Le luminarie e la responsabilità verticale

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di Gian Franco Bottini

Il tema che in questi giorni tiene banco a Busto Arsizio è sicuramente lo spegnimento delle luminarie natalizie per una non corretta esecuzione dei lavori e, nel coacervo delle responsabilità per i mancati controlli, non si può obbiettivamente evitare di inserire anche una possibile noncuranza dei nostri amici Umarells.

Di questa ipotetica responsabilità quella mattina non si parlava, ma la cosa galleggiava nell’aria rendendola pesante, fin che una malaugurata battuta, che il barista aveva scherzosamente rivolto ai nostri amici, aveva portato alla luce il problema, scatenando un subbuglio fino ad allora represso. “Ma come, che Umarells siete se c’è stato bisogno di carabinieri , pompieri e probabilmente la spiata di qualcuno per controllare una cosa che dovrebbe essere di vostra competenza. Che Umarells siete se non controllate un lavoro del genere?”

Il primo a reagire brutalmente alla battuta, secondo il suo istinto, era stato il Sempreverde: “Ti uì pirla, pensa a fa el cafè che sta matina te l’è già brusà!” Anche il Pensionato, solitamente accomodante ma questa volta irosamente rosso in viso , aveva prontamente reagito: ” Noi Umarells già con la nostra postura (ndr: mani dietro la schiena, busto piegato in avanti e sguardo a terra) dichiariamo le nostre ben definite competenze. Noi controlliamo dalla linea del suolo in giù, noi non potevamo vedere il lavoro delle luci perché non stiamo là a guardare in aria come volano gli uccelli”. “Anche perché – era intervenuta la Bartali con una gran risata – quasi tutti noi abbiamo la cervicale malandata!”

Ma un po’ di coda di paglia gli Umarells probabilmente ce l’avevano se la Maestrina, a quel punto, aveva pensato di dover dare la sua scolastica definizione, destinata a mettere un punto fermo sull’attività degli Umarells e la linea di frontiera delle loro responsabilità: “Gli Umarells hanno una competenza orizzontale, non una competenza verticale!” “Culpa in vigilando, colpa di non aver controllato i lavori” aveva affermato l’Avvocato scatenando le varie opinioni sulle responsabilità; chi diceva del Comune, chi di Agesp… comunque colpa di qualcuno.

Il Sempreverde, astioso come non mai, aveva perentoriamente affermato che “ la culpa l’è di laurà fai de fuscia (ndr: irresponsabile precipitazione) “Cosa ci interessa a noi –aveva continuato – di arrivare prima di Como o di Gallarate quando avevamo tutto il tempo di fare le cose come si deve. Il risultato è che loro adesso sono illuminate e noi, a Sant’Ambreus, siamo al buio “. “E’ un peccato – era intervenuta la Veneta – finalmente le strade potevano essere un po’ illuminate e così ritorniamo al buio, con i lampioni delle strade accesi uno si e uno no !”
Poi, come era inevitabile, il discorso era andato a finire sui non indifferenti costi dell’operazione e su quelli aggiuntivi per riparare il danno, con l’Avvocato che aveva attaccato il suo solito “pippone” giuridico teso a mostrare la sua grande competenza contrattualistica.

“Fà e disfà , l’è tut un laurà!” lo aveva interrotto in maniera irridente lo scettico Sempreverde “E’ il nostro contributo ad aumentare il Pil!” “Ma preoccupes nò” era finalmente intervenuto il Pensionato fra il serio e il faceto “ma non sai che a Busto le cose si fanno sempre a costo zero?”, riprendendo una sua oramai annosa scettica riflessione che sbuca ogni qual volta una manifestazione viene annunciata senza aggravio di costi.

La discussione si era via via affievolita con la decisione che una delegazione di Umarells si sarebbe recata sul posto ( in maniera del tutto straordinaria data la loro non responsabilità verticale) per verificare che, come diceva la Veneta, “il tacon non xe pegio del buso”. “Il fatto è che ne ha parlato anche la radio e i noster amis di Varese e Galarà son là che ridono”. Ma forse di ciò non vale la pena di preoccuparsi più di tanto, se anche per la nostra amministrazione si preferisce guardare al bicchiere mezzo pieno , vista la conclusione del giornalista Rai che il sindaco di Busto ha assentito : parlarne bene o parlarne male, purché se ne parli.

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