BUSTO ARSIZIO – Il Conventino e i suoi “fratelli”. L’incendio di vicolo Clerici svela la realtà di abbandono e di presenze abusive che caratterizza il “cuore” storico del quartiere San Michele, che si sviluppa lungo la via Matteotti, in quella che in passato più volte era stata vagheggiata come “la piccola Brera” della città, da far rinascere. Ma tutti i propositi sono fermi al palo ormai da trenta-quarant’anni.
Il degrado nascosto

Occhio non vede, cuore non duole. In vicolo Clerici, fino a qualche tempo fa, c’era una transenna che impediva il passaggio oltre la fine della zona ancora abitata. Transenna che, insieme alla fitta vegetazione cresciuta nel frattempo su quella che era la strada d’accesso alle proprietà in fondo al vicolo, nascondeva agli sguardi più curiosi tutto quanto avveniva oltre quella soglia. Ora la transenna è a terra, e tra la “giungla” si intravede una specie di sentiero che porta agli ultimi due edifici abbandonati, uno dei quali è stato interessato dall’incendio di questa notte, tra il 6 e il 7 settembre.
I resti dell’incendio

Il portone annerito e i resti per terra sono quel che resta delle fiamme domate dai Vigili del Fuoco. C’è una tavola di legno Osb che copre l’ingresso dello stabile, con la scritta “Pericolo crollo” che invita a non entrare. All’esterno dell’edificio di fronte ampi segni di presenze abusive: rifiuti, bottiglie vuote, un paio di biciclette ormai inutilizzabili, stracci. I portoni di ingresso degli ultimi tre cascinali di vicolo Clerici tutti aperti, con i lucchetti scardinati. Oltre gli edifici fatiscenti, c’è il parcheggio di via San Michele, destinato a diventare smart parking nel progetto del Distretto Urbano del Commercio che si è candidato per il nuovo bando regionale.
Quale futuro?

Per dare un futuro al “cuore” degradato del quartiere San Michele non resta che attendere il nuovo Piano di Governo del Territorio, che sarà chiamato a dare risposte, e magari qualche incentivo, per la riqualificazione delle aree abbandonate. In passato furono i troppi vincoli del vecchio Piano regolatore ad “ingessare” ogni speranza di rinascita del cosiddetto “prosciuttone” che il grande architetto Richino Castiglioni ipotizzò di trasformare in modo iconico, realizzandovi al centro una sorta di “piazza del campo”.

L’esempio (?) del Conventino
Così come continua ad attendere – ma in questo caso esposto agli sguardi dei bustocchi – il Conventino di via Matteotti, altro stabile a rischio crollo che Soceba (lo stesso costruttore da cui “dipendono” le sorti di piazza Vittorio Emanuele) dovrà mettere in sicurezza entro il 2025 e che il Comune punta a completare, trasformandolo in un edificio dedicato all’housing sociale, con i fondi (15 milioni di euro) della rigenerazione urbana delle “incompiute” del centro, tra cui l’ex calzaturificio Borri.

