Liguria, alla scoperta dell’abbazia di San Fruttuoso

Un angolo di paradiso e di pace nascosto tra Camogli e Portofino

Scorcio dell'Abbazia di San Fruttuoso (Foto Matteo Girola FAI)

L’Abbazia di San Fruttuoso si affaccia su un’insenatura protetta da una piccola baia: arrivare dal mare è un’emozione incredibile. Il piccolo battello (proveniente da Camogli o da Portofino) si dirige lentamente in questa cornice di Liguria che pare un poster incastonato in uno scenario già di per sé unico, tra la terra e i boschi del monte di Portofino e il mare azzurro della Liguria di Levante. Il mare turchese, i fianchi scoscesi dell’insenatura ricoperti di vegetazione lussureggiante, la solenne Abbazia perfettamente ristrutturata, la splendida torre cinquecentesca, il piccolo borgo di pescatori: sembra un presepe. Questo spettacolare monastero benedettino risale all’anno mille e rappresenta un “must” da visitare per chi è in vacanza a Camogli, Portofino, Rapallo, Sestri Levante e nei dintorni (per avere un’idea, partendo da Genova, si raggiunge San Fruttuoso in circa un’ora e mezza di navigazione, mentre, dalla più vicina Camogli, il tempo di viaggio è di soli 25 minuti). Oppure è la soluzione ideale per un bel weekend autunnale. Considerata la comodità per raggiungerla (e il modico prezzo del biglietto del battello – da Camogli circa 15 euro andata e ritorno) vale la pena imbarcarsi e andare a vedere di persona questo gioiello unico dall’architettura così felicemente integrata con il suo contesto naturale, appartenente ora al FAI (https://fondoambiente.it/luoghi/abbazia-di-san-fruttuoso).

La baia dove sorge l’Abbazia di San Fruttuoso (Foto Matteo Girola – FAI)

Sia da Camogli, sia da Portofino partono sentieri da percorrere a piedi che conducono a San Fruttuoso, con l’eventuale possibilità di tornare poi in battello: si consiglia allenamento, scarpe da trekking e bastoncini per la discesa impervia. Fu proprio l’inaccessibilità del luogo e la presenza di una sorgente d’acqua dolce che ne fecero, nell’VIII secolo d.C., un sito ideale per la fondazione di una chiesa. Secondo la tradizione, fu lo stesso martire Fruttuoso a scegliere la baia, indicandola in sogno a Prospero, vescovo di Tarragona in fuga dalla Spagna invasa dagli Arabi e alla ricerca di un luogo dove portare in salvo le reliquie del Santo. Solo più tardi, nel X secolo diventò un monastero benedettino e dal Duecento l’Abbazia intrecciò le sue sorti con quelle della famiglia Doria che ne modificò l’assetto, costruendo ad esempio il loggiato a due ordini di trifore e trasferendo qui il sepolcreto familiare, fino a quando, nel 1983, decise di donare l’intero complesso al Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano. Grazie a importanti interventi di recupero, l’edificio risplende ora in tutta la sua bellezza e svela il suo chiostro, le tombe Doria, la chiesa primitiva e la parrocchiale, i reperti archeologici e il piccolo borgo. La spiaggia antistante l’Abbazia e quella adiacente, che si trova davanti al piccolo borgo, sono angoli dove stendere l’asciugamano per rilassarsi al sole e rinfrescarsi nell’acqua limpida e trasparente. Con maschera e boccaglio anche lo snorkeling regala piacevoli sorprese.

Abbazia di San Fruttuoso, Camogli (Foto Dino Zanolin – FAI)

La mostra del FAI

Fino al 7 gennaio 2024, il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano torna a ospitare presso l’Abbazia di San Fruttuoso a Camogli (GE), dopo dieci anni dall’ultima edizione, una mostra di scatti inediti che rivelano il legame profondo tra il grande fotografo Gianni Berengo Gardin e il Borgo di San Fruttuoso: la mostra, allestita in due ambienti dell’Abbazia, presenta ventotto fotografie in bianco e nero scattate dal fotografo nel 2020, all’età di novant’anni. Le foto esprimono – grazie al gioco di contrasti tipico dell’autore – tutta la meticolosità, la passione, l’attenzione ai dettagli e alle persone che da sempre animano il suo lavoro. Curatore della mostra è Guido Risicato, storico amico dell’artista e suo accompagnatore durante le “spedizioni” nel Borgo. Risicato ha ordinato e selezionato gli scatti da esporre con l’aiuto della figlia del fotografo, identificando le tematiche principali che hanno guidato il reportage. Nella prima sala, la Sala della Quadrifora, sono raccontati il tragitto per arrivare a destinazione, il paesaggio naturale, le architetture monumentali dell’Abbazia e della Torre Doria; il borgo, la presenza dello storico mulino, le persone che ancora oggi vivono a San Fruttuoso, invece, occupano le sale del piano inferiore, in cui sono ospitati anche cinque scatti stampati in grande dimensione, un’eccezione assoluta, concessa da Berengo Gardin solo in occasione della mostra, per permettere ai visitatori di percepire al meglio la forza delle immagini.

Info: www.abbaziadisanfruttuoso.it  

Una sala interna nell’Abbazia di San Fruttuoso (Foto di Santi Caleca – FAI)
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