Pagelle Pro Patria: tanti bocciati, pochi promossi. Si salvano solo i tifosi

BUSTO ARSIZIO – Tutti, o quasi, dietro la lavagna! Con la Pro Patria in sospeso fra la concreta speranza di una riammissione in serie C e il piano B del ripescaggio (leggi qui le differenze), in casa biancoblù è arrivato il momento di tirare le somme di una stagione stregata, conclusasi con una retrocessione maledettamente giusta. Con i giocatori biancoblù che hanno già lasciato Busto Arsizio dopo il rompete le righe dello scorso martedì, è tempo dunque di pagelle, con un’inevitabile sfilza di bocciature (alcune eccellenti) a dispetto di poche eccezioni, fra cui i prodotti del vivaio.

Bocciati

Turotti: Il direttore – cui va il nostro massimo rispetto per essere stato il solo e l’unico a metterci la faccia nel post partita di Vercelli – ha praticamente condensato in una sola stagione tutti gli errori che non aveva commesso negli otto anni precedenti. Dal deficitario mercato estivo (con la squadra andata in ritiro senza esterni e attaccanti di valore – specie dopo le partenza di Castelli e Ndrecka – e con Beretta arrivato fuori forma sul fil di sirena), alla controproducente gestione degli allenatori (con il ritardato esonero di Colombo ed il mancato ricorso ad un mister esperto visto la piega che aveva preso il campionato) l’highlander Turotti ha pagato in un sol colpo tutti i miracoli dei campionati precedenti, incappando nella prima retrocessione in carriera. Anche se in cuor suo il direttore credeva di riuscire a sfangarla anche stavolta, non sempre le nozze si possono fare coi fichi secchi. Un ritorno insomma alla realtà terrena che servirà al dirigente biancoblù – da cui ne siamo sempre più certi e convinti dovrà partire la rifondazione della Pro Patria 2025/26 – per alzare davvero e finalmente l’asticella.

Proprietà: Già a inizio stagione avevamo suonato il campanello d’allarme, avvisando che “a giocare col fuoco, prima o poi ci si sarebbe scottati”. Stavolta la Pro Patria si è bruciata per davvero, chiudendo nel peggiore dei modi anni e anni di grandi sacrifici economici, contraddistinti – questo andrà sempre riconosciuto – da conti sempre in ordine e gestione virtuose e sostenibili. Le gioie della promozione in C e dello scudetto in D resteranno indelebili nel cuore di tutti, ma dal dopo Javorcic in avanti – quando di fatto la società si era trovata di fronte ad un bivio esistenziale per provare a tentare il grande sogno – qualcosa si è rotto: la parabola ha fatto registrare un lento ma inesorabile declino, dentro e fuori dal campo. Come avevamo già scritto a metà stagione, intuendo l’andazzo che aveva purtroppo preso l’annata sportiva, il professionismo ha degli standard minimi (vedasi il ritiro a Novarello), al di sotto dei quali si ritorna fra i dilettanti (vedasi l’immagine dei giocatori arrivati alla spicciolata, con le proprie macchine, al funerale di Raffaele).

Allenatori: Fra Colombo, Sala (ad interim perchè sprovvisto di patentino) e l’amico Caniato, senza dimenticare i vice Le Noci e Fietta, la società biancoblù ha avuto a libro paga ben cinque allenatori. Ognuno con le proprie idee (Ferri e Piran – lasciati in panchina per lunghi periodi, così come Nicco nel finale di stagione – ne sanno qualcosa), ognuno con le proprie responsabilità nella retrocessione (chi più, ovviamente, chi meno). Sala, a dire il vero, nelle settimane che ha avuto a disposizione ha cercato almeno di dare una fisionomia ad una squadra mediocre (ma non certo inferiore a Pro Vercelli, Pergolettese e Lumezzane) e fragile, ma non è bastato.

Palazzi e Terrani: Uno non si è praticamente mai visto, ricordando quasi il flop Marano della scorsa stagione; l’altro ha fatto intravedere qualcosina, ma troppo poco per l’esperienza e le qualità in suo possesso. I detrattori che avevano definito il prestito di Terrani dal Trento come “un acquisto non alla Turotti“, per non dire altro, hanno purtroppo avuto ragione.

Pitou: Mettere Jonny fra i bocciati è un insulto al gioco calcio, ma le “petit diable” biancoblù – complice un ruolo non ancora definito e allenatori con poca esperienza per gestire e valorizzare un simile talento – non ha inciso come avrebbe dovuto e soprattutto potuto fare.

Toci: Nessuno discute l’impegno e la buona volontà del ragazzo, ma per un attaccante un solo gol in campionato (con un girone d’andata giocato pure da titolare) si commenta purtroppo da solo.

