Politica, un anno da vivere pericolosamente

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I sindaci Andrea Cassani, Davide Galimberti e Emanuele Antonelli

Per la politica locale, quanto meno nelle principali città del Varesotto, il 2020 dovrebbe essere quel che si dice un anno di transizione. Si voterà, è vero, anche a Luino, Saronno e Somma Lombardo, comunque in centri di seconda e terza fascia rispetto al capoluogo, a Busto Arsizio e Gallarate, dove il confronto elettorale assume maggiore importanza, ma è in agenda per il 2021. Fino a quel momento le indicazioni delle urne avranno soprattutto carattere circoscritto all’ambito cittadino, benché i principali partiti troveranno modo per intestarsi gli eventuali successi o per giustificare le eventuali sconfitte anche nei comuni minori, dove presenteranno loro simboli e candidati. Successi e sconfitte da mettere in relazione all’avanzare del civismo, di gruppi che, in maniera fittizia ma anche no, dichiarano di essere affrancati dalle tradizionali segreterie e si schierano con ampie possibilità di prendersi la scena.

La domanda è però un’altra: l’anno che è appena cominciato sarà davvero un anno di transizione per la politica della provincia di Varese? I sussulti che arrivano dalle amministrazioni civiche principali, una di centrosinistra, due di centrodestra, non depongono affatto per un approdo tranquillo all’appuntamento elettorale tra diciasette/diciotto mesi. Nei Comuni – nei palazzi Estense, Borghi e Gilardoni – se ne sentono di tutti i colori. A sinistra ci sono movimenti, scomposizioni e ricomposizioni, più o meno sotterranei quanto confusi e determinanti per il futuro; a destra si viaggia con le incognite di maggioranze risicate (Gallarate) o tenute assieme per carità di patria (Busto Arsizio). Se a Varese il Partito democratico non ha alcuna convenienza ad andare alle urne, nel Basso Varesotto è la Lega a tenere botta persino contro l’evidenza di alleanze che hanno esaurito la loro corsa, o per sconquassi giudiziari o per “amori” mai sbocciati e ora insostenibili.

Atteggiamenti che mirano a mantenere lo status quo. Il rischio è che in un simile andazzo paghino pegno i risultati amministrativi, gli obiettivi più concreti, le aspettative reali della gente. Quando, rinnovando subito i consigli comunali, si otterrebbe una discontinuità sinonimo di ripartenze serene, prive di scorie, rabbie, indeterminatezze, veleni e quant’altro inficia l’azione di una giunta, di sindaci e assessori, negatività che sono andate accumulandosi con tutto il loro peso condizionante in questo ultimo anno. Ma nulla è alle viste, perlomeno per scelte consapevoli della politica. Col risultato che si continuerà nella precarietà fino alla scadenza naturale dei mandati, fatto salvo accidenti esterni che potrebbero sortire effetti devastanti a tutti i livelli. Risolvendo giocoforza le situazioni.

Il problema è anche un altro: il tempo. Gli spazi di manovra per votare tra cinque/sei mesi sono oramai ridotti al lumicino. Siccome il partito che ha in mano le leve decisionali è la Lega e, a quanto pare, la Lega non ha alcuna intenzione di esercitare il potere che detiene, concentrandosi soprattutto sulla ricerca di un candidato sindaco a Varese, c’è da ritenere che Gallarate e Busto Arsizio finiranno per tirare a campare, con la montagna di punti interrogativi che si portano appresso, con incomunicabilità acclarate e incertezze sul domani, come se il 2020, più che un anno di transizione, fosse un anno da accettare a dispetto della realtà e, quindi, da vivere pericolosamente. Cui prodest?

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