Cécile, gli insulti e il post cancellato

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La visita dell’ex ministro Cécile Kyenge, oggi 9 agosto, al campo sinti di Gallarate ha subito infiammato la piazza digitale. Decine e decine di corrosivi commenti ai post su Facebook, molti carichi di rabbia, altri pieni di insulti, altri ancora, grondanti addirittura odio. Scontata la nostra presa di distanza da simili esternazioni: sono inaccettabili. Punto. E’ un modo di rappresentare il proprio pensiero che non attiene a una cifra di civiltà. Si può essere in disaccordo senza scadere nelle offese. Ci pare ovvio. Conseguenziale è la decisione di Malpensa24 di eliminare post e video, bloccando le contumelie, dalla propria pagina Facebook.
Detto questo, la presenza dell’eurodeputata nel villaggio dei nomadi di Cedrate genera una domanda: era opportuna? Conosciamo tutti i termini della questione, gli abusi edilizi, i veri o presunti illeciti che sostengono la volontà dell’amministrazione civica di sgomberare l’accampamento. E sappiamo quanto tutto ciò sia fonte di polemiche, di divisioni, di scontri politici e di strumentalizzazioni.
Fermo restando il diritto di chiunque, soprattutto di un politico, di agire come meglio ritiene, resta da capire se la presenza di Cécile Kyenge si riveli utile alla causa dei sinti. O se, al contrario, finisca per riattizzare la controversia e per allargare il solco dell’incomunicabilità che sembra caratterizzare i protagonisti dell’intera vicenda. Peraltro segnata dalla precarietà delle ragioni dei sinti rispetto al dovere di omologarsi a regole e leggi. Quasi godano di una immunità che certi partiti e associazioni accreditano loro al di là di qualunque obbligo di legalità, spinti da un sentimento di solidarietà che a tratti sconfina, diciamolo senza infingimenti, nelle convenienze della politica e in uno sconsiderato buonismo.
Tutto ciò alimenta gli opposti sentimenti di coloro i quali, la stragrande maggioranza dei gallaratesi, pagano le tasse e le bollette, chiedono licenze per costruire, cercano di non sgarrare rispetto alle norme. E quando sgarrano, pagano pegno, vengono sanzionati e mettono mano al portafoglio. Per questi motivi ci sarebbe piaciuto che oltre alle parole di sdegno espresse dall’eurodeputata in abito verde (un caso o una provocazione?) per le legittime intenzioni del Comune di ripristinare la legalità, oltre alla vergogna che secondo il suo parere marchierebbe l’azione amministrativa, Cécile Kyenge esortasse i nomadi a comportarsi secondo i canoni del vivere civile e di una ritrovata dignità. Evitando così, lei politica suo malgrado divisiva fin da quando era ministro, di surriscaldare ulteriormente Gallarate.

Sinti gallarate cécile – MALPENSA24