La Lega di Busto: quando voglio, qui comando io

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Francesco Enrico Speroni, segretario della Lega di Busto Arsizio

Non è la prima volta che Francesco Enrico Speroni, segretario bustocco della Lega e storico esponente del Carroccio, dà l’avviso di sfratto al sindaco Emanuele Antonelli. Da consegnargli alla scadenza del mandato amministrativo, tra un anno, per fare posto a un candidato di matrice salviniana. Lo ribadisce in una intervista alla Prealpina, l’ultima di un paio analoghe rilasciate anche a Malpensa24, in cui Speroni rivendica per la Lega la carica di primo cittadino a Palazzo Gilardoni.

Nulla di nuovo sotto il sole della politica locale, dentro la quale sono già in molti a menare il torrone per le elezioni amministrative del 2021, soltanto all’apparenza lontane nel tempo. Poi, è vero, in dodici mesi in politica può cambiare il mondo, ma le premesse per ridefinire gli organigrammi comunali ci sono tutte. A cominciare dall’atteggiamento attendista del sindaco che potrebbe abbandonare la componente in cui sostiene di essere collocato, quella civica, per vestire la casacca di Fratelli d’Italia, che per sua formazione ideologica gli calzerebbe a meraviglia. Anche per le logiche spartitorie della candidature in provincia: Varese e Gallarate alla Lega, Busto al partito della Meloni, lasciando a bocca asciutta quel che resta di Forza Italia. Per il momento, però, Antonelli non si muove, sta a vedere.

Siamo comunque nel campo delle supposizioni e, se è vero che i vertici nazionali leghisti affermano che Antonelli rimarrà al proprio posto, troppe situazioni fanno pensare che facciano soltanto pretattica. Innanzitutto c’è una Lega bustocca che, quando decide, prende in mano il volante della macchina amministrativa. L’ha dimostrato con la manovra fiscale per l’emergenza Covid, gestita dal gruppo consiliare leghista che, di fatto, ha condizionato in materia l’intera giunta e l’intero centrodestra. E con loro, il sindaco, lesto a mettere il cappello sulla manovra che gli ha apparecchiato la Lega. Questo per dire che, quando vuole (ribadiamo), è la Lega che comanda in Comune. Il problema è che troppo spesso “non vuole” per pigrizia, per opportunità, per calcolo, per ragioni di Stato, per quieto vivere, per tattica, per tutto quello che volete voi.

In seconda analisi, le opacità delle vicende giudiziarie che girano attorno a Palazzo Gilardoni non depongono a favore di una scontata riconferma di Antonelli. Il quale non è indagato con la cricca del mullah Nino Caianiello, ma ne è stata l’espressione, più o meno consapevole. Il fatto di non avere avuto conseguenze giudiziarie è rimarchevole, ma non lo assolve da responsabilità politiche incontestatibili. Basterebbe soffermarsi sulla vicenda della dirigente all’Urbanistica Monica Brambilla, per la quale i pm sono pronti a chiedere il rinvio a giudizio, per confermare le contiguità politiche del primo cittadino; che oggi prova giustamente a smarcarsi da quelle situazioni, peraltro, come direbbe Vittorio Feltri, fattuali.

Poi c’è Fratelli d’Italia. Siamo sicuri che marci compatto per la riconferma di Antonelli? A noi risultano profonde divergenze interne, che rischiano di mandare all’aria i progetti dei sostenitori del sindaco, un cerchietto magico che appare sempre meno numeroso, fatto salvi certi personaggi, oltre Fratelli d’Italia, che per sopravvivere devono tenere bordone al loro mentore politico.

Su tutto ciò campeggia l’operatività amministrativa. Se qualcosa di buono è stato realizzato – in gran parte la conclusione di opere avviate da altre giunte – moltissimo è ancora in itinere. E, nonostante gli annunci e le promesse, la città è in attesa di concretezza. Gli “stiamo facendo” e i “faremo” non bastano a convincere i bustocchi che questo mandato amministrativo sia meglio dei precedenti. L’emergenza coronavirus ha ritardato o bloccato diverse scelte, ma guai se diventasse l’alibi per un paio di clamorosi buchi nell’acqua che si intravedono all’orizzonte tra gli ostinati silenzi di un vertice comunale che non informa, né spiega, né commenta e, peggio, censura.

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