Curatolo, Renault, Coccolo, Cavalli, Somma, Barlocco: Chi più, chi meno hanno avuto le loro occasioni per dimostrare di essere da serie C, ma solo in sporadiche occasioni ci sono riusciti. Forse per Barlocco si potrebbe fare un’eccezione, considerando che era rimasto senza squadra, ma il giudizio complessivo resta non positivo.

Rimandati

Rovida: Non ha saltato una partita, ha fatto più di un miracolo (specie fra i pali), ma se dobbiamo dirla tutta, non ci ha mai convinto fino in fondo, anche nell’ultimo gol – quello della retrocessione – subito a Vercelli.

Nicco: Un buon girone d’andata, con tanto da gol da cineteca a Caravaggio; poi un lento ma inesorabile ridimensionamento nelle gerarchie. Fino addirittura ad un’esagerata esclusione totale nel finale di stagione, in cui qualche scampolo di personalità avrebbe fatto comodo.

Alcibiade: In controtendenza con l’opinione generale ci eravamo permessi di non condannare del tutto la grande ingenuità commessa nel post partita con l’Atalanta Under 23, leggendo nel gesto (sbagliato) di Raffaele almeno un moto d’orgoglio. Ma nell’ultima partita della stagione, quella decisiva, Alcibiade non ha confermato la stessa leadership dimostrata nel tirare i calci di rigore.

Beretta: Sarà pure a fine carriera, ma per tecnica e spessore è ancora un calciatore vero: e su questo non ci piove. Se avesse fatto la preparazione a Sondalo, partendo in ritiro con la Pro Patria, ora probabilmente non saremmo qui a parlare di retrocessione, ma la stagione di Beretta – un attaccante forte ma non certo un leader alla Comi – si può riassumere in due momenti contrastanti: il rigore calciato alle stelle a Caravaggio e il poker messo a segno col Lumezzane.

Mehic: Mister Sala gli dà subito un ruolo da titolare quasi inamovibile con cui la Pro trova (finalmente) un suo equilibrio a centrocampo. Ma nella stagione in biancoblù di Amer – un giocatore con centimetri importanti e inserimenti non comuni – pesano come macigni due gol mancati, entrambi del possibile 2-0: l’ultimo in gara 1 dei playout con la Pro Vercelli.

Citterio, Pratelli, Vaglica, Travaglini, Lombardoni: Eccezion fatta per Citterio, il cui gol in campionato a Vercelli avrebbe potuto renderlo il giocatore della provvidenza, gli altri suoi compagni – alle prese con infortuni – non sono giudicabili.

Promossi

Ferri: Nel momento del bisogno, risponde da vero capitano e da leader, dimostrando – a chi l’aveva più volte relegato in panchina – che il calcio in realtà è semplice: basta non complicarlo. E’ ormai pronto per il grande salto: speriamo possa provarlo indossando ancora la sua maglia, quella biancoblù .

Bashi: Nel girone d’andata stupisce tutti per presenze (20 su 20 in campionato), affidabilità (mai sostituito) e anche gol (2); nel ritorno abbassa un po’ i numeri, meritandosi comunque quella chance di chi ha già bussato alla sua porta

Mallamo: Dopo Ferri è probabilmente il miglior tigrotto del girone di ritorno. Peccato che questa alchimia a centrocampo – che fa ben sperare per il futuro, svincoli permettendo… – sia stata colta troppo tardi.

Piran: A conferma di gestioni tecniche… rivedibili, sparisce incomprensibilmente dai radar per alcuni mesi, ma quando lo rispolverano dalla panchina, risponde sempre presente, dimostrando di tenere alla maglia biancoblù più di ogni altro.

Sassaro e Reggiori: Alessandro, che ci aveva sorpreso per piedi educati e visione di gioco, chiude in anticipo la stagione per i soliti e maledetti acciacchi fisici. Pietro, pur avendo avuto meno da madre natura, si fa però trovare sempre pronto alla bisogna, meritandosi consensi sul campo.

Rocco: E’ più un bomber da serie D che un attaccante da serie C, ma quando entra in campo cerca sempre (e spesso lo trova) il modo di fare la sua parte. E fra rigori procurati e qualche golletto, il suo lo fa.

I tifosi: Dulcis in fundo, i tifosi: l’unica vera nota positiva della stagione. Nonostante un’annata, con chi ci ha rimesso pure la pelle, il popolo biancoblù ha dimostrato di non essere certo da retrocessione. I quasi 500 cuori biancoblù (senza contare i Daspo) che hanno invaso Vercelli per una gara di playout, dopo un campionato da “mai una gioia“, sono il vero patrimonio su cui la nuova proprietà dovrà investire per ripagare tanta passione. E c’è già chi sogna – come un segnale di nuovo inizio – abbonamenti a prezzi stracciati in curva e un bagno di folla – prima della partenza per il ritiro di Sondalo – alla Festa della Birra del Pro Patria Club, con tutti i tifosi riuniti.

Pro Patria, impresa al contrario: una retrocessione maledettamente giusta

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