Le “Mirande” di Varese diventano un club: incontro con il centro antiviolenza Eos

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VARESE – «Ho creato un club, e non un’associazione, che sarà un luogo di scambio di idee ed esperienze soprattutto per aiutare altre donne». Così Anna Monochrome ha presentato ieri, mercoledì primo luglio, al ristorante Il Gestore il nuovo capitolo, che avrà una particolare attenzione verso il sociale, dell’iniziativa da lei lanciata dopo il successo – «una connessione formidabile» – dell’appuntamento in rosso, bianco e nero per la proiezione di “Il diavolo veste Prada 2”. Con l’assistenza di Samuele Corsalini, unico uomo presente, la fotografa di Varese ha annunciato che il progetto per le “Mirande” è di incontrarsi ogni due mesi; ospiti di questo primo appuntamento, dove a causa dello spazio limitato della location si sono dovuti chiudere gli ingressi ad altre richieste, sono state Susanna Vanoni e Daniela Babolin, operatrici del centro antiviolenza Eos.

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«La violenza domestica è trasversale e senza limiti di età»

«È uno scambio, non si tratta di imprenditoria» ha sottolineato Monochrome che, oltre a ricordare la pagina Instagram dedicata alle Mirande , ha parlato della «piccola idea per iniziare questo percorso insieme»: associata al ritratto fotografico che sarà fatto a ogni aderente, ci sarà una cartolina da compilare per raccontare la propria storia. «Donne che si incontrano e si sostengono: i centri antiviolenza sono proprio questo» sono le parole indicate come punto di riferimento da Vanoni e Babolin per illustrare l’attività del centro Eos di via Robbioni, il primo in provincia di Varese e presente dal 1998. Un luogo dove non solo vengono accolte donne che chiedono aiuto o vogliono capire se si trovano in una situazione di rischio, ma anche dedicato a combattere disparità di genere e stereotipi. «La violenza domestica è trasversale e riguarda per la maggior parte – il 75 per cento – donne italiane; è declinata in tutte le sue forme e senza limiti di età».

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Essere Ovunque Soggetti e la dea dell’aurora

Il team costituito da operatrici, educatrici e assistenti sociali mostrerà, anche attraverso corsi di mutuo aiuto, come costruire percorsi di uscita e verso un nuovo inizio, sempre con un ascolto empatico e privo di giudizio. Eos è l’acronimo per Essere Ovunque Soggetti, a significare sostegno e concretezza nel riconoscere le proprie risorse ma è anche, nella mitologia greca, la dea dell’aurora che apre le porte al sole. «Il 30 per cento di queste donne sono o disoccupate, o inoccupate, perché hanno dovuto curare i figli o hanno figli disabili. E il il 64 per cento hanno un titolo universitario, un diploma di scuola superiore o hanno frequentato un corso formativo; insomma, hanno un buon livello professionale ma si pone anche il problema di conciliare i tempi, una questione che diventa fondamentale nel caso di bambino disabile: aiutare a trovare un lavoro fa anche crescere il livello di autostima di una persona». Finora Eos ha seguito cinquemila donne, con 144 prese in carico nel 2024 e 160 prese in carico nel 2025.

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