Il nuovo prevosto Gioia: «Varese città bella. La sfida è aiutare chi è in difficoltà»

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Mons. Gabriele Gioia davanti alla casa parrocchiale di San Vittore a Varese

VARESE – La sua conoscenza di Varese è ancora «superficiale», come ripete lui stesso un paio di volte alla richiesta di un bilancio sul primo periodo trascorso in città. Ma un giudizio sul territorio il nuovo prevosto monsignor Gabriele Gioia (nel video qui sotto l’intervista) lo esprime comunque volentieri: «Una città molto bella e popolata. La sfida su cui deve impegnarsi per il futuro è aiutare chi è in difficoltà».

Il primo impatto

Arrivato a Varese a settembre, Gioia ha vissuto un impatto positivo con la città, che sta ancora imparando ad apprezzare. «Sono stati due mesi ricchi e molto interessanti – spiega – mi sono sentito molto accolto ma devo ancora conoscere bene sia le realtà che le persone, però la mia impressione è stata molto viva e positiva. Sto ancora guardandomi attorno e imparando a conoscere la comunità e la città». In questi sessanta giorni ha avuto modo di vivere già alcuni momenti sociali varesini. «Ci sono stati degli eventi molto belli come la visita del cardinale Parolin al Sacro Monte e questo non ha fatto altro che darmi piacere».

Bellezze e difficoltà

«È una città molto bella, che si presenta bene – dice di Varese – sto andando molto a piedi e girando vedo le bellezze di questa città, che vedo popolata di tante persone di diverso tipo. C’è anche la presenza di persone in difficoltà, la città è impegnata nella solidarietà a queste persone: una solidarietà che deve diventare sempre più sistema, quindi la capacità di farsi carico e di prevenire i bisogni». Un tema molto attuale in città, con l’avvio imminente della mensa serale alla Brunella, che partirà proprio nella serata di domani, lunedì 11 novembre, fornendo una risposta immediata all’addio delle Suore che hanno lasciato via Luini. «So che ci sono anche sofferenze con persone con problema abitativo e realtà lavorative in difficoltà. Questo penso che sia una sfida del futuro su cui la città deve impegnarsi».

Il ruolo della Chiesa

Ma in questo contesto quale dev’essere il ruolo della Chiesa? «È quello soprattutto di curare il cuore delle persone – risponde il prevosto – dare le motivazioni profonde che muovono le persone a impegnarsi per gli altri a diversi livelli: a livelli professionali, di volontariato e anche a livelli sociali e politici. Però non è compito della Chiesa sostituirsi a quello che è il compito della politica e dell’amministrazione, la collaborazione c’è senz’altro e poi questo lavoro pastorale che fa riferimento al cuore che anima le persone nella loro vita».

Il profilo

Monsignor Gabriele Gioia, 62 anni, è arrivato a Varese da Lecco, dove ricopriva l’incarico di rettore del Collegio arcivescovile Volta. Non è la sua prima esperienza nel Varesotto: fino al 2019 è stato parroco della Comunità pastorale San Maurizio di Cassano Magnago. A Varese ha celebrato la sua prima messa lo scorso 9 settembre, qualche giorno prima del saluto ufficiale al suo predecessore monsignor Luigi Panighetti.

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