La Cgil Varese: «Emergenza Covid, anziani e disabili dimenticati. Intervenite subito»

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VARESE – Una lettera aperta, dura, quella indirizzata dalla segretaria generale del Fd Cgil Varese Gianna Moretto all’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera e al direttore generale di Ats Insubria Lucas Maria Gutierrez. Il tema è quello che emerge dolorosamente giorno dopo giorno in relazione alla gestione dell’emergenza sanitaria nelle Rsa, nel comunità e nei centri per disabili. Decine di morti: basti guardare al drammatico bilancio registrato a La Provvidenza di Busto che oggi, mercoledì 8 aprile, registra dieci decessi e 50 ospiti in isolamento.

In provincia di Varese colpevole ritardo

«Spesso nell’ultimo mese avete ricevuto nostre comunicazioni, scritte e telefoniche: preoccupazioni, moniti e diffide che finora avete scelto di ignorare o minimizzare – si legge nella lettera indirizzata anche a Dario Caputo, neo nominato Prefetto di Varese e al sindaco di Cocquio Danilo Centrella – Abbiamo quindi deciso di scrivervi nuovamente, decidendo però al contempo di rendere pubblica questa lettera», si legge nel documento della Fp Cgil.  «Una lettera che vuol essere una richiesta d’aiuto ed una denuncia allo stesso tempo. Finora in Provincia di Varese Vi siete mossi in colpevole ritardo, e senza alcuna strategia apparente, per tutto ciò che ha interessato il comparto sociosanitario ed assistenziale nella prevenzione e nella gestione dell’emergenza».

Nessuna prevenzione per anziani e disabili

«Sin dall’ordinanza, avversata dalle Parti Sociali ma non solo, che prevedeva il ricovero di pazienti Covid
positivi nelle Rsa, siete stati sordi ad ogni richiesta e supplica che proveniva dalle strutture del territorio: Rsa, residenze sanitarie per disabili, comunità socio sanitarie,comunità terapeutiche per la salute mentale. Non è stato messo in campo nulla sulla prevenzione, e persino i centri diurni per disabili sono stati chiusi in ritardo rispetto alle regioni limitrofe», continua la lettera. «Non sono stati fatti tamponi se non, come nella struttura di Sacra Famiglia a Cocquio Trevisago, in colpevole ritardo e solo quando l’emergenza si era fatta mediatica e la pressione arrivava contemporaneamente da tutte le parti interessate, anche da parte delle istituzioni sul territorio».

A Cocquio 65 positivi. E un decesso

«La stessa identica formula si è ripetuta in tutta la provincia di Varese, con i casi della Rsa I Pini di Besano e altre ancora. Nella struttura di Cocquio il tampone, eseguito sugli ospiti solo da pochi giorni, già rende l’idea del dramma sociale che stiamo vivendo: 65 esiti positivi su 178 eseguiti. Sessantacinque ragazzi estremamente fragili che hanno contratto un virus che si infila in queste sacche con una facilità disarmante, annichilente», si legge ancora. «Abbiamo già dovuto salutarne uno. Da lontano, senza abbracciarlo, come fosse un estraneo. Ed ora aspettiamo l’esito dei tamponi sulle lavoratrici ed i lavoratori. Persone splendide che lavorano 12 ore al giorno senza sosta per garantire assistenza a questi ragazzi. Assurdo, se si pensa che questo produce un abbassamento delle difese immunitarie e pertanto potrebbe renderli più vulnerabili al virus».

Se gli operatori si ammaleranno, manderete l’Esercito?

«Per loro abbiamo chiesto ripetutamente a Voi e alla altre autorità competenti tamponi preventivi e dispositivi di protezione individuale. Abbiamo chiesto che fossero requisiti alloggi, per evitare loro di divenire inavvertitamente veicoli del contagio . Nulla di tutto ciò è avvenuto. Solo il Sindaco ha mostrato un interesse concreto e costante, promuovendo anche la raccolta di materiale e finanziando lo screening sierologico», prosegue il lungo J’accuse. «Per loro e per tutte le strutture come loro, noi Fp Cgil abbiamo inviato segnalazioni, comunicazioni, richieste, diffide, arrivando a coinvolgere il Prefetto di Varese. Nessuna risposta. Ci restano però le domande: quanto ancora devono dare questi lavoratori, che hanno vissuto ogni abbraccio coi propri cari con paura o hanno dovuto rinunciare ad ogni contatto, che hanno lavorato e stanno lavorando ad un ritmo insostenibile ed inumano eppure mantengono intatta la loro umanità, prima che giriate la testa e li guardiate negli occhi? Se l’esito dei tamponi sugli operatori fosse anche solo lontanamente simile a quello sugli ospiti, chi lavorerà? Chi imboccherà, laverà, accudirà, vestirà i nostri ragazzi? Chi lo farà coi nostri anziani nelle Rsa del territorio? L’Ats? La Regione? La Protezione civile? La Croce Rossa? L’Esercito? Chi interverrà?».

Non potete più voltare lo sguardo

«Non potete più voltare lo sguardo, non potete più lasciare che tutto vada avanti senza intervenire. Vi ricordiamo che mancano: personale, materiale e alloggi, per evitare un ulteriore diffusione del virus.In economia di guerra non si fa differenza tra ciò che è pubblico e ciò che è privato, il costo sociale da pagare sarebbe troppo elevato, in termini di umanità innanzitutto. Vi preghiamo di estendere il quadro che vi abbiamo presentato, insieme alle soluzioni che metterete in campo, all’intero territorio varesino e al centinaio di strutture (Rsa, Rsd, Css, Comunità Terapeutiche) che esso ospita, prima che sia tardi.Concretamente. Immediatamente», conclude la lettera.

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