L’Isola del Castello è la Giamaica: a Legnano vibrazione positiva con Alborosie

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LEGNANO – «Quanta energia questa sera dai Caraibi», ha esclamato Alborosie ieri, venerdì 5 luglio, di fronte alla vibrazione positiva manifestata dal pubblico del Rugby Sound Festival che nel corso del concerto l’ha impegnato in numerosi botta e risposta, non ultimi gli auguri cantati in coro alla notizia che il giorno precedente l’artista reggae aveva festeggiato il suo compleanno. Al suo fianco la band Shengen Clan e in particolare le due coriste con cui ha intrecciato spettacolari duetti e coreografie sul palco. A precederli all’Isola del Castello di Legnano lo storico dj del ritmo in levare Vito War e i Patois Brothers, gruppo reggae veneziano dalla carriera ultradecennale.

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«Cantare non è il mio mestiere, è la mia vita»

«Siete fantastici, grazie», ha commentato il cantante una volto noto come Stena dei Reggae National Tickets, dopo aver eseguito i primi pezzi, tra cui “Viral” e “Poser”. Alborosie, presenza già nota al Rugby Sound Festival, dopo aver coinvolto i presenti in una corale “Kingston Town”, ha poi voluto aggiungere: «Guardate che bel palco che ho stasera. È da molto tempo che non vengo in Italia. Ormai il mondo si nutre sono di negatività e io cerco di stare lontano dalle brutte notizie. Cerco invece di restare positivo: solo così si può diventare belli dentro, delle belle persone, è un percorso che va fatto anche per le generazioni future. E ormai non parlo più, ma canto, che non è neanche il mio mestiere, è la mia vita».

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Un proposito disatteso alcune canzoni più avanti – tra queste “Unprecedented time”, Jah Jah Crown”, “Diversity” – all’atto di infilarsi nuovo gli occhiali da sole dopo averli brevemente tolti: «Così non vi vedo, mentre così – indossandoli – sì, anche se le lenti sono scure. Vi sento in tutte le parti positive». E ancora, il richiamo a tutelare l’ambiente: «Sono ecologista. Mentre il mondo abbraccia la cause verde in Italia si fa sempre un passo indietro». In mezzo “Steppin’out” e i doverosi omaggi al Profeta Marley, prima con “Get up, stand up” e poi con la versione strumentale di “Iron lion Zion”. Un’ultima cover, questa volta “The unforgiven” dei Metallica, ad annunciare il ritorno in scena per il bis: dopo un’ora e mezza di live il saluto finale, sulle note di “Rock the dancehall”e “Camilla”, è stato all’insegna delle danze condotte da Alborosie con coriste e chitarrista della Shengen Clan Band.

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Riscaldamento per il reggae party

Il momento del riscaldamento per trasformare l’Isola del Castello in dancehall è stato affidato ai Patois Brothers e alla sapiente selezione di Vito War. Nel primo caso, tra pezzi come “Politician”, “Music from the future” e “Play roots”, insieme all’invocazione dello stop alla guerra “Free Palestine” non poteva mancare – «siamo tutti contro la cannabis?» – “Smoke free” per l’erba considerata sacra dai rastafariani; da parte del maestro di Milano, che alla console aveva appunto scelto “L’erba della giovinezza” di Brusco, un dj set per iniziare a dondolare dedicato a «quelli che pensano che con la musica si possa cambiare il mondo». Per i reggae soldati ripasso, dunque, non solo a base di tutti gli inni di Bob ma anche dei successi di Jimmy Cliff, Toots & The Maytals, John Holt e Sud Sound System: brani soprattutto per «chi c’era dalle prime edizioni, grazie a tutti quelli che hanno fatto sì che il Rugby Sound Festival sia ciò che è ora».

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