VARESE – «È stato proprio un caso di “trovarsi al posto giusto nel momento giusto”. Non ci chiamavamo neanche Goblin e avevamo un contratto con la Cinevox Record, casa discografica che si occupava di colonne sonore. Quella di “Profondo rosso” era stata commissionata a Giorgio Gaslini ma poi Dario Argento si rese conto che non voleva musica classica, bensì quella dei Pink Floyd e dei Deep Purple». Così Claudio Simonetti ha ripercorso ieri, lunedì 8 settembre, al Miv il fatidico incontro in una chiacchierata a porte chiuse organizzata da Emp, associazione del regista Emanuele Mattana nata «per far toccare con mano ciò che facciamo». A dialogare con il celebre compositore, che stasera si esibirà al multisala accompagnando dal vivo la proiezione dell’horror, è inoltre intervenuto il giornalista e appassionato cinefilo Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55.
«Per l’epoca il prog rock era una musica assurda»
«Carlo Bixio, che ci stava producendo, propose noi. Cercammo allora di fare i brani di Gaslini a modo nostro, andammo anche a casa di Dario ad ascoltare dei dischi e ci diede dei suggerimenti», ha ricordato l’artista che, da Roma, si è trasferito a Lugano da circa un anno. «Provammo un po’ l’arpeggio di “Profondo rosso” e andammo a registrare in uno studio in piazza Euclide, dove c’era anche un organo da chiesa con grandi canne, che fu determinante. Incidemmo dei brani, però per noi la cosa finiva lì. All’epoca il prog rock, che neanche si chiamava ancora così, era una musica di nicchia, assurda per un’epoca in cui giravano soprattutto canzonette. Era il 7 marzo 1975: il disco, una volta uscito, ebbe subito un grande successo».
Come ha aggiunto Simonetti, «oggi, per assurdo, abbiamo però più successo di allora. Compravano i dischi ma nessuno sapeva chi fossero i Goblin, non siamo mai usciti dall’Italia; oggi, grazie a Internet, siamo più conosciuti di allora. Il nome ce lo diede la casa discografica e indica un folletto magico, ma cattivo: oltre a essere un nemico dell’Uomo Ragno si chiamano così le zucche realizzate per Halloween».
“Demoni” e dance
Interrogato su quanto il connubio con Argento rifletta quello tra Sergio Leone ed Ennio Morricone, il maestro ha precisato che «con lui facemmo tre o quattro film come Goblin; poi, a partire da “Phenomena”, sono stato io da solo. Alla fine ogni film rispecchia l’epoca in cui viene fatto e io ho sempre cercato di diversificare. Era proprio a metà degli anni Ottanta, quando imperava la musica dance, che Lamberto Bava fece “Demoni”. Gli dissi: “Qui ci vuole una musica tribale, ma che sia anche elettrodance”. È una delle mie pellicole preferite, un cult che quest’anno ne compie quaranta.
Come ha sottolineato Inzaghi, con “Profondo rosso” la musica entrava in scena in un legame inedito tra azione e colonna sonora, che come precedenti poteva forse vantare solo “Psycho” e “Gli uccelli” di Alfred Hitchcock. «È una fusione di immagini, musica e suoni. Bisogna tenere conto – così Simonetti – che concorrono a una colonna sonora anche rumori e dialoghi. La “colonna internazionale” che viene distribuita consiste infatti nel film senza le voci, per permettere di doppiarla».
Quanto al “Suspiria” girato a Varese, che Luca Guadagnino ha dichiarato non essere un remake, ma un film diverso per cui si è però ispirato alla pellicola di Argento, l’«ignorato» Simonetti ha così commentato: «Povero Thom Yorke, si è trovato a fare le musiche. A me piace, ho tutti i suoi dischi però in questo caso, come avrebbe detto Di Pietro, non ci “azzeccano” proprio. Qualcuno ha anche messo online il film con inseriti i nostri brani e cambiava proprio tutto. So che a Venezia Guadagnino si è rifiutato di fare una foto con una ragazza che aveva la maglietta con l’immagine del “Suspiria” originale ed è scappato. Al posto suo io l’avrei fatta, sono più spiritoso».
Quaranta film al giorno e il calo dell’attenzione
Dopo aver ribadito l’ammirazione per John Williams – «tra cento anni suoneranno ancora i pezzi di Beethoven e i suoi» – è stato interrogato su come sia cambiato il ruolo della sua musica, ora che non c’è più il supporto fisico del disco: «Non mi occupo più di colonne sonore – questa la risposta – l’ultima volta è successo per “Saturnalia”, cinque anni fa. Non mi diverto più con i film, che perdipiù sono circondati da un’aura di grande incertezza per uscite e diffusione; inoltre viene proposta troppa roba e molto brutta. Tra le serie tv ce ne sono invece di molto belle, però la gente non ha più l’attenzione di una volta. Oggi, di film, ne vede quaranta al giorno e non ci fa più attenzione».
Sempre sulla stessa linea, parlando di John Carpenter, che con brani minimalisti dovuti alla scarsità di denaro a disposizione è riuscito a creare musiche eterne, Simonetti ha osservato che il cambiamento nelle colonne sonore è avvenuto soprattutto negli anni Ottanta e Novanta quando a quella composta da un autore venivano abbinati brani rock: «Una mossa commerciale, certo, ma le ha “imbastardite”. Da lì quelle degli horror hanno perso la loro identità. Oggi, però, ci sono ancora delle serie tv con musiche bellissime, solo che non se ne accorge più nessuno: io, da musicista, lo faccio ma il tutto è comunque troppo “inflazionato” e ci si fa meno caso».
Mattana lancia Emp e intervista il compositore di “Profondo rosso”


