Saronno, arresti in ospedale. Il prevosto: «Rispondano di ogni respiro rubato»

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SARONNO – L’indignazione per quanto accaduto all’ospedale di  Saronno, con la farmacia ospedaliera derubata in piena pandemia stando agli inquirenti dalla dirigente dell’area logistica per aiutare l’amante che vende attrezzature mediche, e l’amore per una città e per un ospedale che non meritano tutto questo. Due sentimenti ugualmente forti che compaiono chiarissimi nelle parole contenute nella lettera del prevosto di Saronno monsignor Armando Cattaneo (nella foto di repertorio). La coppia stando alle accuse ha rubato materiale medico fondamentale per la cura dei pazienti Covid. «Se si pensa di aver rubato solo “tubicini” e solo per 10 mila euro il colpevole si sbaglia (Mai avrei pensato che la vita di una persona valesse meno di un tubo)! Deve rifondere ogni respiro affannoso di quei malati derubati. Deve rifondere l’intera città di Saronno! Deve restituire l’onore al nostro Ospedale», scrive monsignor Cattaneo.

La lettera di monsignor Cattaneo

No. Il nostro Ospedale e la nostra Saronno non si meritano questo ulteriore oltraggio. Saronno è una città dalla società civile straordinaria, che ha sostenuto in ogni modo il suo Ospedale, specie nei mesi di picco del Coronavirus. Se esistesse una classifica delle città più ricche di Associazioni pro capite scommetto che risulterebbe la prima in Italia. Accanto a due delle più belle chiese di Lombardia, il Santuario e s. Francesco, ha eretto cattedrali contemporanee della carità: l’ultima di tempo, la Casa di Marta è un palazzo di 8 piani. La Fondazione CLS sta ristrutturando 6 capannoni per far lavorare 150 uomini e donne diversamente abili insieme con 80 normodotati, anche in campi avanzati come le nanotecnologie. Un dirigente di multinazionale appena ritiratosi dal lavoro ha comprato e donato alla città l’ex area Isotta Fraschini di 125 mila metri quadri adiacente il centro, per farne un Campus universitario.

L’Ospedale di Saronno si è riqualificato fulmineamente ed ha accolto malati di Covid 19 non solo dal territorio ma anche da Bergamo e Brescia. Medici e infermieri hanno strappato dalla morte padri e madri di famiglia che conosco, hanno lottato notte e giorno per mesi. Ma per che cosa l’Ospedale sale alla ribalta mediatica nazionale? Dopo la vicenda del “dott. Morte”, per una donna e il suo complice sospettati di aver rubato cannule destinate a chi soffocava di Coronavirus. Che non è poi tanto meglio di soffocare per il ginocchio di un poliziotto premuto sulla gola! Se si pensa di aver rubato solo “tubicini” e solo per 10 mila euro il colpevole si sbaglia (Mai avrei pensato che la vita di una persona valesse meno di un tubo)! Deve rifondere ogni respiro affannoso di quei malati derubati. Deve rifondere l’intera città di Saronno! Deve restituire l’onore al nostro Ospedale. E ogni volta lo scrivo con la O maiuscola non a caso, perché lì dentro scorre un fiume di umanità intensa e calda, tradita ma non sminuita da un misero cuore di ghiaccio.
Sono il parroco di questa città e amo ognuna delle quarantamila persone che la abitano. E se pensate che sia arrabbiato vi sbagliate. Sono sdegnato. Sant’Agostino –lo ricordiamo tutti- scrisse che “La Speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose. Il coraggio per cambiarle”. Lo sdegno non è un’arrabbiatura, è alzare la testa per difendere la dignità. Lo sdegno è nobile. E’ lo sdegno che riempie le piazze del mondo a riscatto del ragazzo di Minneapolis. E quando persino il solo sdegno esige coraggio, è il segno che si sta già cambiando la realtà delle cose! I più avversi al cambiamento sono i vili e chi s’immagina potente. Con me sono sdegnate le sei parrocchie della città, i loro 50 consiglieri (convocati oggi, sabato, in seduta, in una chiesa per rispettare il distanziamento fisico), le nostre suore e i nostri preti. Sdegnati perché innamorati della nostra città e del nostro Ospedale, che non è un fabbricato, è una comunità.

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