Novara: la dirigente Rossi alza la voce e disegna un inedito “governo dei tecnici”

Novara Rossi Franzoni comune
La dirigente comunale Elisabetta Rossi ( a sinistra) protagonista di un inedito "show" in commissione consiliare

NOVARA – Todo cambia. Lo diceva la canzone omonima scritta nel 1982 dal musicista cileno Julio Numhauser e interpretata dalla cantante argentina Mercedes Sosa, scoperta dal pubblico italiano grazie a Nanni Moretti che l’ha utilizzata come parte della colonna sonora del film Habemus Papam del 2011.

Tutto cambia. Per anni ogni critica mossa all’assessore allo sport del Comune di Novara – nella fattispecie Ivan De Grandis – è stata sistematicamente rimbalzata sulle spalle del dirigente e dell’ufficio, al punto da arrivare al licenziamento del dirigente stesso.

Ora, come in una sorta di “rivolta degli schiavi” il vertice dell’ufficio, la (quasi) nuova dirigente architetto Elisabetta Rossi, non solo non se ne sta in silenzio a fare il cireneo, ma al contrario alza la voce, e difende a spada tratta il suo operato.

E l’assessora – nella fattispecie Elisabetta Franzoni – annuisce, accetta e anzi, suggella con una approvazione sostanzialmente incondizionata.

“Basta fare da parafulmine”

Il teatro dello scontro – o meglio, della clamorosa contromossa – è la seduta pre-vacanziera della IV commissione consiliare, convocata nel tardo pomeriggio di ieri per discutere ancora una volta l’intricata telenovela della palestra di fitness del Terdoppio.

Chi si aspettava il solito copione fatto di mezze frasi e burocratese difensivo è rimasto a bocca asciutta. L’architetto Elisabetta Rossi ha sfoderato un intervento al calor bianco (un intervento “politico” lo hanno definito le consigliere comunali del Pd Milù Allegra e Sara Paladini) mettendo a verbale un’arringa che ha spiazzato l’aula e ridefinito le coordinate del confronto tra macchina amministrativa e palazzo.

Il gran rifiuto via PEC e il «piano B»

Al centro del contendere, le concitate ore seguite al gran rifiuto della cooperativa “Comunità Giovanile Lavoro” individuata per la gestione transitoria della famigerata palestra, arrivato a sorpresa via PEC.

Rossi ha riscritto dal suo punto di vistala sequenza dei fatti: nessun tempo perso a guardare il soffitto, e nemmeno per avvisare l’assessora che in aula doveva rispondere ad una interrogazione in merito, ma un immediato impegno per avviare il cosiddetto “piano B”.

Si parla della indagine di mercato per sondare le altre palestre del territorio, per tentare di garantire la continuità del servizio ed evitare che i cancelli del Terdoppio rimanessero sbarrati.

E’ questa l’interpretazione “targata Rossi” dell’ articolo 97 della Costituzione e del principio cardine di separazione dei ruoli  tra politica e gestione. «Abbiamo  scelto di informare l’assessore solo una volta confezionata una soluzione concreta, evitando inutili allarmismi».

Va sommessamente ricordato che peraltro il “piano B” ha fallito l’obiettivo come il “piano A” e che solo il successivo provvidenziale ripensamento della cooperativa ha consentito di riaprire la palestra dopo due settimane di stop. Lasciando scolpita nella memoria la figuraccia di Franzoni che in consiglio comunale risponde alle interrogazioni dell’opposizione sfoderando improbabili ottimismi ignara -malgré elle – degli sviluppi reali .

La tecnocrazia dell’architetto

Il finale dell’intervento ha comunque lasciato poco spazio alle diplomazie: Rossi ha rispedito al mittente ogni addebito, bollando le discussioni in commissione come attacchi strumentali e lesivi del decoro e della professionalità dell’intero gruppo di lavoro.

Una sorta di disegno “tecnocratico” che ribalta radicalmente la prospettiva che per anni ha retto gli equilibri della dialettica in consiglio comunale

E non a caso qualche “vecchia volpe” del consiglio comunale, a margine della incandescente seduta di commissione di ieri, non ha mancato di rimpiangere i vecchi tempi, quelli in cui i dirigenti si limitavano ad un supporto funzionale e non assumevano il ruolo dei protagonisti.

Ma, si sa, todo cambia….

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