Se la Lega dice ciao ciao al Nord

salvini lega nord
I governatori Attilio Fontana e Luca Zaia

Per Domenico Donadio, delegato bustocco al congresso di domenica scorsa della Lega, Matteo Salvini è il suo eroe. Accalorata dichiarazione rilasciata dal palco dell’assemblea di Firenze che, in un certo senso, evocava e anticipava il bacio al fondo schiena richiamato da Donald Trump per ben altri motivi. Comunque sia, un’attestazione di fedeltà incondizionata all’acclamato segretario del nuovo movimento leghista nazionale, sovranista, lepenista, trumpiano e tutto quello che è diventato in questi anni e dopo Firenze.

Salvini non ha più oppositori interni. Perlomeno, se mai ce ne fossero sono coperti e allineati. Soltanto quattro mesi fa (era metà dicembre) all’assise regionale della Lega Lombarda c’era chi contestava la linea di allontanamento dalle questioni del Nord. Ricordate, Massimiliano Romeo, capogruppo alla Camera e nuovo segretario in via Bellerio? Testuale: “Se non parliamo più del Nord, al Nord i voti non li prendiamo”. E il governatore Attilio Fontana, sempre rivolgendosi a Salvini: “Io se sono qui, sono qui per combattere a favore della Lombardia e a favore del Nord. Perché il problema del Nord c’è, ed è sempre più presente. Non possiamo far finta che sia una cosa superata”. Fin troppo espliciti i due colonnelli leghisti nelle loro esternazioni che, a dicembre, meritarono addirittura la standing ovation della platea dell’hotel Sheraton di Milano.

E oggi? Boh. La fronda anti-salviniana è tutta esterna al movimento, con gruppi e gruppuscoli guidati da ex militanti anche di prestigio (uno su tutti, Roberto Castelli) che cercano, in verità con scarso successo, di recuperare la Lega delle origini. Umberto Bossi, fiaccato dalla malattia, tace. Salvini ha fatto visita a Gemonio almeno un paio di volte al grande capo, in pratica perdonandolo per certe prese di posizione del passato che non gli erano affatto favorevoli. I governatori, Zaia, Fedriga, Fontana, non si sentono più. La base invece freme e chiede attenzione. Il cosiddetto “popolo delle partite Iva”, tradizionale elettorato del Carroccio o di quello che fu, osserva e subisce con preoccupazione le dissennate politiche di Donald Trump, i dazi introdotti e ora sospesi per tre mesi, che rimangono una pesante incognita economica e produttiva proprio per piccole aziende e artigiani. Un simile contesto, con la  Lega su altri fronti, non depone per un veloce recupero dei consensi elettorali. Anzi.

Nel frattempo la Corte costituzionale boccia il terzo mandato per il presidente della Campania Vincenzo de Luca e, di fatto, tarpa le ali alle aspirazione di Luca Zaia di continuare a governare il Veneto. Zaia dice che il Veneto deve rimanere alla Lega. Sì, ma il “doge” è il “doge”, nelle ultime ore al Vinitaly di Verona ha fatto un vero e proprio bagno di folla: se si ripresentasse non avrebbe antagonisti. Ma ora, dopo di lui? La sentenza della Consulta spiana la strada alle possibili candidature di Fratelli d’Italia, che guardano con cupidigia politica al Veneto e alla Lombardia, sostituendo con loro esponenti sia Zaia sia Fontana. Se ciò accadesse, ciao ciao al Nord.

E Salvini? Sembra più interessato al suo preteso ritorno al Viminale invece che ad altre questioni quasi di sopravvivenza elettorale. Ci sono Trump da sostenere più o meno apertamente, c’è Orban e Le Pen da omaggiare, c’è Giorgia Meloni da spodestare a destra e c’è Roberto Vannacci da ingabbiare prima che decida di farsi un proprio partito. Già, il Generale. Per ora, ancora un’opportunità alle urne. A patto che, in un prossimo futuro, non diventi lui l’eroe a cui l’ineffabile delegato bustocco al congresso possa promettere incondizionata fedeltà.

salvini lega nord – MALPENSA24

 

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