di Ivan Burroni
Un viaggio nella Pechino del XXI secolo è in realtà un viaggio nella storia. Perdersi per Pechino significa anche lasciarsi trasportare in un flusso temporale. Linee di confine invisibili dividono i quartieri tradizionali da quelli più moderni, anche se sempre più di frequente è possibile incontrare passato e futuro nello stesso istante e luogo, come in un paradosso spazio-temporale. Nella prima parte del nostro reportage vi abbiamo accompagnati a spasso per Pechino.
La gigantesca piazza Tienanmen, condensato di storia e potenza, è il luogo che ha celebrato la nascita, nel 1949, della Repubblica Popolare Cinese. Al suo interno troviamo il Monumento agli Eroi del Popolo ed il Mausoleo di Mao. Altro simbolo della potenza e della storia cinese è la Città Proibita, patrimonio culturale dell’umanità e antica residenza imperiale, che con le sue 9.999 stanze e un’area edificata di 150mila metri quadrati rappresenta più di ogni altra cosa gli antichi fasti dell’impero cinese, orgoglio di una Cina moderna che ancora oggi ama volgersi indietro per ammirare sé stessa. Altri monumenti ed attrazioni da visitare sono il Tempio del Cielo, il più grande complesso templare presente attualmente in Cina; i Giardini Imperiali, tra i quali il Palazzo d’Estate, il Parco Beihai, il Giardino della Residenza del Principe Gong, lo Yuanmingyuan o Giardino della Perfezione e della Lucentezza. Appena al di fuori della città altri incredibili luoghi da visitare sono la Grande Muraglia Cinese, di cui il tratto di Badaling, quello tra i meglio conservati dell’intera opera, è il più accessibile dalla città, con autobus e collegamenti ferroviari a tutte le ore del giorno, e poi ancora il sito dell’Homo Pekinensis a Zhoukoudian, le meravigliose Tombe Ming o le imponenti Terme Longmai a Xiaotangshan. Al di fuori dei percorsi turistici classici, Pechino offre luoghi davvero particolari, come le 798 Art Zone e Sanlitun, due realtà nuove e figlie di rivitalizzazioni d’area, entrambe plasmate all’interno della cornice di globalità diffusa che sta attraversando alcune parti della città più inclini al confronto multiculturale.

Il 798 Art Zone
Questo quartiere è un esempio di mutazione genetica di un’area pechinese, una delle moltissime realtà in trasformazione nella Pechino contemporanea, che distrugge e ricostruisce sé stessa ad un ritmo vertiginoso. Dopo un’incubazione di circa un ventennio, nel quale alcuni artisti l’hanno eletto come loro dimora artistica, questo ex distretto industriale di periferia si è trasformato in un gigantesca vetrina per i movimenti artistici di tutto il mondo, comparato spesso al quartiere newyorchese di Greenwich Village oppure a Soho. L’area nasce originariamente come fabbrica militare, figlia di un progetto congiunto di ingegneri ed architetti provenienti dalla Germania dell’Est, dall’URSS e dalla Cina. Il faraonico progetto, uno dei più grandi e costosi realizzati nella Cina di quegli anni, ha la particolarità di essere stato realizzato secondo lo stile Bauhaus, che privilegia la razionalità delle costruzioni, in una tensione che vede uso e funzione trasformarsi nei principi cardine che guidano l’intera fase creativa e progettuale. Sono l’attrattività dello stile Bauhaus, assieme alle grandi superfici coinvolte e alla posizione decentrata eppure vicina al centro, i motivi che attraggono i primi pionieri del Dashanzi Art District nel 1984. Da lì in poi le occupazioni si moltiplicano, e nel giro di pochi anni il quartiere si trasforma in una vera e propria fucina di art design, con alcuni tra i più importanti designer, architetti ed artisti cinesi ed internazionali che scelgono il quartiere per insediarsi con almeno uno shop di rappresentanza o un’esposizione permanente. Tanto per citarne alcuni, nel 2001 l’americano Robert Bernell sposta la sua Timezone 8 Art Books, libreria specializzata in libri d’arte, architettura, fotografia e design, con una parte dedicata a mostre ed eventi legati all’arte contemporanea. Nel 2002 è la volta del giapponese Tabata Yukitho, che all’interno di uno spazio di 400 m² fonda il Beijing Tokyo Art Projects, prolungamento cinese della della Tokyo Gallery. Gli anni successivi vedono la fioritura di nuove attività ed esposizioni legate al mondo dell’arte contemporanea. Schiere di artisti e designer, attratti dagli spazi post-industriali del quartiere, s’insediano nella zona, rinnovandone l’estetica e preservando il legame con il passato, compresi gli slogan maoisti, che danno un ironico tocco “Mao Kitsch” all’intera area. La prima Beijing Biennale si tiene nel 2003. Successivamente è la volta del primo Dashanzi International Art Festival. La popolarità del quartiere aumenta vertiginosamente, attraendo altri galleristi famosi, compagnie di design, firme internazionali della moda, negozi e brand internazionali, come Sony, Omega, Christian Dior, Royal Dutch Shell. Proliferano caffè e ristoranti di lusso. Vengono organizzati eventi con musicisti di calibro internazionale. L’avvento delle Olimpiadi del 2008, che vede per l’occasione la partecipazione di numerosi artisti e designer provenienti proprio dalla 798 Art Zone, segna il definitivo ingresso del quartiere nel novero delle zone più (radical) chic di Pechino, un vero connubio tra arte e lusso, innovazione e show-business, in cui gallerie e spazi espositivi sempre più innovativi convivono con nuove manifestazioni di un’esibizione spesso eccessiva e strabordante.

Uno dei modi migliori per vivere questa inebriante realtà è immergervisi senza troppi riferimenti e programmi. Percorrendo a piedi il quartiere sarà possibile visitare sia le esposizione temporanee più particolari, con pezzi inediti e d’avanguardia, incontrando artisti underground ed imbattendosi in installazioni decisamente cool, sia le gallerie più famose, quelle che internazionalmente vengono associate al nome stesso della 798 Art Zone. Tra queste menzioniamo: Long March Space con dipinti, foto, installazioni e video, assolutamente da non perdere. Chinese Contemporary Beijing, piccola galleria dedicata ad artisti locali emergenti, dall’avanguardista Huang Rui al political pop di Wang Guangyi, fino al realismo iconico di Zhang Xiaogan. 798 Space, uno tra i più importanti ed estesi spazi espositivi all’interno del Dashanzi Art District.
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