Skoda Titan Desert, 1° tappa. Fra le dune sbuca il “recortador” Fran Herrero

ghisalberti desert prima tappa

di Claudio Ghisalberti

MERZOUGA (Marocco) – Va a un uomo abituato a schivare i tori e la loro furiosa carica la prima tappa della Skoda Titan Desert, corsa a tappe in mountain bike nel deserto del Sahara. Lui è Fran Herrero, 34 anni, spagnolo di Carbonero el Mayor, pueblo a nord di Segovia, campione nazionale di ultramaratona. In bici, almeno per correre, per fare sul serio, ci è salito a 25 anni. Prima faceva il “recortador”. Si tratta di quella figura che, in un specie di corrida incruenta, ovvero dove il toro non viene ammazzato, aspetta fino all’ultimo istante l’embestida, la carica, e poi la schiva con un movimento artistico e svelto. In pratica qui il toro non rischia la vita, il recortador si.

Quelli che invece non hanno scampo sono i suoi polli. Herrero infatti è anche un “pollero”, un allevatore di polli. Si dice che nella sua fattoria ne possieda circa 150 mila destinati alle cucine di un noto fast food. Però il suo personaggio non finisce qui. Fran ha anche una forte connotazione politica. Nel 2022, una tappa della Titan Almeria attraversava la base militare della Legione, ad Alvarez de Sotomayor. Herrero, in piena competizione, arrivato nella zona delle sfilate ha più volte fatto il saluto romano. Probabilmente, avesse avuto fiato, avrebbe cantato anche “El novio de la muerte”, il loro inno.  Oggi, invece, Herrero pensa soprattutto al figlio, Marco. A lui va l’emotiva dedica per la vittoria, con tanto di lacrime agli occhi e pelle d’oca sulla braccia. “Spero che un giorno capisca quello che ho fatto oggi – afferma Herrero – spero che sia orgoglioso di me”. 

Secondo posto, senza fare la volata, per un volto molto più conosciuto. Luis Leon Sanchez, 41 anni e 47 vittorie in carriera tra i pro su strada. Successi anche pesanti come quella al campionato europeo, le quattro tappe al Tour de France, la doppietta a San Sebastian e la Parigi-Nizza. Luisle corre con il numero 1 in quanto vincitore uscente ed è anche il grande favorito per il successo finale di questa edizione. Eppure oggi Sanchez è partito piano. Le favolose dune di Erg Chebbi, in perenne mutazione di colore, sembravano respingerlo. “In quei tratti in cui bisognava scendere dalla bici e spingere ero in grande difficoltà – spiega -. Non sono fatti per me. Vero che li ho affrontati anche lo scorso anno, ma nelle ultime tappe. Stavolta quel mare di sabbia ce lo siamo trovati davanti subito, poco dopo il via. Ero arrivato ad avere anche nove minuti di distacco”. 

Nelle seconda parte del percorso, più pietrosa, Sanchez ha potuto sprigionare tutta la sua potenza. “Volevo avvantaggiarmi sulla sabbia – afferma Herrero – perché sapevo che poi lui e Amador (oggi 3°) sarebbero arrivati a prendermi. Sanchez sembrava andasse in moto tanto andava forte”. E alla domanda se ci vuole più coraggio ad affrontare un toro in un’arena o una Titan Desert, il vincitore non ha dubbio: “Ci vuole più coraggio ad affrontare e resistere a Sanchez. Per me è incredibile correre con lui, Amador o Matè. Fino a pochi anni fa li vedevo solo in tv, al Tour. Ma essere qui al loro fianco, a competere per la vittoria con loro, è anche un grande orgoglio”. Herrero è onesto sul momento decisivo: “Non c’è stata volata perché Luisle appena mi ha raggiunto mi ha detto che non l’avrebbe fatta. Però io sento lo stesso mia al cento per cento questa vittoria”. 

Tra le donne, invece, vittoria di tappa per la spagnola Pili Fernandez, grande favorita della vigilia. 

La giornata era cominciata in modo abbastanza strano. Qualche spruzzo di pioggia, e ultimamente non deve essere così raro visto la quantità di arbusti verdi. Poi, chissà se per la il forte vento di ieri che ha caricato l’aria di elettricità, o per la tensione dell’imminente gara, tre biker sono finiti a terra prima del via. Da soli, apparentemente senza motivo. Poi, cento metri dopo il via, alla prima curva ancora su asfalto, il primo problema tecnico per un ciclista. Alle gomme naturalmente. Trovare la pressione di gonfiaggio corretta è l’incubo di ogni partecipante. Dicono sia la cosa più difficile, complicata, misteriosa. E in effetti lungo il percorso sono stati in tantissimi a fermarsi per regolarla: c’è chi gonfia, chi sgonfia, chi non sa cosa fare, chi chiede aiuto. 

Corsa che non è neppure facile da seguire. Non c’è radiocorsa, niente tv. Anche qui è un po’ un ritorno alle origini. La fortuna, e pare sia fondamentale, è stata quella di avere un posto sulla ambitissima “pelu”, la “peluqueria”. Il fuoristrada “Press 1” è infatti simpaticamente chiamato “parrucchiere” perché è anche un luogo dove si ride e si spettegola, non solo su chi è qui. Posto condiviso con tre colleghi veterani della corsa: Alvaro Vilches, ufficio stampa; Carlos de Torres, dell’agenzia Efe; Domingo Garcia del quotidiano La Razon. Alla guida un drago del deserto, Fabian Santana, che conosce così bene l’ambiente che potrebbe fare l’appello chiamando ogni pietra per nome. Si muove nel nulla come fosse in città con Google Map. Ma la sensazione di essere in una lavatrice resta. Il sistema vestibolare è messo a dura prova, la schiena e i reni pure. I panorami, però, fanno commuovere. 

Domani, intanto, si lascerà Merzouga per andare a Ait Ben Said: è la frazione più lunga, 120 Km e quasi 700 metri di dislivello. Conteranno molto, e forse saranno decisive, anche le doti di navigazione. E, a complicare le cose, il fatto che i ciclisti avranno passato una notte in tenda, sotto la pioggia.

Skoda Titan Desert, come la Parigi-Dakar però a pedali. Al via 500 biker

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