VENEGONO INFERIORE – «Il filo conduttore di tutto è la ricerca del virtuosismo: anche le mie miniature sono “progressive”». Ha scelto un termine di paragone musicale Alessandro Gobbi, artista di Venegono Inferiore, per parlare delle tecniche di pittura con cui ha fatto incetta di riconoscimenti a Belgioioso Mini Art, festival dedicato al mondo del modellismo, e in particolare ai suoi aspetti visuali, che quest’anno si è tenuto a fine settembre nell’omonimo castello in provincia di Pavia. «Le canzoni “prog” – ha spiegato il vincitore del premio Best of Game Art, nonché di quello speciale di Scale Model Challenge e dell’oro per il “Miglior mostro” – sono dilatate nei tempi. Si tratta di pezzi che vanno ascoltati più e più volte per apprezzarli, e che spingono al limite la tecnica degli strumenti. Ma hanno anche melodie sublimi, eccezionali: per me la musica deve essere così».

L’incontro con le miniature di Warhammer
«Da sempre ho avuto il dono di disegnare bene – ha raccontato Gobbi, cinquantaquattro anni il prossimo gennaio – e ho imparato a dipingere da autodidatta portando avanti in parallelo l’interesse per il modellismo di aerei, navi, elicotteri e carri armati». Nel 2008 arrivò la svolta, quando «Pietro Imperiali, il fratello di mia moglie, mi mostrò alcune miniature della Games Workshop, che per me sono bellissime. Si trattava degli Orki dell’ambientazione futuristica di Warhammer 40000: ne dipinsi uno con i colori Humbrol – riuscì abbastanza bene – che poi gli regalai. Da lì iniziai a comprare gli appositi set di vernici e la rivista specializzata White Dwarf, cercando di migliorare le tecniche e studiando in particolare quelle più vicine a come dipingevo; ispirandomi anche a quadri che avevo visto, a volte è sufficiente anche una foto come punto di riferimento. Via via vidi che ottenevo dei buoni risultati e questo mi stimolò ulteriormente, spingendomi poi a iscrivermi ai concorsi».

I premi conquistati a Belgioioso
«Tra il 2010 e il 2012 ho partecipato ad alcune edizioni europee del Golden Demon, storica competizione che, essendo vincolata all’universo di Warhammer, richiede di seguire un regolamento particolare: è necessario aderire al suo specifico immaginario visivo, per cui non ci possono essere errori. Ho poi continuato a migliorare, andando vicino alla vittoria in quello che si è tenuto nel 2018 in Germania: ho conquistato un oro con la regina Morathi e un argento con un Knight Questor.

A Verbania ho poi ricevuto il “Best of fantasy standard” e quest’anno al Castello di Belgioioso, il “Best of game art”, premio che ricorda le regole del Golden Demon ed è principalmente imperniato sulle miniature da gioco: la mia era il re vampiro Ushoran – quindi con un background visivo legato allo scenario Age of Sigmar – che è arrivato anche primo come migliore “mostro” e ha ricevuto il premio speciale da parte di Smc. Le altre due categorie presenti erano l’“Open art”, che si concentra su un display dell’artista – viene cioè valutato per più pezzi realizzati – e il “Best art”, che vede un unico vincitore assoluto: entrambe comprendono anche modelli “ordnance”, cioè di veicoli e personaggi storici».

Tecniche, colori e un elemento fondamentale
«Mi piace lavorare sulle sfumature, caratterizzando i miei pezzi con texture ed effetti, come nel caso degli Nmm (“non metallic metals”, riflessi metallici simulati con l’uso dei colori, che si differenziano dai Tmm, “true metallic metals”, le vernici vere e proprie per questo scopo). Cerco di non renderli banali e mi piace godermi la pittura riproducendo ad esempio i graffi su un’armatura, le scrostature sulle superfici dei veicoli o ancora illusioni ottiche di trasparenze e Osl (“object source lighting”, imitazione iperrealistica di un’illuminazione).

Gobbi, che per Lifecolor ha creato l’acciaio e l’oro, ha pubblicato per questa compagnia due cofanetti di colori da lui selezionati, «ma utilizzo anche prodotti Vallejo, Molotow, Liquitex, Citadel, Scale75 Artist e Ak Interactive, senza dimenticare il rosso, molto acceso, degli acrilici Kimera Kolors». E la realizzazione di una miniatura è accompagnata da un elemento imprescindibile: «Musica metal e rock, che amo da sempre. Ho iniziato con il glam e i Guns N’ Roses, passando poi al “black album” dei Metallica e da lì al thrash, con Testament e Slayer. Ma non mi attraeva solo l’ultravelocità, la mia passione era per i virtuosismi: quindi guitar heroes come Ingwie Malmsteen, di cui ho tutti i dischi, o Ritchie Blackmore».

La colonna sonora dell’evoluzione di un pezzo
Poi l’hard rock degli anni Settanta, con la sua triade formata da Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath, ha fatto da introduzione alle note del progressive, fino alla scoperta dell’album “Images and words”: «Ora ho tatuato sul braccio il nome Dream Theater. È un genere molto tecnico, che si appoggia a tanti passaggi sinfonici. Allo stesso modo non me la sento di rendere una miniatura ordinaria, voglio invece spingerle all’estremo rendendole anche belle, come succede con melodie e virtuosismi.

Infatti nella musica scelta per accompagnare i wip (work in progress, gli aggiornamenti su come procede la pittura di un pezzo) che pubblico sui social c’è sempre un po’ di attinenza con il modello scelto, o la struttura del suo volto. Del resto i brani metal si prestano: ogni volta è quasi come creare una colonna sonora. Mi piacciono anche altri tipi di modellismo: sci-fi – con, ad esempio, il Millenium Falcon – e soprattutto navale, che ora praticherò per qualche tempo per divertirmi». Tutto, prendendo sia da una parte che dall’altra, può essere utile per migliorare: «Quando in ambito fantasy vado a invecchiare qualcosa, o a realizzare velature, mi servo anche delle tecniche che ho usato nell’altro modo. Questo consente di far crescere la miniatura a cui sto lavorando e farla uscire molto più bella».

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