La legge è uguale per tutti

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Tutto il mondo è paese. Lo è soprattutto quando un politico è indagato o condannato: i suoi amici fanno subito quadrato e accusano la magistratura di usare il giustizialismo a fini politici. Succede adesso in Francia con la vicenda di Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, condannata a quattro anni per appropriazione indebita di fondi dell’Unione europea. A fare più scalpore c’è l’ineleggibilità per cinque anni, ciò a dire che per lei sfuma la candidatura nel 2027 all’Eliseo.

Fin qui il fatto giudiziario, trasformato subito in fatto politico. Addirittura in un attacco alla democrazia e alla libertà, una abdicazione dello Stato di diritto. E il merito della questione? In secondo piano, anzi, neppure viene preso in considerazione nei commenti di chi si schiera al fianco della Le Pen. A cominciare, manco a dirlo, dal mondo sovranista che avverte, da Orban a Salvini, come la sentenza dei giudici francesi sia una dichiarazione di guerra a Bruxelles. Di più, Mosca (Mosca, capite) parla di democrazia violata. Per non dire dell’ineffabile Donald Trump che non perde occasione per spararla grossa: del resto, il presidente americano è uno che la sa lunga in fatto di incriminazioni e di svicolate dai processi. Non scordiamo che tra i primi atti del suo mandato ha “assolto” la folla di scalmanati che assaltò il Campidoglio per la sua mancata elezione, quattro anni fa.lp

E se tutto il mondo è paese, figuriamoci in Italia. I reati sono reati a seconda se competono a un esponente della sinistra o della destra. Una ovvietà: i reati non sono né di destra né di sinistra, ma di chi li commette. Anche di chi si presume li abbia commessi e viene da subito soltanto indagato dalla magistratura, chiamata ad accertare le eventuali responsabilità. Poi, per carità, è doveroso ottemperare al principio della presunta innocenza fino al terzo grado di giudizio; però, c’è sempre un però. Che non significa essere forcaioli o garantisti a seconda delle appartenenze, caso mai vuol dire prendere atto che non si è  esenti da malversazioni o da illeciti per il semplice fatto di svolgere attività politica, nonostante ci si possa trincerare dietro l’istituto dell’immunità e, di più, si ritenga che i magistrati, anche quelli che fanno semplicemente il loro lavoro e che sono la stragande maggioranza, usino il loro potere per colpire chi della classe politica sta loro antipatico. Succede? Probabilmente è anche successo, di sicuro non è la norma, perlomeno nel nostro Paese.

Per tornare alla Francia c’è chi eccepisce sul fatto che  i giudici si siano prestati a un gioco politico per togliere di mezzo, con una decisione discrezionale sull’ineleggibilità, la favorita alle presidenziali . Che sia vero non possiamo sostenerlo, non abbiamo contezza dei motivi di un tale provvedimento. Che il dubbio sia sorto è allo stesso modo un fatto, al di là del dispositivo di una sentenza che, comunque sia, conferma l’esistenza di un reato. Per altro ancora più grave sul piano etico in quanto proprio Marine Le Pen si è fatta paladina della moralità e della lotta agli illeciti. Quasi una sorta di contrappasso che, da qualunque parte lo si prenda, certifica come la legge sia o, meglio, debba essere uguale per tutti. Possiamo immaginare come la pensi Donald Trump in proposito o, per scendere a più basse latitudini geopolitiche, come la pensino certi politici di casa nostra che, indagati o condannati, fanno i pesci in barile; ma è (o dovrebbe essere) proprio così: la legge è uguale per tutti.

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