La sostenibilità ambientale è un percorso che implica programmazione e responsabilità. Se non gestiamo adeguatamente la transizione green e la decarbonizzazione, privilegiando un percorso che sia sostenibile non solo ambientalmente ma anche sotto sotto il profilo economico e sociale, rischiamo di mettere a rischio un milione di posti di lavoro tra i settori che producono energia e le industrie energivore. Bene dice il neo Presidente di Confindustria energetica Guido Brusco, quando ribadisce che per una transizione energetica come “opportunità di crescita per il Paese serve un approccio non ideologico in cui non ci siano preclusioni per alcun tipo di tecnologia”. Uno sforzo consistente, rispetto al quale serve una regia chiara che il governo – ha spiegato il Ministro Pichetto Frati – sta cercando di delineare nel nuovo Piano Nazionale integrato Energia e Clima (PNIEC), oggetto delle ultime limature prima del suo invio a Bruxelles: “L’approccio che abbiamo scelto nell’elaborazione del documento è un approccio pragmatico che, pur mantenendo saldi gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dall’Europa, disegna un percorso più ancorato alla realtà”.
Insomma, manca un approccio non ideologico che sia in grado di valutare tutte le tecnologie disponibili in modo neutro, va bene promuovere l’elettrico, ma non considerarlo la soluzione di tutti i mali, soprattutto se vi sono anche altre tecnologie – dai biocarburanti all’Idrogeno blu, ai processi di valorizzazione di rifiuti e scarti o alla cattura e sequestro del carbonio – che sono complementari all’elettrico e, per certe applicazioni, meno costosi. È importante considerare che per lo sviluppo delle energie alternative è fondamentale una vera semplificazione burocratica per l’installazione di impianti di produzione di energia rinnovabile, invertire il processo di deindustrializzazione che l’Europa ha avviato ormai da qualche anno, riportando “a casa” tutta una serie di produzioni alle quali in modo poco lungimirante abbiamo scelto di rinunciare (l’esempio è la dipendenza dal gas Russo), e anche incentivi a supporto della ricerca e sviluppo.
Bisogna uscire da atteggiamenti ideologici sbagliati alla radice che impongono tecnologie e fonti da usare o da escludere e rafforzare un nuovo Europeismo, contro l’ambientalismo ideologico, capace di tutelare sì gli interessi ambientali ma anche quelli economici e sociali, rappresentando un pezzo di paese trasversale e produttivo lontano dall’agenda sovranista. In fondo, siamo davanti a un cambiamento epocale di paradigma, e queste saranno le sfide che ci attendono. Contro gli slogan massimalisti di una sinistra sempre più lontana dalla realtà.
Luca Vergani, coordinatore provinciale Italia Liberale Popolare
