L’avvocato: altro che separazione delle carriere

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di Corrado Viazzo*

Oggi, 27 febbraio, nella giornata di sciopero dei Magistrati, mi trovo a riflettere sui rapporti tra me e “loro”, sull’evoluzione di questo rapporto e sulla reale necessità di una astensione che è perlomeno sorprendente, solo che si pensi che solo 30 anni fa tutto ciò sarebbe parso perlomeno…blasfemo.

In effetti, nasco lavorativamente in un’epoca in cui non era nemmeno pensabile un conflitto tra potere giudiziario ed esecutivo, soprattutto nelle forme attuali. E tale ragionamento valeva anche nei rapporti tra magistrati (fossero essi giudici o pm) ed avvocati, sempre improntati alla correttezza reciproca. In quell’epoca felice in effetti era anche frequente che le due categorie si frequentassero anche fuori udienza, soprattutto tra decidenti e legali, in quanto la Procura fin da allora tendeva ad isolarsi, forse per evitare pericolose contaminazioni

Oggi tutto è cambiato, anche per il numero ipertrofico di avvocati, per cui tendenzialmente ognuno vive nel suo mondo, ed i rapporti sono squisitamente professionali.

Si sostiene però da parte del ministro della giustizia, in ciò spalleggiato dai partiti di maggioranza e non solo, che viceversa oggi vi sarebbe eccessiva comunanza tra giudici e pm, e ciò darebbe venir meno la terzietà dei primi, troppo spesso proni al volere dei secondi. Che poi, all’interno dei partiti, i massimi fautori di questi rilievi siano coloro che in un passato più o meno recente abbiano coltivato scontri pesantissimi con le procure è evidentemente un dato del tutto secondario.

Personalmente non ho interessi di partito, ma faccio fatica a cogliere il senso di tali posizioni, soprattutto con riguardo alla separazione delle carriere. Ovvio, non mi piace lo sciopero come forma di protesta, perchè i magistrati, come la moglie di Cesare, dovrebbero apparire al di sopra di ogni sospetto. Detto questo, però, non capisco che vantaggio avrebbero gli utenti del servizio  ove si attuasse la riforma proposta.

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Corrado Viazzo

La giustizia penale è afflitta da mille mali, la cui genesi non risiede certo nella divisione o meno della carriere tra giudicanti e requirenti.  Abbiamo un numero di magistrati largamente inferiore alla media europea e soprattutto alle necessità italiane, ove alla criminalità comune si assomma quella organizzata di tipo latamente mafioso (quasi un unicum in europa) e quella extracomunitaria. Tutto ciò viene fronteggiato da un organico che non vede significative modifiche da molti anni, di talchè in Italia abbiamo 11,4 giudici ogni 100.000 abitanti rispetto alla media europea di 21, con punte di 40 in alcuni Paesi. Tale endemica scarsezza viene aggravata da altri fattori, tipo il meccanismo di trasferimento che ogni anno genera scoperture rilevanti nelle sedi meno appetibili. Il tribunale di Varese ne è buon esempio, con scoperture che in dibattimento sono pari al 50% ed in procura al 75%, rendendo la gestione degli affari penali ingestibile.

Ma potrei parlare di tanti altri casi: per dirne una, a Campobasso siamo impegnati da 4 anni in un dibattimento con circa 50 imputati per reati associativi ed altro, dove ancora non vediamo la fine perchè il collegio è sempre carente di qualche membro.

Questi sono i veri problemi da affrontare, non la separazione delle carriere. Se poi guardo alla mia esperienza personale, a memoria, cito 6 magistrati (Pierantozzi, Fazio, Leotta, Battarino, Ferrazzi, Giorgetti) che hanno rivestito con eccellenza entrambe le funzioni, senza che nessuno si potesse dolere della loro imparzialità. Anzi, mi vien da dire che proprio la doppia militanza ha reso questi magistrati migliori, in quanto si sono arricchiti professionalmente ed hanno maturato una visione più elastica delle cose.

Viceversa ci sono pessimi magistrati che hanno svolto un solo ruolo nella loro vita. Non esiste quindi una verità univoca, tanto che, per esempio, in Germania c’è separazione ed in Francia no. D’altronde, se pensiamo che nell’antica Grecia o a Roma spesso il pm era un privato cittadino che esercitava l’accusa pubblica, ci rendiamo conto che la discussione odierna è nulla più che un modo per nascondere i reali problemi. Per esempio, perchè il ministro non si occupa del processo penale telematico, che rappresenta un fallimento assoluto per tutto il sistema? O della schizofrenia legislativa che rende sempre più ipertrofico il sistema penale? Domande senza risposta, perchè nell’epoca moderna l’importante è far vedere che si fa: se poi il risultato è nullo, qualcuno altro provvederà.

Ultima cosa, per i pochi lettori (certo meno di 25 manzoniani) che saranno arrivati fin qui: non ho appartenenze politiche, sono cresciuto imbevendomi di una moderna ideologia liberal/cristiana, e non devo niente ai pm che più volte mi hanno indagato in ragione del mio ministero. Però non ho mai strillato, né mi ha interessato occuparmi della unicità di carriera o meno di chi avevo di fronte.

*avvocato del foro di Varese

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