Nel torrido inizio d’agosto, reso ancora più infuocato da una serie di notizie (e di lutti) che richiederebbero necessari approfondimenti, ci soffermiamo sulle piccole e persino misere vicende politiche di casa nostra. Insignificanti a confronto di quanto accade in Italia e nel mondo, per noi degne di nota perché indirizzano e condizionano gli scenari attuali e futuri del territorio in cui viviamo e delle nostre città.
Parliamo del centrosinistra che, alle soglie della cosiddetta pausa estiva, sembra essere defilato rispetto a ciò che invece agita il centrodestra locale. Ma è tutt’altro che defilato, diciamo che a sinistra fanno meno caciara, cercano di tenere dentro i loro dissidi e quando esplodono all’esterno (vedi la lite a Somma Lombardo) provano a minimizzare, a gettare acqua sul fuoco come se le esasperate tensioni fossero normali anche quando sfociano nel “contatto fisico”.
L’obiettivo della sinistra è recuperare, in provincia, nei comuni che vanno al voto in primavera, le recenti débacle elettorali a Luino e, appunto, a Somma Lombardo. Sconfitte che, al di là del peso politico dei due centri rispetto al contesto provinciale, hanno lasciato il segno, non foss’altro perché le giunte uscenti e perdenti avevano il marchio del Partito democratico e sono state costrette dalle urne a dichiarare fallimento. Così è scattata la resa dei conti interna.
Pd indebolito nell’immaginario collettivo dai due clamorosi risultati negativi. E allora, come riconquistare il consenso? Bella sfida sia a Varese sia a Busto Arsizio e a Gallarate. Bella in senso metaforico soprattutto dalle parti bustocche, dove il centrosinistra non ha mai vinto un’elezione e, alla luce del suo comportamento amministrativo di questi ultimi anni, sembra rassegnato a priori a una nuova batosta. Chi l’ha visto fare opposizione incisiva? Chi ha colto la sua presenza sui temi basilari della vita cittadina? Come se non ci fosse. Ora è alla ricerca di un candidato sindaco spendibile, che non c’è. Al punto che al momento si affida all’autocandidatura di un manager fuori dai giochi partitici, Sergio Crespi, che ha offerto la propria disponibilità a scendere nell’agone elettorale. Profilo professionale importante, persona poco conosciuta in città. Sufficiente per affrontare la trincea delle urne?
Gallarate, dice qualcuno, appare più contendibile. Anche lì il Partito democratico è a caccia del “civico giusto”, evitando candidati di scuderia che potrebbero non essere graditi dagli elettori. Nomi non ne circolano pubblicamente, anche se sotto sotto se ne sussurrano alcuni tenuti prudentemente al coperto. Ma giratela come vi pare, per il momento non esiste l’asso nella manica. Il campo largo? Più che altro, un’idea. Sulla carta, a Gallarate, il centrodestra parte avvantaggiato, sempre che non si dissolva strada facendo, vittima delle sue ansie, dei personalismi, delle sue mediocrità e, manco a dirlo, dell’avanzata inarrestabile dei vannacciani a cui aderiscono in molti con mire da politici sfasciacarrozze.
Varese, infine: il sindaco Davide Galimberti tesse la tela, apre un cantiere con le forze moderate (strategia esclusa in modo autolesionistico a Somma Lombardo). Il Pd lavora in silenzio, conta sulla vice sindaco Ivana Perusin, sul consigliere regionale Samuele Astuti, sull’assessore Andrea Civati, discute e briga alla grande. Rivincerà? Impossibile fare previsioni anche per lo scarso apporto, se mai ci fosse, dei Cinque Stelle, che tentennano, fanno melina con la comoda scusa dello “stiamo a vedere”. E rifuggono dalla costituzione di un vero campo largo, al netto delle sempre possibili primarie. Varese, dove Vannacci ha messo solide radici e insidia il centrodestra a tutto vantaggio della sinistra. E del tessitore Galimberti, sindaco uscente che può vantare un bilancio lusinghiero del suo doppio mandato, Non ci pare poco.
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