Varese, Aspem Reti: il processo è politico? Calemme ribatte colpo su colpo

Nella foto Ciro Calemme oggi al banco dei testimoni in tribunale a Varese

VARESE – Un processo politico? O meglio un processo generato dalla politica quello che vede Ciro Calemme, ex amministratore di Aspem Reti, esponente di primo piano di Forza Italia in provincia di Varese, quando dominava Nino Caianiello, sotto accusa per il caso “Schiranna”. L’indagine partì dopo la segnalazione presentata in procura a Varese dall’allora (e anche attuale) sindaco di Varese Davide Galimberti. Secondo l’accusa  alcuni lavori di manutenzione furono spacchettati ed eseguiti sempre dalla stessa ditta per evitare gare d’appalto così “turbate”, secondo l’accusa, per un tornaconto personale degli imputati.

Global service perché no?

E oggi, giovedì 23 maggio, ha testimoniato Calemme, principale imputato, ex amministratore unico di Aspem Reti. Che ha ribattuto colpo su colpo: gli appaltanti li conobbe tutti alla firma del contratto. Il presunto “spacchettamento” fu dovuto all’emergenza: le magagne al Lido, risalente agli Anni ’40 e trovato in condizioni fatiscenti, emersero poco a poco. Un global service sarebbe stato impossibile. «Un global service? Sarebbe stato impossibile, perché impossibili da prevedere erano le problematiche – ha detto Calemme – Ci avrebbe fatto risparmiare il 20%? E chi lo dice? Il mio successore? E allora perché – e qui Calemme ha impostato il tono in modalità ferma – il successore in questione non ha scelto un global service a sua volta?».

Questione di tempo

E ancora sulla scelta sempre della stessa ditta con affidamenti sotto soglia (di bando) Calemme spiega che la società in questione già conosceva il sito, l’assegnazione ha fatto risparmiare tempo perché la stagione natatoria e i Mondiali di canottaggio, che all’epoca si svolsero proprio alla Schiranna, non potevano attendere.

Quali stecche?

E’ il pubblico ministero Lorenzo Dalla Palma a introdurre il tema delle “stecche” citando un’intercettazione (che non compare nel capo di imputazione) tra Christian Campiotti, ex presidente della Fondazione Molina, e Alfonso Minonzio, successore di Calemme. «Stecche io non ne ho mai prese – ha detto Calemme – Valuterò con i miei avvocati la questione. E del resto a chi appartiene politicamente Airoldi è un fatto noto in tutta Varese. Il titolare della ditta versò 11mila euro a Forza Italia e 3.100 euro ad Agorà? E allora? Io non sapevo nulla, certo non ho chiesto nulla. Chiedetelo al diretto interessato».

Il sindaco consulente

E anche quando l’avvocato di parte civile Marco Lacchin, che rappresenta il Comune chiede il perché di un versamento ad Agorà da parte della ditta appaltatrice a 4 giorni dal pagamento di 24mila euro da parte di Aspem Reti, sotto intendendo una retrocessione, Calemme risponde: «Non posso sapere il perchè. Io non ho chiesto nulla. Ogni versamento a Forza Italia o ad Agorà è stato fatto in chiaro. Tutto fatturato. E del resto quando ricevo il mio stipendio decido come meglio spenderlo senza dover rendere conto a nessuno. Aggiungo – ha detto Calemme – che se invece di correre in procura mi avessero chiesto spiegazioni le avrei fornite come sto facendo oggi e probabilmente non staremmo celebrando questo processo. Aggiungo che la bontà delle operazioni dell’epoca furono certificate da un ottimo avvocato, l’avvocato Davide Galimberti, attuale sindaco di Varese al quale mi rivolsi come consulente».

I processi e gli scontri politici

Il processo va avanti. Un processo che pare un contrappasso per un altro procedimento con presunta matrice politica, quello relativo alla Fondazione Molina, che ha visto tutti assolti anche in Appello e che tra gli imputati vedeva proprio quel Campiotti citato dal Pm nelle intercettazioni. Non si tratta di destra o sinistra, o meglio non si tratta di centrodestra contro centrosinistra, si tratta di personalismi appartenenti a uomini di potere che in provincia si sono scontrati. E si sono fatti male nei tribunali. Lo scontro acceso s’è spento con gli anni a passare. E adesso, a distanza di tempo, iniziano ad arrivare sul finire del primo grado. Quando i giochi sono stati fatti da tempo e la battaglia s’è spenta sotto la coperta di altri accordi. Politici.

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