Banksy trionfa a Varese Archeofilm, la street art conquista pubblico e critica

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VARESE – A Varese Archeofilm ancora una volta critica e pubblico uniti hanno decretato un unico vincitore del Festival: ieri, sabato 7 settembre, a conquistare entrambi sono stati il misterioso street artist Banksy e la ragazza triste che ha raffigurato sulla porta del Bataclan di Parigi, trafugata e poi recuperata in Abruzzo dopo mesi di indagini.

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“Tutte le caratteristiche del thriller”

Al documentario di Edoardo Anselmi, che non era presente in Sala Montanari, è andato il premio “Angelo e Alfredo Castiglioni”, consegnato simbolicamente nelle mani di Giulio Rossini, fondatore di Filmstudio 90, e componente della giuria tecnica formata da Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55, Maurizio Fantoni Minnella, fotografo e filmmaker, Diego Pisati, giornalista de “La Prealpina” e Marco Castiglioni, direttore dell’omonimo museo. È stata invece Barbara Cermesoni, curatrice dei Musei Civici, a ricevere simbolicamente il premio “Città di Varese”.
La produzione italofrancese “Banksy e la ragazza del Bataclan” si è dunque imposta su “L’incantevole Lucrezia Borgia”, docupop firmato da Marco Melluso e Diego Schiavo, e “Franco Mezzena – L’archeologia raccontata con il sorriso” di Nicola Castangia e Andrea Fenu, rispettivamente al secondo e terzo posto. La vittoria del filmato dedicato al più grande street artist del mondo, dal valore milionario, è arrivata perché, “avvincente e poliziesco, potrebbe uscire tranquillamente nelle sale: presenta tutte le caratteristiche del thriller”.

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Ascesa al Cervino

Dopo le premiazioni Castiglioni ha intervistato, in occasione delle proiezioni fuori concorso “Cervino – La montagna del mondo” e “Peaks of energy” sulla spedizione valdostana che nel 2022 tentò la scalata senza ossigeno a Nanga Parbat, Broad Peak e K2, Nicolò Bongiorno, regista del primo, e Luigi Pizzimenti, giornalista e curatore della mostra “K2, un’impresa italiana – 1954-2024”.
Come ha spiegato il vincitore di Varese Archeofilm 2021 con “Songs of the Water Spirits”, il documentario che ha seguito la sua ascesa insieme a Marco Barmasse «è nato in occasione del centocinquantesimo anniversario della conquista del Cervino, cima che è legata al Risorgimento e alla bandiera, è un simbolo della nostra identità. Mio papà, Mike, era poi un appassionato di esplorazioni; il 16 settembre si aprirà a Milano, a Palazzo Reale, una mostra a lui dedicata per i cento anni dalla nascita. È stato lui a inaugurare la prima trasmissione Rai e più avanti, negli anni Ottanta, le prime tv commerciali. Quanto ai prossimi progetti, sono tornato a filmare sul Cervino perché stanno rifacendo la Capanna Carrel; ne ho un altro in corso in Africa, proprio sulle orme di Angelo e Alfredo Castiglioni, che mi ha portato in Eritrea».

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Il gene della scoperta

C’è un’altra montagna simbolo dell’Italia nel mondo: «Volevo raccontare il mio K2 – così Pizzimenti – la fatica che si fa. Garantisco che là è tutto così difficile, la quota incide. Era doveroso ricordare quegli uomini che fecero l’impresa, e senza polemiche. Raccontarla non solo in modo scientifico, ma anche romantico: nel 1954 la guerra era finita da meno di una decina d’anni, l’Italia era ancora distrutta e le aziende non erano in grado di produrre i materiali necessari». Per Castiglioni, esserci riusciti, «è un vanto un orgoglio nazionale, che non può essere dimenticato». Come ha osservato il curatore della mostra, «abbiamo dentro il gene della scoperta, del viaggio, di Ulisse; di andare oltre la siepe sulla collina. L’uomo si misura con questo elemento, la montagna che ti plasma: un cammino epico che ti trasforma».

A Varese Archeofilm la vera Lucrezia Borgia del “docupop” di Melluso e Schiavo

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