Malnate al ballottaggio, Sandro Damiani: «Barel mio vice in caso di vittoria»

Nella foto di Lorenzo Crespi, Mario Barel (a sinistra) e Sandro Damiani

MALNATE – Sandro Damiani, candidato sindaco al ballottaggio con il centrodestra, scopre la prima carta: «Il mio vicesindaco, in caso di vittoria sarà Mario Barel». Sul fronte dem, invece si continua a lavorare ai fianchi la coalizione Bellifemine cercando di portare la truppa su posizioni più morbide in vista del faccia a faccia dentro l’urna.

Cassina, prendere o lasciare

Damiani del cow boy non ha solo stivali, cintura con fibbia texana e cravatta bolo che indossa spesso. Ha anche modi netti: pochi fronzoli e messaggi diretti. E così, su questa linea si è sempre mossa e continua a muoversi l’intera coalizione. In sintonia. Nessuno, infatti, ha vacillato davanti alle proposte, ritenute esagerate, di Paola Cassina. “No grazie” è stata la risposta.

La tattica, invece, è quella di puntare sul voto di coscienza. “La Cassina ha come motto quello di essere la candidata di una coalizione che nasce dal centrodestra. Mi auguro quindi che al ballottaggio votino secondo la propria coscienza politica lasciando da parte ogni inutili e dannoso personalismo“. E’ un po’ questo il ragionamento e forse la speranza (che d’altro canto hanno anche i piddini nei confronti dei Sostenibili in particolare) che anima in questi giorni pre voto la coalizione Damiani.

Per la giunta si lavora

Intanto c’è già il nome del primo componente della prossima giunta Damiani. Mario Barel, esponente di punta (la donna è Franca Zanon) di Malnate Ideale, l’uomo del passo indietro che ha sacrificato la sua candidatura per l’unità del centrodestra, senza però desistere sul “veto Cassina”. Sarà lui il vice in caso di successo. E Damiani, che ha già avuto Barel come spalla nel suo primo mandato “monco”, ha deciso di ripagare la lealtà e di dichiarare subito il suo ruolo.

Per la giunta invece si attende. Motivo? Quello ufficiale è che all’interno della coalizione si stanno valutando competenze, pesi politici ed equilibri. Però la liturgia della materia dice altro, ovvero: attendere l’esito, studiare il flusso dei voti, avere la certezza politica che le preferenza decisive siano giunte dagli scissionisti e poi, magari, ragionare su schemi oggi nemmeno presi in considerazione.

Del resto la politica non è una scienza esatta, bensì una materia in cui quel che ieri era impossibile, oggi e probabile e domani potrebbe diventare certezza.

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