I nostri eroi alle Paralimpiadi: Barlaam, Terzi, Trimi e… Bebe

Paralimpiadi Tokyo quinta giornata
Simone Barlaam

TOKYO – E alle Paralimpiadi arrivò il giorno dei nostri eroi: Simone Barlaam, Giulia Terzi, Arjola Trimi e, sempre, per sempre Bebe Vio. Che stupisce ed emoziona una volta di più tutta l’Italia con i suoi risultati sportivi e una nuova, incredibile, inedita storia personale. Oggi è una giornata in cui piovono le vittorie tricolori, che fanno compiere agli azzurri un importante salto avanti nel medagliere paralimpico (9° posto). Per l’Italia sono 27 le medaglie conquistate sinora, compreso l’oro sub judice della 4×100 femminile di nuoto (c’è un ricorso degli Usa, primi alla piastra ma squalificati per un cambio irregolare): 8 ori, 10 argenti e 9 bronzi. E’ il trionfo dell’Italia. E’ il trionfo della Polha Varese, la società che forma i campioni del nuoto.

Simone Barlaam

Simone Barlaam, classe 2000 (nella foto principale), vince, anzi stravince, la medaglia d’oro nella “sua” gara, i 50 stile libero S9. Lo squalo milanese, con addosso la pressione dei favoriti, stabilisce il nuovo primato olimpico con 24”71, precedendo il russo Denis Tarasov (24”99) e lo statunitense Jamal Hill (25”19).

Giulia Terzi

La bergamasca Giulia Terzi conquista la medaglia d’argento nei 400 metri stile libero femminile S7 con il tempo di 5’06”32, battuta solo dalla statunitense Coan McKenzie (5’05”84) e distanziando l’altra americana Julia Gaffney (5’11”89). Giulia torna poi in vasca e vince uno strepitoso oro con la staffetta 4×100 femminile con il tempo di 4’24”85. Insieme alle compagne azzurre Vittoria Bianco, Xenia Francesca Palazzo e Alessia Scortechini bruciano in un contestato finale gli Usa (squalificati per un cambio irregolare, ma che hanno presentato ricorso).

Arjola Trimi

La milanese Arjola Trimi, dopo il forfait di ieri (sabato) per la spalla lussata, torna in vasca per i 50 dorso S3 e domina la gara con il tempo di 51”34, davanti alla britannica Ellie Challis (55”11) e la russa Iuliia Shishova (57”03).

Bebe Vio

Due medaglie in due giorni per la portabandiera olimpica Bebe Vio. Ieri, sabato, la medaglia d’oro nel fioretto femminile individuale, oggi l’argento dietro alla Cina (45-41 il punteggio finale) nel fioretto femminile a squadre insieme alle compagne Loredana Trigila e Andreea Mogos. Le emozioni che ci ha regalato la campionessa veneta non sono però solo quelle sportive. Ieri, in lacrime, in una intervista esclusiva rilasciata al Corriere della Sera, ha rivelato al mondo che il 4 aprile si era dovuta operare per una gravissima infezione da staffilococco. Il responso medico era stato tremendo: entro due settimane l’amputazione dell’arto sinistro e la possibile morte entro pochi giorni. Altro che Olimpiadi. Il pensiero di soli 4 mesi fa era lottare per la vita. “Sono felice, avete capito perché ho pianto così tanto? L’ortopedico ha fatto un miracolo, è stato bravissimo, tutto lo staff lo è stato. Questa medaglia non è mia, è dei medici”. Quattro mesi dopo la quasi-sentenza di morte, Bebe Vio è risorta e ha vinto ancora un altro oro alle Paralimpiadi dopo quelle di Rio. Una forza fisica, mentale e psicologica straordinaria. Tanto da diventare, a 24 anni, uno dei simboli più belli di tutta l’Italia.

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