BUSTO ARSIZIO – Era il 13 dicembre 1944: esattamente ottant’anni fa, l’istituto “La Provvidenza” di Busto Arsizio ospita un “summit” dei capi della Resistenza cattolica delle brigate Val Toce e Altomilanese che si fondono e danno vita al Raggruppamento Divisione Patrioti, intitolato ad Alfredo Di Dio, capo partigiano ucciso due mesi prima in un agguato. Poco più di quattro mesi dopo, il 25 aprile 1945, Radio Busto Arsizio annuncerà la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e la fine della guerra.
Il libro
Vicende narrate nel libro “Il mio comandante Alfredo Di Dio“, scritto a quattro mani da Margherita Zucchi e Grazia Vona – le curatrici del Museo della Resistenza di Ornavasso – su iniziativa della Federazione Italiana Volontari della Libertà, e presentato ieri 13 dicembre, proprio alla “Provvidenza”. Un volume costato circa quattro anni di lavoro in quattro – rivelano le autrici – se consideriamo la collaborazione dello storico militare Pierantonio Ragozza (mancato prematuramente), terminata da Carlo Fedeli. A quello storico incontro, già ricordato nell’Istituto di via San Giovanni Bosco da una lapide commemorativa (dove è stata posata una coccarda tricolore), erano attorno ad un tavolo il partigiano cattolico inverunese Giovanni Marcora (che più di trent’anni dopo diventerà ministro), i sacerdoti don Federico Mercalli e don Giuseppe Ravazzani e i capitani Eugenio Cefis, futuro presidente della Montedison, e Adolfo Marvelli. “Assente giustificato” Luciano Vignati, il sinaghino che al tempo era detenuto e fu sostituito da “Giorgio” Migliari.
La ricostruzione storica
Oggi la sezione Alfredo Di Dio della FIVL, presieduta a Busto Arsizio da Marco Torretta, continua ad impegnarsi per rivendicare il ruolo giocato dalla Resistenza cattolica, «che non aveva altre finalità politiche se non la liberazione», negli anni della lotta al nazifascismo. E in questo senso è essenziale rievocare la figura del comandante Alfredo Di Dio: «Era nato a Palermo – ricorda Margherita Zucchi – ebbe una vita molto breve ma talmente piena in un periodo talmente complesso che ha affrontato diversi temi della storia nazionale ed europea». Una ricerca che non è ancora finita, visto che le autrici del libro annunciano di voler far luce sugli avvenimenti che portarono all’agguato nazifascista che costò la vita a Di Dio, con il sospetto che possa essersi trattato di un complotto.
L’importanza della memoria
Come già detto in occasione del centenario della stazione FS e dei 160 anni di elevazione di Busto Arsizio a Città, l’assessore alla cultura Manuela Maffioli fa notare quanto sia «importante mantenere vivo il ricordo degli anniversari celebrandoli: non siano solo operazioni di memoria ma di coscienza e riacquisizione di consapevolezza». Alla presentazione c’erano anche il presidente dell’Istituto La Provvidenza Romeo Mazzucchelli con il direttore Luca Trama e l’ospite più illustre della struttura di via San Giovanni Bosco, il Prevosto emerito monsignor Claudio Livetti.
Alla Casa del 900 di Busto la sede-museo della “Alfredo Di Dio”: «Un patrimonio»
