle discussioni sulla caduta del governo. Con il calcio la gente ritorna al suo massimo interesse dopo essersi fatta coinvolgere , in maniera succedanea, nelle cose della politica con l’ inevitabile atteggiamento da tifoseria, non certo adeguato alla serietà della situazione. Il Parlamento non è una “curva”, anzi dovrebbero esserci i migliori di noi, ma di questo dovrebbe essere convinto in primis un largo numero di parlamentari, sciatti e sguaiati anche nelle occasioni più importanti.

Eravamo in Liguria in un ciarliero bar fortino di Umarells liguri , dove però è consentita l’infiltrazione “foresta” purchè accreditata da qualche stimato elemento locale. Lì, gli argomenti variano ma la discussione non langue mai ed in maniera sempre accesa con l’onnipresente intercalare ligure universalmente riconosciuto di ”belin” nelle sue diversa accezioni, a noi ancora non tutte ben decifrabili. I “belan” ,”bellinaz” ”belandi”,”abelinou”,”belinate”,”belinon” si sprecano unitamente a tante altre varianti senza che, per la loro usualità, le signore presenti si scompongano più di tanto.Un signore presente, che nel gruppo degli Umarells pare ricoprire un ruolo di testa, scorgendo qualche nostra difficoltà di comprensione, ci ha detto sorridendo “che se qui da noi sai adoperare bene “u’ belin” con poche altre parole puoi fare un discorso completo!” Una asserzione volutamente ambigua, che ha sollevato i sorrisi generali ma che comunque ci ha reso l’idea.

Come dicevamo erano i giorni del “gran rifiuto” di Salvini e il tema era quello,  con le “tifoserie” che si erano prontamente formate in maniera del tutto nuova rispetto a quelle che nel corso dell’anno si affrontavano quotidianamente sui temi del calcio. Genoani con sampdoriani, juventini con interisti, fiorentini con Juventini e così via, si erano formate delle compagini così inusuali da essere definite dallo sconcertato barista “incestuose”, a dimostrazione di come la fede calcistica sia considerata forte e prevalente anche nelle situazioni più importanti come la caduta di un governo.

Il barista in questione ci confessava che non ne poteva più di questa situazione e sperava che presto la questione si risolvesse per far ritornare la normalità nella discussione che lui di solito controllava serenamente e che invece adesso, con questi nuovi raggruppamenti, temeva che qualche volta gli potesse sfuggire di mano. Adesso che, con l’avvio del campionato, la Juve è tornata ad essere “la Goeba”,l’Inter “i bauscia”, il Milan “i casciavit”, la Roma “la maggica” anche il barista si è tranquillizzato, seppur il discorso politico, e qualche preoccupazione connessa, continua fare da sottofondo.

Proprio nell’ambito di una queste oramai depotenziate discussioni un Tizio, con il suo spiccato accento locale, si lamentava del fatto che con tutto il frequente giro di poltrone i doveri crescono e i diritti devono essere sempre più pagati; “l’unico diritto gratis che ci è rimasto e quello “du mugugnu” che una volta ti facevano pure pagare” . E ci avevano spiegato, dietro nostra richiesta, che proprio nei porti liguri gli armatori, nei tempi che furono, ingaggiavano i marinai ad una paga inferiore a quella standard se il lavoratore voleva avere il diritto a “u’mugugnu”, cioè alla lamentela. Era un’usanza durata fino agli anni ’30 del secolo scorso (riportiamo quanto dettoci!) allorchè , con l’arrivo del fascismo, il termine di ”u’mugugnu” era uscito dal vocabolario in senso assoluto.

Come si può capire la discussione stava per scivolare su un terreno infido e rischiava di riportare a galla questioni più attuali, relative a tendenze più o meno autoritarie delle varie parti in causa nella nostra più recente vicenda politica. Il signore di prima, quello che sembrava avere maggiore autorità nel gruppo, aveva dimostrato anche di avere maggiore intelligenza e perspicacia e per evitare ulteriori sviluppi, dopo aver cercato di sviare il discorso affermando che con Conte quest’anno l’Inter è la candidata allo scudetto, visto il non riuscito tentativo aveva rassegnatamente affermato che “governare è una cosa difficile, perché rischi sempre di scontentare qualcuno”.

Una frase abbastanza banale che non aveva certo assopita l’aggressività di chi mostrava di essere particolarmente disilluso dal comportamento alcuni uomini politici, dei quali stava facendo un’ampia elencazione con relativo commento. A quel punto il signore aveva capito che bisognava alleggerire il clima, anche perché il barista cominciava ad agitarsi, ed aveva perentoriamente affermato, con un sorriso, che: “Per governare ci vogliono i coglioni!”

Una frase scherzosamente ambigua che si prestava ad una duplice interpretazione ma che, dopo un attimo di silenzio, aveva sollevato le risate del gruppo che , a quanto pare, aveva dato a maggioranza assoluta una interpretazione univoca.

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