di Pier Felice degli Uberti*
Il 10 maggio è stato pubblicato lo stemma e il motto di Papa Leone XIV, uno stemma che vuole raccontare, tracciando in sintesi, i propositi e la strada che vuole seguire il suo Pontificato. Apparentemente non vi sono differenze dallo stemma che il cardinale Robert Francis Prevost utilizzava dalla sua ordinazione episcopale, ma non è così perché lo stemma papale rappresenta la perfezione del profondo significato in esso contenuto.

Andiamo ad esaminare la descrizione araldica dove vediamo lo scudo: “Tagliato: nel 1° d’azzurro a un giglio d’argento; nel 2° di bianco, al cuore ardente e trafitto da una freccia posta in sbarra, il tutto di rosso e sostenuto da un libro al naturale”. Lo stemma di Sua Santità Leone XIV innalza in una campitura d’azzurro, il colore che richiama le altezze dei cieli e si caratterizza per la sua valenza mariana, un classico simbolo in riferimento alla Beata Vergine Maria, il giglio (flos florum). Nell’altra campitura, di colore bianco si staglia l’emblema dell’Ordine Agostiniano, un cuore ardente trafitto da una freccia. Tale figura rappresenta simbolicamente le parole di Sant’Agostino riportate nel libro delle Confessioni: «Sagittaveras tu cor meum charitate tua», («Hai ferito il mio cuore con il tuo amore»). Si tratta di un elemento che dal XVI secolo in poi sarà sempre presente nell’emblema degli agostiniani, pur con le diverse varianti, quale la presenza del libro simboleggiante la Parola di Dio che può trasformare il cuore di ogni uomo, come è stato per Agostino, come si vede quest’immagine richiama l’esperienza della conversione di Sant’Agostino che lo stesso spiegava con le parole: “Hai trafitto il mio cuore con la tua Parola”.
Il libro richiama altresì le illuminate opere che il Dottore della Grazia ha donato alla Chiesa e all’umanità. Il bianco (nello stemma papale in tonalità avorio), è un colore che ritorna in altri stemmi di ordini religiosi, e si può leggere come simbolo di santità e di purezza. Ma il bianco, che in araldica è usato raramente da alcuni ordini religiosi ha la caratteristica di voler essere bianco avorio, inesistente in araldica cosa che lo farebbe dimenticare se grazie alla Repubblica di San Marino che nel 1997 prima nel mondo adottò gli stemmi dei Castelli (unità territoriali come i comuni) con l’indicazione del numero di pantone grafico che indicava chiaramente il colore, rendendolo così fisso nel tempo senza possibilità di confusione.
Poi il motto, «In Illo uno unum» («Nell’unico Cristo siamo uno»), riprende le parole di sant’Agostino ha pronunciato in un sermone, l’Esposizione sul Salmo 127, per spiegare che «sebbene noi cristiani siamo molti, nell’unico Cristo siamo uno», un motto raccontato in una intervista con i media vaticani del luglio 2023, dove spiegava “Come si evince del mio motto episcopale, l’unità e la comunione fanno parte proprio del carisma dell’ordine di Sant’Agostino e anche del mio modo di agire e pensare. Penso che sia molto importante promuovere la comunione nella Chiesa e sappiamo bene che comunione, partecipazione e missione sono le tre parole chiave del Sinodo. Quindi, come agostiniano, per me promuovere l’unità e la comunione è fondamentale”
Lo scudo è timbrato da una mitra d’argento, ornata di tre fasce d’oro unite da un palo dello stesso, con le infule svolazzanti, foderate di rosso, crocettate e frangettate d’oro, e accollato alle chiavi petrine decussate e addossate, quella in banda d’oro e quella in sbarra d’argento, legate da un cordone di rosso.
Oggi l’araldica anche all’interno della Chiesa è quasi abbandonata ed assistiamo a stemmi che non seguono i dettami dell’araldica storica ufficiale, ma fortunatamente abbiamo Don Antonio Pompili, vice presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano e membro dell’Accademia Internazionale di Araldica, che da allievo prediletto del più grande araldista ecclesiastico del XX secolo il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, che realizzo il famoso stemma personale del pontefice sostituendo la tiara con la mitra; per fortuna Don Antonio Pompili realizzatore di tanti stemmi di prelati nel mondo è un punto fisso per la continuazione di una scienza che ha bisogno di studi accademici per essere praticata.
Altra sorpresa che ci riserva il Pontefice è quella di essere il primo pontefice statunitense, e di avere chiare radici europee: una contaminazione di etnie e storie che attraversano l’Italia, la Francia e la Spagna. In questi giorni si è visto una caccia alla ricerca genealogica della famiglia del Papa, tutti vogliono trovare la genealogia di una famiglia che è stata disinteressata a questa materia.
Sebbene siamo ancora all’inizio della ricerca, sappiamo che è nato a Chicago il 14 settembre 1955 da madre creola e padre italo-francese, il profilo di Leone XIV riflette un’inedita miscela culturale.
La scoperta di documenti che confermano legami con l’Italia ha riaperto il dibattito sulla “italianità” del nuovo papa, tema che potrebbe rafforzare il suo legame con la tradizione romana o sollevare nuove riflessioni sulla direzione internazionale della chiesa.
È certo che il nonno era piemontese, e sebbene non sia ancora disponibile un certificato anagrafico italiano diretto, la maggioranza delle fonti giornalistiche convergono basandosi anche su documenti pubblici americani che rafforzano l’ipotesi delle origini italiane, in particolare piemontesi e liguri. L’eventuale conferma formale di queste radici assumerebbe un significato non solo storico, ma anche simbolico, rafforzando il legame tra il nuovo papa e l’Italia, nazione cardine nella storia della chiesa cattolica.
Il censimento statunitense del 1950, disponibile sul sito ufficiale dei National Archives Usa, documenta che John R. Prevost, nonno paterno del pontefice, è registrato come nato in Italia. Un dato confermato da una copia digitalizzata del censimento, che supporta l’origine piemontese del ramo familiare. L’essere piemontese accomuna Leone XIV a papa Francesco, che era di origine piemontese per padre e ligure per madre. In base ai dati in nostro possesso è sempre più certo che il nonno era legato ad un piccolo comune in provincia di Torino: Settimo Rottaro, una zona dove il cognome Prevost è diffuso ancora oggi. Il legame con questa area rafforza l’ipotesi di radici italiane da parte paterna. Bisogna sapere che l’archivio del comune di Settimo Rottaro conserva il presunto atto di nascita del nonno di papa Leone XIV.
L’antenato del nuovo pontefice, dunque, sarebbe originario proprio del paese in provincia di Torino. Da qui sarebbe poi emigrato negli Stati Uniti. Sulla questione mancano ancora conferme definitive, ma sono molti gli elementi che riducono le incertezze. In paese, molte persone hanno il cognome Prevosto, da cui deriverebbe il cognome di Leone XIV. Non ci sono dubbi che Leone XIV abbia origini anche italiane. Ed è certo che da Settimo Rottaro, nella seconda metà dell’Ottocento, molte persone sono emigrate in America.
*Presidente della Confederazione
Internazionale di Genealogia ed Araldica
