Pontificano (termine quanto mai attuale) sull’unità del centrodestra, in verità se potessero si metterebbero le dita negli occhi. Esageriamo? Anche no alla luce delle ultime tensioni locali tra Fratelli d’Italia e Lega per le vicende pre elettorali di Castellanza, dei malumori nemmeno tanto nascosti per le scelte di Forza Italia che, in Provincia, fa gli occhi dolci al centrosinistra, per le premature ma incontestabili velleità di ciascun partito sulle candidature a sindaco nelle principali città del Varesotto.
Un bel quadretto che i confronti (eufemismo) interni a Fratelli, Lega e berlusconiani completano in modo emblematico. Naturalmente, tutti pronti a smentire anche l’evidenza di una visione politica presente e futura che diverge su alcuni nodi fondamentali. E sulla vera o presunta leadership di coalizione. La Lega, ad esempio, in debito di consensi fatica moltissimo a cedere lo scettro al partito di Giorgia Meloni, specialmente nell’area varesina che considera con ragione la sua terra d’elezione, la sua culla identitaria per usare un po’ di retorica. Ma Fratelli d’Italia l’ha surclassata alle urne, oggi è il partito di maggioranza relativa e, dal suo punto di vista, pretende di guidare la baracca. Forza Italia sta recuperando voti e credibilità, ma non riesce a ricompattarsi al suo interno dove, nelle città, ci sono tanti galli e galletti pronti a beccarsi, anzi, che hanno già cominciato a beccarsi. Tanto più che la spinta verso destra degli altri due partner l’allontanano dall’elettorato moderato e di centro a cui guarda con comprensibile interesse elettorale.
A tutto ciò si aggiungono le piccole o grandi ritorsioni personali. Restiamo a Castellanza: la Lega ha posto il veto sul candidato meloniano a sindaco, spostando il proprio simbolo su un avversario di area civica. Inevitabile la polemica e i dissapori destinati a trascinarsi nel tempo. Ad appiccare il fuoco è l’ala di Mario Mantovani dei Fratelli, che ha espresso il candidato primo cittadino castellanzese e si contrappone al gruppo che in provincia fa riferimento a Francesca Caruso e a Ignazio La Russa. Nella sua risposta, Andrea Cassani, segretario provinciale di solida fede salviniana, non ha fatto sconti.
A Saronno, però, dove si vota tra due settimane, il centrodestra sembra far quadrato (obtorto collo) attorno alla figura di un forzista. Appunto, sembra, perché alle spalle se ne dicono e se ne sentono di tutti i colori. Saronno, dove il centrodestra è però dato per favorito a causa della clamorosa divisione del centrosinistra e, nella fattispecie, del Partito democratico, che in provincia non sembra navigare in acque troppo calme. A Saronno e, prestando orecchio ai sussurri, neanche nel capoluogo. Di sicuro non c’è identità di vedute tra le sezioni piddine di Gallarate e Busto Arsizio attorno alla grande questione dell’ospedale unico: i dem gallaratesi lo osteggiano apertamente, i loro congiunti bustocchi ne parlano poco e, comunque, con un atteggiamento di ragionevolezza rispetto al problema. Se proprio volessimo dirla tutta il Pd, tra Saronno e Busto/Gallarate, è campione di confusione.
Da queste premesse, domenica 25 e lunedì 26, si va alle urne in una manciata di comuni, non i più significativi benché a loro modo determinanti per i rapporti nelle coalizioni e all’interno degli stessi partiti, a destra come a sinistra. Un bel match elettorale da cui spunteranno i nuovi sindaci e le relative assemblee civiche. Destinati ad amministrare i rispettivi comuni con viatici pre elettorali per nulla rasserenanti, tanto che qualcuno in vena di ironizzare, ma neanche tanto, diffonde un auspicio all’incontrario: che vinca il peggiore!
