Nella povertà dialettica e, lasciatecelo dire, culturale dell’attuale politica in provincia di Varese, l’unica novità degna di nota è la nascita, anzi, la rinascita de I Repubblicani di Marco Reguzzoni. Un movimento che richiama nello spirto il “Grand Old Party” americano e vagheggia un’affinità con gli slogan di Donald Trump, declinandoli però in chiave europea. L’obiettivo non è (non sarebbe) la costituzione di un nuovo partito, bensì l’affermazione di un movimento popolare di massa che, collocandosi al centro con lo sguardo a destra, metta insieme i cosiddetti moderati, soprattutto gli scontenti del farraginoso sistema politico/burocratico/economico che domina nel nostro Paese.
Il messaggio dei Repubblicani è rivolto in primo luogo alla classe imprenditoriale e, comunque, a tutti coloro che fanno dell’impegno professionale una ragione di vita. Dopo di che l’intento è anche quello di incidere elettoralmente, quando e se decideranno di attivarsi a sostegno di qualcuno all’appuntamento con le urne. Nel frattempo l’agenda reguzzoniana prevede l’avvio di un percorso di formazione, una scuola di politica per chi sceglie di impegnarsi nella gestione della cosa pubblica, che dia a costoro le informazioni necessarie per muoversi nel complesso e spietato mondo amministrativo e, appunto, politico.
Proposta commendevole, che però richiede uno sforzo organizzativo rilevante. Che vada oltre i ristretti confini di una provincia. Qui sta la difficoltà. Giovedì sera, 12 ottobre, Marco Reguzzoni ha chiamato a raccolta più di un centinaio di persone in un hotel di Solbiate Olona. Ha spiegato i termini della sua iniziativa, ne ha delineato i contenuti e, chiaramente, gli obiettivi. C’era entusiasmo in sala. Il limite è però da riferire a una platea composta sì da imprenditori (uno su tutti, Luca Spada), ma anche da vecchie conoscenze della politica, in buona parte di matrice leghista, della Lega che fu, di politici oggi ai margini per i più disparati motivi e, comunque, affrancati dall’operatività vera. Accanto a loro, chi era lì per capire, chi per amicizia, chi per riportare. Così il dibattito ha preso strade prossime all’ovvietà, con riferimenti alle difficoltà burocratiche che frenano, in alcuni casi impediscono, investimenti e innovazione. Per dirla in un altro modo, mortificano lo sviluppo produttivo ed economico del Paese.
Tutto già sentito, tutto già visto. Lamentazioni che rivelano frustrazione, delusione, rabbia, finanche e per alcuni casi, rassegnazione. Il punto è capire come uscire da tali, diffusi labirinti. I Repubblicani saranno nelle condizioni di incidere in questa direzione? Il percorso è lungo e in salita. Reguzzoni ne è consapevole ma, come altre volte abbiamo scritto di lui, è uno coriaceo, che non s’arrende, che non conosce “bandiere bianche”. Dopo il primissimo passo dell’assemblea di Solbiate Olona, vuole portare la sua associazione a livelli più alti, nazionali. Il prossimo appuntamento sarà a Milano, poi, via via, in altre città. I risultati si conosceranno tra mesi, forse anni, se i promotori terranno botta, com’è facile sperare. E se dall’esterno non ci sarà qualcuno a mettere zeppe. Reguzzoni sostiene che la Lega di Salvini è con lui. Tant’è vero che nel direttivo del suo movimento c’è Andrea Mascetti, tra i leghisti con meno visibilità ma con grande potere, non solo perché vicino a Giancarlo Giorgetti.
Annotazione a margine, giovedì Mascetti non c’era. Non significa nulla, ma resta da capire come un’organizzazione che si dichiara europeista, che pone in copertina l’Inno alla Gioia, possa convivere con un partito sovranista, antieuropeista, che tifa Marine Le Pen e la destra estremista tedesca. Un problema? La risposta è implicita nella domanda. Al netto, infine, delle velleità elettorali di qualcuno che gira attorno a Marco Reguzzoni e che giovedì non era presente per caso. Detto ciò, il 12 ottobre è l’anniversario della scoperta dell’America. Un auspicio perché il “nuovo mondo reguzzoniano” non sia soltanto uno splendido, condivisibile sogno, una rivoluzione a metà, ma riesca a concretizzarsi e salpare per lidi importanti. Che poi coincidono con il risultato a cui tutti aspiriamo: un’Italia più vivibile.
