Busto, piccoli imprenditori senza casa per colpa dei debiti. Dieci casi solo a dicembre

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BUSTO ARSIZIO – Hanno fatto l’impossibile per il loro lavoro e per continuare a dare lavoro. Hanno perfino impegnato la casa. E l’hanno persa. Sono, non uno, ma parecchi piccoli imprenditori di Busto Arsizio, che mai avrebbero immaginato di dover percorrere l’abisso della disperazione fino alla povertà. E che ora devono fare i conti, non più con le commesse di Busto Arabini Miriamlavoro, bensì con i servizi sociali del Comune. Solo nel mese di dicembre, secondo il dato fornito dall’assessore alla partita Miriam Arabini, i casi di piccoli imprenditori che si sono rivolti agli uffici di via Roma, perché senza più un tetto sopra la testa, sono 10. E questo è solo il numero conosciuto dalla rete delle istituzioni.

Assessore Arabini, l’emergenza casa era e resta una spina nel fianco dell’assessorato, ma anche di una città come Busto Arsizio. Come la state affrontando?
«E’ certamente la spina più dolorosa, poiché la perdita della casa si porta dietro tutta una serie di altri problemi. In più negli ultimi tempi si è aggiunta anche un’altra criticità, ovvero l’emergenza abitativa coinvolge anche chi, fino a poco tempo, non rientrava nelle fasce di basso reddito».

Ovvero?
«E’ questo un problema sempre in evoluzione. Ma non è più una questione semplicemente legata alla morosità e alla perdita del posto di lavoro fisso. Oggi quello dell’abitazione è diventato un problema anche per i piccoli imprenditori. Persone che per poter mandare avanti l’attività hanno impegnato tutto. Anche la propria casa. E che non riuscendo ad assolvere alle scadenze bancarie l’hanno persa. Solo nell’ultimo mese abbiamo avuto una decina di casi. Nessuno però dorme in macchina e siamo sempre riusciti a dare una risposta all’emergenza. Ma questo è solo un aspetto di una situazione che ogni giorno ti porta a contatto con situazioni drammatiche e sulle quali stiamo lavorando».

Quali le altre criticità, sempre legate all’abitazione, che state affrontando?
«C’è quella di riuscire a trovare una casa per le famiglie che non riescono a corrispondere un canone ad esempio. E in questo caso, attraverso la partecipazione a bandi regionali da due anni riusciamo a intercettare risorse ad hoc che permettono di soddisfare il bisogno senza gravare sulle famiglie in difficoltà e neppure sul Comune. E poi c’è quello degli alloggi ancora sfitti poiché necessitano di una serie di interventi di manutenzione. A tal proposito abbiamo destinato nuove risorse e nel 2019 contiamo di ampliare il numero di alloggi da poter assegnare».

Il suo è un assessorato complesso dove la linea tra i conti delle finanze comunali da far quadrare e quella dei problemi da affrontare è davvero sottile. Come riuscite a tenere in equilibrio l’una e l’altra esigenza?
«I servizi sociali hanno un bilancio pari a 8 milioni e 700 mila euro e tra tutti gli assessorati è quello che “assorbe” più soldi.  Da due anni riusciamo a dare risposte concrete alle esigenze senza gravare ulteriormente sul bilancio. Questo grazie a una riorganizzazione di tutto l’assessorato, che ho impostato secondo una logica di rete. Ogni settimana si riunisce un tavolo tecnico e questo consente, di fronte a un problema, di dare risposte coordinate e in sinergia. Ciò, a livello economico, si traduce in un risparmio. Non solo. Abbiamo anche modificato il regolamento e ciò ci permetterà nei prossimi mesi di azzerare anche gli ultimi “furbetti” e di assegnare risorse solo a coloro che ne hanno una reale necessità». Senza dimenticare poi l’importante sinergia tra assessorato e le associazioni.

Cosa chiede all’anno nuovo da poco iniziato?
«Rinforzi. Ma arriveranno. Alle 28 persone che lavorano in assessorato si aggiungeranno un amministrativo e due giovani attraverso il progetto Dote scuola. Questo ci consentirà di migliorare ulteriormente il rapporto tra le risorse e le risposte da dare. Potremo, infatti, rendere più rapido l’inserimento dei dati e quindi velocizzare l’iter delle richieste e dei necessari controlli e quindi arrivare prima alle assegnazioni. E poi c’è un grande progetto, non semplice, da realizzare».

Quale?
«Mettere a disposizione operatori 24 h a domicilio a chi è in attesa di un ricovero in una residenza socio sanitaria. E’ questo un progetto trasversale sulle aree Anziani e Disabili sulla quale stiamo lavorando».

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