Harakiri Inter, Matteo Caronni punta il dito contro la società: “Chi ha permesso a Icardi di trascorrere la settimana tra feste e gite?”

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Matteo Caronni

Sono sempre stato parecchio critico riguardo l’abuso di frasi retoriche e luoghi comuni nel calcio, ma devo ammettere che vedendo l’eliminazione dalla Champions dell’Inter non ho potuto far altro che pensare al tanto decantato “Dna di una squadra”. “La pazza Inter”, un’espressione che gli stessi interisti rivendicano con orgoglio come simbolo di una diversità intrinseca rispetto alle altre squadre. Una follia sportiva che porta a grandi imprese, ma anche a inspiegabili fallimenti. Credo che nel suo piccolo tutto questo sia stato rappresentato dal girone di Champions appena concluso.

Harakiri Inter nel bene e nel male

Si parte con una grandissima rimonta col Tottenham che, insieme alla vittoria di Eindhoven, ti spiana la strada verso gli ottavi. Prosegui con una buona figura nel doppio confronto col Barcellona, per poi perdere a Londra e suicidarti in casa col Psv. Prima volta nella storia che un club viene eliminato dopo aver fatto 6 punti nelle prime 2 giornate. Roba da “pazzi” appunto. Cocenti delusioni a cui, suo malgrado, non è nuovo nemmeno Spalletti, a proposito di DNA. Per informazioni chiedere a Roma. Tuttavia accanirsi con l’ennesimo allenatore nerazzurro che trova difficoltà in questo periodo dell’anno sarebbe miope, semplicistico e ingiusto, anche se in linea con il codice genetico del tifoso interista che con Moratti ha imparato a “ragionare” solo in questa maniera.

Chi ha dato il permesso a Icardi?

Andando a scavare sulle reali cause dell’ultimo harakiri nerazzurro bisogna salire ai piani alti. A chi, per esempio, dà il permesso al capitano di vivere la settimana che porta alla partita della vita (definizione di Spalletti) tra feste e gite di famiglia utili a far crescere solamente la propria popolarità. A chi decide di mettere una toppa che è peggio del buco spedendo a Madrid pure il vicepresidente e il Ds. So cosa state pensando: ma “Icardi ha segnato e giocato un’ottima gara”. Vero, anzi verissimo, ma qui non si discute l’Icardi giocatore o l’Icardi uomo, ma l’Icardi capitano. Nel calcio la forma diventa anche sostanza. Nello sport colui che porta la fascia al braccio non è “il più bravo” o “chi segna di più”, ma colui che traccia le linee guida del comportamento del gruppo. Il messaggio lanciato tutta settimana è stato rivolto esclusivamente all’impegno del Barcellona, dando talmente per scontata una vittoria col Psv da potersi permettere di festeggiare e viaggiare. Se al capitano viene concesso tutto ciò, è inevitabile che per il gruppo scatta quel senso di “vale tutto” che poi porta a un approccio schizofrenico e frenetico come definito dallo stesso Spalletti.
Tutto ciò che non deve fare l’Inter è incaricare ora Marotta nel ruolo del salvatore della patria. Il vero salvatore dell’Inter può essere solamente l’Inter stessa, dalla testa, dalla proprietà. Accantonando il gusto della follia e apprezzando un po’ di più una sana normalità.

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