Sfiducia palese, ora spunta l’abrogazione. Rogora alla minoranza: «Seminate odio»

BUSTO ARSIZIO – La maggioranza procede blindata sul voto palese, e non più segreto, sulle mozioni di sfiducia. E si accoda alla proposta di Gigi Farioli di abrogare del tutto, dal Regolamento del consiglio comunale, la mozione di sfiducia nei confronti degli assessori. «Siamo pronti a votarla» annuncia il sindaco Emanuele Antonelli, che nega un legame tra la modifica del regolamento e il “caso Sabba”, su cui domani, 16 gennaio, il consiglio comunale è chiamato ad esprimersi sulla mozione di censura. Poi è scontro sulla mozione di sfiducia, con Max Rogora (FdI) che accusa l’opposizione: «Seminate odio».

La “ratio”

«È un tema che avete tirato fuori voi» esordisce così il sindaco, nella riunione della commissione bilancio presieduta da Simone Orsi. «Ci siamo accorti che il voto era palese per il sindaco e segreto per assessori e presidente del consiglio e abbiamo deciso di uniformare. Del resto siamo tutti grandi e vaccinati, non vedo perché chi vuole fare una cosa del genere debba farlo in segreto, ma è giusto che si alzi e dica quello che pensa». Il primo ad esprimersi in disaccordo è Santo Cascio (Progetto in comune): «Rischiamo di fare un errore su un errore. È come cambiare le carte in tavola mentre si sta giocando. E ha il sapore del “non mi fido e blindo”, io non lo credo ma eviterei di lasciare il sospetto».

Farioli: «Abrogare la sfiducia»

A sparigliare ci pensa l’ex sindaco Gigi Farioli, che arriva provocatoriamente a prefigurare un emendamento per abrogare del tutto la mozione di sfiducia: «Con l’elezione diretta del sindaco, che nomina gli assessori, è fuori luogo. Il consiglio non vota né la presa d’atto né la fiducia». Proposta su cui il sindaco e la maggioranza sembrano interessati e pronti a votare. Se ne discuterà direttamente domani in consiglio comunale, se Farioli o qualcun altro presenterà l’emendamento. Per la modifica del regolamento invece il segretario generale Claudio Biondi, interpellato da Cinzia Berutti (PD), chiarisce che la materia è «demandata al consiglio comunale».

Si torna a Sabba

Il dibattito in commissione non poteva che soffermarsi sul caso che tocca Matteo Sabba, regolarmente seduto sui banchi della giunta, dopo che Emanuele Fiore (gruppo misto) torna sulla querelle sulla sua firma, arrivata fuori tempo massimo per la mozione di sfiducia. «Veramente una concomitanza di eventi» si giustifica, recriminando che «nel 2024 tutti i consigli comunali sono stati convocati sei giorni prima della data stabilita, stavolta invece otto giorni prima» e invocando una modifica del regolamento per definire le tempistiche di convocazione. Poi la discussione deraglia, con Berutti che rivendica la sfiducia come «lo strumento che avevamo a disposizione per far sentire la nostra su una vicenda che non è stata gestita in modo trasparente», mentre Max Rogora (FdI), dopo aver definito la mozione di sfiducia «un’inutile perdita di tempo», arriva ad accusare l’opposizione di «seminare odio». Ma Cascio lo riprende, con una buona dose di sarcasmo: «Mi sto preoccupando seriamente di spargere odio in buona fede, ma sentirmelo dire mi fa male». Al voto finisce come prevedibile: maggioranza favorevole e minoranza contraria. Domani un altro “round”.

Sabba, niente sfiducia. E la giunta cambia le regole: voto palese e non più segreto

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