La comunità di Turbigo piange Emanuel: «Un unico dolore. Insieme contro l’odio»

TURBIGO – «Oggi siamo qui per essere vicini a Emanuel, siamo qui per abbracciare la famiglia Rroku e tutta la comunità albanese così folta a Turbigo. Ma Emanuel era amico e compagno anche di tantissimi giovani italiani. Cacciamo l’odio che deriva dalle differenze». Il parroco di Turbigo don Carlo Rossini ha parlato, questa sera, davanti a una chiesa traboccante di gente. Per quel momento di preghiera tutti hanno percorso la salita che porta alla chiesa, con il sindaco Fabrizio Allevi in fascia tricolore, e i ragazzi si contavano a decine.

Il dolore di una comunità

E davvero don Carlo, questa sera, ha avuto modo di rivolgersi ad un’unica comunità, una comunità vicina: «Non è la festa (patronale celebrata in forma ridotta in segno di rispetto, ndr) di qualcuno contro il dolore di qualcun altro. Questo è il dolore di tutti; un dolore che ci unisce tutti». E unisce un paese in lutto, Turbigo, dopo l’omicidio del giovanissimo Emanuel Rroku, 23 anni, origini albanesi e turbighese da sempre, ucciso da un 30enne alle 23.30 di venerdì 16 settembre sulla via Allea, pieno centro, per aver cercato di difendere una donna aggredita dal marito. Ed è un lutto sincero, non di circostanza.

In piedi davanti a un terromoto

Lo testimoniano i fiori e i ceri, a decine, lasciati da tanti sul luogo della mattanza che ha visto il giovane cadere sotto due colpi calibro 6,35 sparati da una pistola illegalmente detenuta. Lo stesso parroco ha espresso ammirazione per la grande presenza e la compostezza di tanti giovani in un momento così drammatico. Presenza e compostezza che testimoniano un affetto vero nei confronti di Emanuel e della sua famiglia. E sempre don Carlo ha chiesto «la forza di farci restare in piedi davanti a questo terremoto».

Il bene dall’odio

Il Rosario di questa sera è stato un Rosario speciale. Voluto solo per Emanuel. «Un viaggio nel dolore di Maria – così lo ha definito il parroco – Anche lei davanti al figlio morente sulla croce si sarà chiesta, come noi oggi, perché lui?». L’invito, fortissimo, è che da una morte figlia dell’odio si riesca a generare del bene per la comunità.

Il sangue degli innocenti

Don Carlo ha invitato tutti a pregare per gli innocenti: «Siamo qui per Emanuel, ma tanti muoiono a causa della violenza generata dall’odio. Una violenza che non ha altro fine se non quello di affermare se stessa». E ancora a pregare per la povertà educativa: «Se queste cose accadono è perché la società ha fallito: non è riuscita a trasmettere il bene». Ancora più difficile l’invito a pregare per il ravvedimento e la conversione dei violenti: «Chi ha premuto il grilletto ha un nome e un cognome e delle precise responsabilità. Ma noi non dobbiamo cedere all’odio: preghiamo perché queste persone possano cambiare. E questo non significa certo ridurne le responsabilità». Infine una preghiera per il futuro di Turbigo, «si va avanti, ma come si deve andare avanti? Uniti. Nella volontà di allontanare odio e violenza. Insieme».

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