Il rosario di Fibonacci riporta a Busto l’arte di Giorgio (e Matteo) Piccaia

BUSTO ARSIZIO – L’artista Giorgio Piccaia torna “a casa”, nella Busto Arsizio a cui è legato per averci vissuto tra l’infanzia e la gioventù con il padre artista Matteo, per proporre una nuova tappa del suo Fibonacci Tour, nell’ambito della rassegna “Uno spazio per l’arte”. A Palazzo Cicogna è stata inaugurata ieri, 13 dicembre, la mostra “Natura est/Il rosario di Fibonacci” – curata da Melania Rocca e Carlotta Cernigliaro – che comprende 54 opere più un’installazione esterna di Giorgio Piccaia e quattro opere di Matteo Piccaia, artista scomparso nel 2021 dopo aver vissuto per mezzo secolo a Busto Arsizio.

I Piccaia a Busto

«Io Giorgio Piccaia lo considero bustocco – confessa l’assessore alla cultura Manuela Maffioli – da un po’ di anni stiamo cercando di avere le sue opere qui a “Uno spazio per l’arte” e finalmente è arrivato il momento». Così come è arrivato quello per portare a Palazzo Cicogna i quadri del padre Matteo Piccaia – ne sono esposti quattro, di cui un ritratto del figlio Giorgio risalente al 1965 – «un impegno preso quando gli abbiamo dato il saluto terreno – rivela Maffioli – un omaggio alla sua memoria». E ora Giorgio Piccaia rilancia: «Spero in una grande retrospettiva su mio padre, che ha vissuto sempre un po’ isolato, non cercava le comunicazioni».

La sequenza di Fibonacci

Da un’intuizione del matematico pisano Leonardo Pisano detto “Il Fibonacci” (vissuto a cavallo del 1200 e artefice dell’introduzione in Occidente dei numeri arabo-indiani), la celebre “sequenza di Fibonacci” è sorprendente nella sua semplicità. Ogni numero è la somma dei due precedenti: 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, e così via, e il numero irrazionale 1,618, detto “sezione aurea” o “phi”, tende ad apparire quando avanziamo nella sequenza ed il numero viene diviso per quello precedente. Un rapporto che è percepito dall’occhio umano come armonioso, ed è stato utilizzato da artisti, scultori, architetti, fin dall’antichità, come base per la creazione di capolavori.

La mostra

Ed è da qui che nel 2018 Giorgio Piccaia ha inaugurato un filone artistico e di ricerca legato alla natura e all’ordine dato dai numeri. «Nato quasi per scherzo», rivela l’artista, dall’incontro con un monaco appassionato di matematica del Monastero di Santa Caterina sul Sinai. «Uso i numeri come segno di riconoscimento verso la Natura e verso Dio» rivela Piccaia, che ha inaugurato il suo Fibonacci Tour a Chiasso, per poi portarlo, tra le altre, a Como ma soprattutto a Pisa, la città di Fibonacci in occasione dell’850esimo anniversario dalla nascita del matematico, e che si appresta ad arrivare anche a Venezia alla Biennale.

Il ritorno “a casa”

«Per Giorgio è un po’ un ritorno a casa, visto che suo padre ha vissuto qui a lungo» rivela Angela Cerutti, neo-conservatrice di Palazzo Cicogna, richiamando l’immagine natalizia del ritorno a casa. La mostra, che «non è mordi e fuggi ma aiuta a riflettere», sarà visitabile fino al 12 gennaio. E l’assessore alla cultura Manuela Maffioli aggiunge che «il rosario di Fibonacci è uno scorcio attraverso il quale leggere, anche in filigrana, il tema legato alla spiritualità, nel momento in cui ciascuno con la propria sensibilità si sta preparando al Natale».

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