LONATE POZZOLO – Si sedeva sempre lì, Donato Castellin. Per cercare conforto. Ora quella panchina porta il suo nome. Oggi, 30 settembre, Lonate Pozzolo ha intitolato quella seduta nel complesso edilizio Lumiere a chi l’ha vissuta in maniera speciale: Castellin – scomparso lo scorso giugno – era un punto di riferimento dei volontari del Parco del Ticino di Gallarate e parte della squadra locale di Protezione civile, ma anche attivissimo a livello sociale e con il gruppo anziani. «Ci ha insegnato che il vero valore di una comunità risiede nella solidarietà e nell’aiuto reciproco», le parole del vicesindaco Andrea Colombo. «Il suo spirito vivrà nei nostri cuori per sempre e continuerà a ispirarci a lavorare insieme per un futuro migliore».

«Dedizione incrollabile»

Castellin (nella foto a sinistra) era noto per «la sua dedizione incrollabile», ha detto Colombo. «Ha dimostrato che il vero cambiamento inizia da una singola persona disposta a dare il proprio tempo e le proprie energie per il bene degli altri». Lo ha ricordato come un lavoratore «instancabile» nell’associazione. Una persona che «ha ispirato molti di noi a seguire il suo esempio e a fare la differenza nella vita degli anziani della nostra comunità». Ha parlato a nome dell’amministrazione comunale, che «riconosce e apprezza profondamente il contributo inestimabile dei volontari come Donato. E che rendono Lonate un luogo migliore». Ora quella panchina porta il suo nome, in modo che «coloro che si siederanno, possano riflettere sul suo impegno e dedizione per la comunità». Ecco perché «onoreremo la sua memoria continuando il lavoro per il bene di tutti».
Il ricordo degli amici
Un’iniziativa promossa dai vicini condomini. Amici che hanno ricordato Donato come «una persona straordinaria, che ci ha lasciato troppo presto e inaspettatamente». Non era solo un genitore e un nonno «amorevole», ma anche «un uomo sempre pronto a dare una mano a chiunque ne avesse bisogno». Numerose le attività che svolgeva Castellin: era impegnato in attività sociali e ha prestato servizio come alpino, oltre a essere membro della Protezione civile e tra i volontari del Parco del Ticino. Inoltre è stato accompagnatore sociale, «cercando sempre di avere un impatto positivo sulla comunità». La panchina è il ritratto del posto in cui «trovava spesso conforto». Dove si prendeva una pausa mentre i suoi adorati cani si godevano un momento di aria aperta. Un luogo che gli ha offerto ospitalità per fumarsi una sigaretta e intrattenere conversazioni con amici o passanti. Insomma, era la panchina «dove poteva rilassarsi e connettersi con gli altri, lasciando un’impressione duratura in coloro che avevano la fortuna di averlo incrociato». Con l’augurio che la sua memoria «possa ispirarci a essere gentili, disponibili e impegnati. Come lo era lui».
