Mazzucchelli assolto, incubo finito: «Fatta giustizia. Ma ho subito danni e minacce»

Ettore Mazzucchelli (a destra) con l'avvocato Cesare Cicorella

BUSTO ARSIZIO – «È stato pesante, c’erano persone che reputavo amici che attraversavano la strada dall’altra parte per non incrociare il mio sguardo. Ma giustizia è stata fatta». Per il farmacista bustocco Ettore Mazzucchelli la sentenza di assoluzione in Appello dall’accusa di truffa è la fine di un incubo «iniziato il 31 dicembre del 2020 alle 18.45 – se lo ricorda come se fosse ieri – quando quattro carabinieri in borghese varcarono la soglia» del suo negozio di via Cavallotti, in una città ormai deserta a poche ore da Capodanno.

«Papà avrebbe sofferto»

«Fu mio papà Franco, già malato, ad accompagnarmi dall’avvocato Cicorella – ricorda Ettore Mazzucchelli – papà è morto il 3 marzo 2021, un mese prima che la vicenda finisse su tutti i giornali. Menomale che non c’era più, ne avrebbe sofferto molto». E il farmacista non nasconde di aver «pianto al telefono» con il suo legale quando è arrivata la sentenza di assoluzione: «Oggi c’è serenità, ma è uno stato d’animo che ho sempre avuto perché ho creduto sempre di aver operato in buona fede. Poi gli inconvenienti capitano, e sono molto spiacevoli, ma questa vicenda è stata mal interpretata fin dall’inizio. Sarebbe bastata una telefonata da parte della persona che ci ha denunciato e si sarebbe subito chiarito tutto». Anche perché quella di utilizzare i codici Pin degli utenti celiaci era un’abitudine: «L’abbiamo sempre fatto alla luce del sole – racconta Mazzucchelli – avevamo cinque faldoni con gli elenchi dei pazienti e i rispettivi codici. Se ci fosse stata una volontà fraudolenta li avremmo tenuti nascosti».

Le minacce e le pressioni

L’eco dell’indagine, infatti, «è stata pesante – ammette il farmacista bustocco – essere sulla bocca di tutti in maniera così negativa fa male, soprattutto per chi fa la mia professione. Siamo gli unici sempre aperti senza appuntamento». Ettore Mazzucchelli non dimentica «i messaggi su TikTok, Facebook e Instagram con minacce pesanti anche nei confronti della mia famiglia, mia moglie e le mie figlie. Uno shock». Ma anche «le pressioni subite anche da persone che reputavo amici, persone che attraversavano dall’altra parte quando incrociavano il mio sguardo», e le ricadute sulla sua attività. «Avevamo 400 pazienti celiaci che gravitavano mensilmente, con un trend in lieve calo per via dell’apertura alla grande distribuzione, ma adesso non arriviamo a 90. È più che dimezzato il fatturato di questo segmento».

L’accusa

Una vicenda che, come spiega l’avvocato Cesare Cicorella che ha difeso Mazzucchelli, «ha lasciato con il fiato sospeso» per anni, provocando «un danno facilmente intuibile a carico della farmacia, accostata al reato di truffa». In primo grado il giudice Stefano Colombo aveva infatti condannato il titolare dell’esercizio Ettore Mazzucchelli a sei mesi per truffa con il rito abbreviato: l’ipotesi dell’accusa, sostenuta dal PM Flavia Salvatore della Procura di Busto Arsizio, era che la farmacia svuotasse le carte prepagate che il servizio sanitario nazionale mette a disposizione dei celiaci facendosi consegnare il codice PIN di accesso. «C’erano prove acquisite in totale difetto di responsabilità» sottolinea Cicorella.

«Nessun vantaggio fraudolento»

«A noi preme chiarire che in tutta questa vicenda delicata quello che per noi è certo, perché emerso dall’istruttoria – prosegue il legale – è che non ci fosse alcuna prova di vantaggi fraudolenti che la Farmacia potesse aver ricavato utilizzando, per lo snellimento della burocrazia, il codice Pin comunicato dai titolari delle carte. Nei motivi di appello, analizzando ogni argomentazione, abbiamo evidenziato alla Corte come le argomentazioni del giudice di primo grado, sia sotto il profilo giuridico che del merito, fossero del tutto errate. Da un lato, il reato di truffa non è sussistente, infatti l’assoluzione è stata “tranchant”, dall’altro l’aver ricevuto dai titolari il codice Pin delle carte personali, anche se non legittimo rispetto alla norma, non ha alcuna significatività dal punto di vista penale perché non finalizzato ad alcuna condotta fraudolenta. La Corte ci ha dato ragione nonostante la contrarietà delle conclusioni del Procuratore Generale alla quale abbiamo spiegato la non sussistenza della truffa portando il contenuto di sentenze della Cassazione». Tra l’altro la farmacia aveva già integralmente risarcito il danno ai soggetti ritenuti persone offese – ricorda l’avvocato Cicorella – anche se alla luce della sentenza di assoluzione emerge il fatto che il risarcimento non sarebbe stato dovuto».

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