BUSTO ARSIZIO – “Qui abitava Roberto Culin”. La settima pietra d’inciampo posata in città è quella che ricorda il sacrificio di Roberto Culin, vittima bustese dell’eccidio di Fossoli del 12 luglio 1944. Originario di Feltre, aveva vissuto sin da giovanissimo a Busto Arsizio, dove era stato arrestato nel gennaio 1944 per il suo impegno politico contro il nazifascismo: morì fucilato insieme ad altri 66 prigionieri politici nel campo di concentramento del Modenese dove era stato deportato. La pietra ricorda il luogo in cui Culin viveva, al civico 11 di via Monte Rosa, nella zona tra il centro e l’ospedale.
La posa della pietra

Alla cerimonia in via Monte Rosa erano presenti i nipoti e i pronipoti di Roberto Culin (Edvige, figlia del fratello Giuseppe, Milena Roberta, figlia del fratello Rodolfo, e il pronipote Marco), che hanno posato la pietra insieme al sindaco Emanuele Antonelli. C’erano anche la presidente del consiglio Laura Rogora e alcuni consiglieri di maggioranza (Orazio Tallarida) e opposizione (Cinzia Berutti e Santo Cascio), i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle associazioni partigiane, in primis Liberto Losa di Anpi e Sergio Ferrario di Ancdg. «È la settima pietra d’inciampo in città – ricorda il sindaco Emanuele Antonelli, rivolgendosi ancora una volta ai ragazzi – noi un coraggio del genere ce lo avremmo? Loro non ci hanno pensato un attimo. Cerchiamo di averne anche noi un po’ e imitare almeno in parte il loro esempio, anche per cose piccole come aiutare chi è in difficoltà. Lottate anche voi per quello in cui credete, come segno di riconoscimento per chi lo ha fatto».
La settima pietra

La posa della pietra d’inciampo per Culin chiude il programma degli eventi per la Giornata della Memoria a Busto Arsizio. Un’iniziativa promossa da Fondazione Fossoli e Aned in occasione dell’ottantesimo anniversario della strage di Fossoli: ha coinvolto tutte le città italiane in cui risiedevano le vittime, tra cui Busto Arsizio. «Ieri eravamo a Marsala – sottolinea Marco Steiner della Fondazione Fossoli – in questo progetto c’è l’Italia intera ed è una cosa estremamente importante. Ricordiamo 67 vittime fucilate per un motivo che è incerto. E la Memoria è attualissima, non fine a se stessa». Ad assistere alla cerimonia, gli studenti dell’istituto Maria Immacolata e del liceo artistico Candiani, che hanno letto brani sulla strage e sull’atroce punizione inflitta a Roberto Culin dopo un tentativo di fuga dal campo di Fossoli. «È un’emozione posare questa pietra davanti a ragazzi così giovani» sostiene Eleonora Plos di Aned, Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti.
Busto posa le sue prime sei pietre d’inciampo. Per i deportati della Comerio
