Sul futuro dell’ospedale di Saronno botta e risposta tra Astuti (Pd) e Monti (Lega)

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SARONNO – «Serve un Piano di rilancio da 50 milioni di euro. La Moratti dia subito risposte ai sindaci».  Il capodelegazione del Pd in Commissione sanità, Samuele Astuti, e il vicepresidente del Consiglio regionale Carlo Borghetti commentano così l’audizione che si è tenuta oggi in Commissione sanità dei sindaci dell’area saronnese.

Le richieste dei sindaci

I primi cittadini della zona, già 40 giorni fa, avevano scritto una lettera all’assessore Letizia Moratti per chiedere risposte ai gravi problemi in cui verte l’ospedale, lettera che non ha mai avuto risposta. «I sindaci meritano risposte dall’assessore Moratti – sottolineano Astuti e Borghetti- e le meritano in tempi brevissimi. Serve un piano di investimenti rapido. Non si possono aspettare mesi perché le carenze di personale, soprattutto tra  gli anestesisti rianimatori, sono gravissime.  L’urgenza è quella di emanare bandi che possano contare su maggiori risorse. Ad oggi i bandi sono andati deserti perché non stilati in maniera corretta».

Un piano da 50 milioni di euro

«Senza un Piano di investimenti rapidi- continuano i consiglieri dem-il rischio è che la struttura chiuda. Bisogna rilanciare l’ospedale attraverso un corposo piano di investimenti, che gli permetta di tornare ad essere attrattivo per i professionisti. Un Piano che, come  avevamo già proposto due anni fa, presentando  in consiglio emendamenti al bilancio, deve valere 50 milioni di euro. Le risorse, con il Recovery fund possono essere reperite».

«La maggioranza- concludono Astuti e Borghetti- propone come soluzione dei problemi un nuovo azzonamento,  da realizzare in occasione della revisione della legge 23. Ma il tema non è l’Asst di appartenenza e men che meno  l’attesa della revisione della legge 23 che non è neppure iniziata. Anzi  escludere l’ospedale di Saronno dall’Asst Valle Olona comporterebbe gravi problemi al sistema sanitario dell’area. Ma non solo. Negli anni abbiamo imparato che  cambio di azzonamento in Lombardia significa tagli, non certo potenziamento. E questo è proprio quello che non serve a Saronno».

L’intervento di Emanuele Monti

«Venti  milioni di investimenti dimostrano centralità dell’ospedale di Saronno. No a posizioni ideologiche», dichiara invece Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sanità e Politiche Sociali al Pirellone, intervenuto durante l’audizione dei sindaci del saronnese in merito alla situazione dell’ospedale di Saronno.

Investimenti per 20 milioni

«Sul presidio di Saronno la mia opinione è già nota – spiega -. Il polo sconta da diversi anni problemi di tipo infrastrutturale e problemi legati al personale. Negli ultimi anni è mancata la programmazione, a livello nazionale, sulle scuole di specialità e sono innegabili i tagli sulla sanità pubblicata: 36 miliardi negli ultimi 10 anni, come attestato dalla Fondazione Gimbe. Queste vicissitudini, si sono acuite sui presidi spoke, come Saronno».

«Per quanto riguarda il deficit infrastrutturale, sono stati fatti investimenti importanti negli scorsi 18 mesi dalla direzione aziendale, grazie alle risorse di Regione Lombardia, per 20 milioni di euro, con l’obiettivo di mettere in sicurezza la struttura e rinnovare la dotazione tecnologica. Un vero cambio di passo rispetto al passato che si può attestare durante questa legislatura. In vista dell’arrivo dei fondi del Recovery Fund, penso che la storia degli investimenti sull’ospedale di Saronno non sia finita ma quanto fatto possa essere solo un punto di partenza», argomenta Monti.

Personale e bandi deserti

«Sul personale dare risposte è difficile – continua – ma serve approccio tecnico e non propagandistico. I bandi andati deserti per la poca attrattività del polo ospedaliero sono noti a tutti e sono per lo più dovuti al fatto che i medici scelgono preferibilmente di continuare la propria carriera nei poli hub».

«Non bisogna, inoltre, nascondere che questo problema ha una dimensione di maggior rilievo rispetto al territorio saronnese. Manca un Piano nazionale sociosanitario che dia una linea guida di intervento mentre, a livello regionale, occorre uscire dalla logica di bandi stringenti sui singoli poli che non danno prospettive di carriera al personale. Anche i sindacati degli operatori sanitari lo chiedono e nelle more della revisione della Legge 23 faremo una riflessione anche su questo», continua ancora Monti.

Il problema degli anestesisti

«Vi sono però alcuni temi cogenti come il reperimento di anestesisti – aggiunge -. È necessario avviare una collaborazione universitaria per trovare risposte e non ci si può trincerare dietro al bando andato deserto. Sebbene il Covid-19 sta pesantemente rallentando questo tipo di azioni, devono esserci risposte non come singola azienda ospedaliera ma serve una visione di sistema e la vicepresidente Moratti mi ha assicurato il massimo impegno».

Qual è il progetto di Regione Lombardia?

«Quale progetto ha in mente Regione Lombardia? La politica deve metterci la faccia e il Consiglio regionale deve dire la sua, senza avere posizioni ideologiche. Ho lanciato un sasso nello stagno senza essere prevaricatore ma serve una proposta basata su dati tecnici. In vista dell’imminente inizio della discussione sulla Legge 23, ho chiesto alla Direzione al Welfare di avere un report che possa sostenerci nelle scelte», precisa.

«Serve però compattezza istituzionale – conclude Emanuele Monti – e non servono gli ultras del tenere aperto o chiuso il presidio perché non è questo il tema. Il futuro si chiama Recovery Fund e trovo, nelle prime azioni del nuovo Governo, la volontà di potenziare la sanità pubblica in maniera concreta».

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