Varese, 16enne preso a schiaffi e rapinato: «Dopo i fatti ha smesso di uscire con gli amici»

VARESE -Aggredito e rapinato per strada, a due passi da casa. Messo sotto pressione per questioni di soldi, spinto a sentirsi in colpa per le cose brutte che sarebbero capitate a suo padre. Momenti bui nella vita di un ragazzo classe 2000, soltanto sedicenne all’epoca dei fatti contestati ad un tradatese di 38 anni in un processo per rapina e tentativo di estorsione, nel quale il giovane è parte civile: posizione che gli ha consentito di chiedere i danni, in tribunale a Varese, per le sofferenze patite.

La richiesta di condanna

Il processo è giunto alle battute finali. Il pubblico ministero ha chiesto 3 anni di reclusione e 500 euro di multa per l’imputato, noto alla famiglia delle presunte vittime: il ragazzo, ma anche suo padre, a sua volta parte civile nel processo, a fronte delle difficoltà attraversate nel vedere il figlio chiudersi in sé stesso dopo gli episodi di violenza. Rapporti sociali annullati, niente più uscite con gli amici; in pratica il ragazzo metteva piede fuori di casa soltanto per recarsi a scuola.

Schiaffi in strada

Perché la richiesta di condanna? Il 38enne in un giorno di gennaio del 2017 sarebbe comparso sulla strada del giovane, che stava rincasando, e lì lo avrebbe preso a schiaffi portandogli via orologio e telefono, e dicendogli con fare minaccioso di entrare in casa, recuperare oro e soldi dei genitori e tornare da lui, che solo a quel punto, con le tasche piene di contanti e preziosi, lo avrebbe lasciato in pace.

Il presunto complice

Il pubblico ministero in udienza ha ricostruito il calvario di padre e figlio – assistiti dall’avvocato Giuseppe Vetrano del Foro di Catanzaro, sostituito in aula dal collega Jacopo Arturi – facendo riferimento anche al ruolo che avrebbe ricoperto un presunto complice dell’imputato. Si tratta di un giovane sui vent’anni, mai identificato, ma descritto dall’allora 16enne in base alla corporatura e a un tatuaggio. Giovane che nel periodo precedente la rapina sarebbe stato la causa di ulteriori drammi per il minore, perseguitato da un gruppo di coetanei.

In un centro commerciale il presunto complice avrebbe sottratto al ragazzino i 30 euro che il padre gli aveva messo in mano per comprarsi delle scarpe nuove; successivamente, nel parcheggio di un supermercato di Venegono Inferiore, sarebbe ricomparso prospettando al 16enne dei guai con suo papà, che avrebbe dovuto sborsare parecchi soldi per dei cellulari acquistati dal figlio rivolgendosi proprio al ventenne. Cellulari che però il minore non aveva affatto comprato, ma il genitore mise mano al portafoglio per dare 700 euro al ventenne.

La perquisizione

L’imputato aveva avuto rapporti di lavoro problematici con la famiglia delle persone offese, da cui – secondo la ricostruzione della Procura – avrebbe preteso in più occasioni delle somme di denaro. La difesa ha chiesto l’assoluzione, e rispetto all’accusa di rapina ha specificato che i carabinieri avevano perquisito l’abitazione dell’uomo, senza trovare traccia degli oggetti portati via al 16enne.

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